Una Nomina arrivata con forte ritardo

Non so voi, ma io scrivo sull’agenda le cose importanti dei mesi a venire: gli impegni principali, i check medici, i compleanni di amici e parenti più stretti. Sarà il caso di regalare un’agenda all’attuale ministra del MUR (Ministero Università e Ricerca)? Come è possibile che la Sen. Bernini abbia fatto scadere la Presidentessa del CNR, già prorogata, e anche i membri del CdA, costringendo il maggior Ente di ricerca pubblica nazionale alla paralisi per vari mesi? Incuria, sbadataggine o un disegno preciso? Lo vedremo nei prossimi mesi, a iniziare dalle scelte che saranno fatte nella prossima finanziaria per il comparto e per il CNR in particolare.

Per ricordare l’entità del CNR sottolineiamo che è organizzato in novanta istituti, presenti in quasi tutte le regioni italiane e raggruppati in sette dipartimenti; è l’unico ente di ricerca interdisciplinare nazionale e si occupa di tutti gli ambiti umanistici e scientifici, tranne il settore dell’energia.

Molte ricerche realizzate da ricercatori CNR sono state apprezzate a livello mondiale da quelle antesignane sui cambiamenti climatici, effettuate presso la nostra stazione K2 nell’Himalaya e dalla missione CNR presente da 40 anni in Antartide, che effettua anche studi di sismologia e biodiversità. Importanti anche le ricerche sul mare e la fauna marina; quelle in campo sanitario, anche con l’utilizzo pionieristico di strumenti innovativi (per il tempo) come la PET; alcune di quelle sociologiche e storiche.

Finalmente, dopo aver nominato i componenti del nuovo CdA, la ministra, a metà luglio, ha nominato con decreto il Prof. Andrea Lenzi come nuovo presidente del CNR. La nomina è per soli due anni, poiché il nominato è già in quiescenza e ci sono state subito le prime critiche, ma in questo caso assolutamente infondate, infatti anche le sigle sindacali più importanti hanno salutato con favore unanime la nomina.

Il Presidente del CNR, Prof. Andrea Lenzi (Foto da Wikipedia)

Lenzi è un ricercatore e clinico di livello mondiale in andrologia ed endocrinologia ed è stato a lungo Direttore dell’Unità di Endocrinologia del Policlinico Umberto I e docente alla “Sapienza”; è anche, dal 2016, presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita ed è stato per un decennio, dal 2007, Presidente del CUN (Consiglio Universitario Nazionale), rieletto per ben tre volte dai colleghi di tutte le università.

L’impegno per lo sviluppo del CNR

Chi opera nel settore dell’alta formazione e ricerca e conosce Lenzi, apprezza la sua capacità di affrontare le problematiche sia con diplomazia, sia con determinazione. Pertanto ci possiamo legittimamente aspettare un suo contributo positivo per lo sviluppo futuro del CNR, come del resto ben si evince dalle sue dichiarazioni che dimostrano una buona conoscenza dell’Ente; sono state pubblicate da “Il Sole 24 Ore”, nell’articolo a firma di Eugenio Bruno del 31/7/2025

Fin dal primo CdA effettuato il 31 luglio il nuovo Presidente ha dichiarato di voler agire per “sburocratizzare le procedure” e “giocare di squadra perché torni l’orgoglio del CNR”. In effetti con queste frasi ha indicato tre aree strategiche per lo sviluppo dell’Ente, aree ben poco presiediate dalla precedente dirigenza.

Ormai per il sommarsi di comportamenti dilatori e per la distanza dell’amministrazione centrale dagli istituti, dove si conduce la ricerca, ogni azione da compiere richiede un tempo lunghissimo e sottostà a approcci barocchi. Per esempio le risorse dei progetti vinti da un istituto, in molti casi arrivano in amministrazione centrale e passano mesi perché siano assegnati all’istituto; ancora se un collega deve prendere un taxi per partire in missione, non lo può fare dal suo domicilio, ma si deve recare a Piazzale Moro o in istituto e partire da lì, perdendo tempo inutilmente. Ridurre la burocrazia, snellire le procedure, eliminare le duplicazioni sono gli obiettivi da porsi per aumentare la capacità di gestione, senza intralciare le attività di ricerca che sono il core business del CNR. In merito il Presidente ha dichiarato all’intervista a “La Stampa” del 4/8/2025: “Il CNR è composto da ben 351 strutture periferiche disseminate in tutta Italia (…) per funzionare ha bisogno di maggiori sinergie”.

Perché ci sia un gioco di squadra occorre che tutti gli attori interni: la dirigenza, l’amministrazione, i dipartimenti e gli istituti operino in maniera coordinata. Purtroppo molto spesso essi non parlano fra loro o hanno timing del tutto sfasati, per cui le priorità a volte vengono sacrificate per la calendarizzazione o la necessità di turnare le scelte. Per fare un esempio in alcuni Programmi europei la partecipazione è contingentata, una proposta che ho curato nel ’24 era risultata ammessa ma non finanziata, l’abbiamo migliorata e volevamo ripresentarla nel ’25, abbiamo riscontrato vari problemi con i decisori dell’Ente, ma alla fine, grazie a un po’ di diplomazia, li abbiamo convinto a permetterci di ripresentare la nostra proposta ed in effetti ora si è classificata prima a livello nazionale e dunque è stata finanziata in pieno.

Laboratori presso l’Area di Ricerca Roma 1 del CNR (foto mia)

Infine l’orgoglio di appartenere al CNR è davvero un patrimonio importante e strategico per l’ente. Il personale (al ’23) era di più di 8400 dipendenti -circa 5700 ricercatori e tecnologi; 1900 tecnici e 800 amministrativi-. Un numero consistente di boomer sta andando in pensione, infatti il Piano Triennale 2024-26 prevede almeno 500 nuove assunzioni, del resto ci sono circa 1300 assunti a tempo determinato (i cosiddetti “precari”) cui dare risposte concrete. La Legge di bilancio 2025 prevede 32 milioni di euro per la stabilizzazione dei precari nel triennio 2025/27.

Non sono importanti solo i numeri, ma anche la qualità. Purtroppo negli ultimi anni abbiamo assisto nell’Ente a nomine di dirigenti non sempre all’altezza del compito da ricoprire, semmai perché non si erano mai occupati di quella materia o, viceversa, alla mancata nomina del dirigente di unità o istituti.

Pertanto la nuova dirigenza del CNR dovrà non solo rilanciare l’apparato dell’Ente, ma anche motivare i dipendenti in modo che si ricostruisca un clima di fiducia reciproca sia sulla traiettoria personale in funzione di esperienze e meriti, sia sull’intenzione reciproca di vogare all’unisono per raggiungere rapidamente gli obiettivi comuni. Lenzi ha indicato a “La Stampa” un obiettivo di alto profilo: “trasformare il CNR da potenziale a reale motore di sviluppo del Paese”.

Per aver buone chance, a mio parere, occorre aumentare anche le attività di divulgazione dei progetti e risultati di ricerca dell’Ente verso il grande pubblico, per ottenere una giustificazione sociale che si può solo costruire sapendo come sono impegnate le risorse pubbliche e comprendendo la loro importanza in funzione dello sviluppo e del progresso del Paese e dell’interesse di cittadine e cittadini.

Altre priorità strategiche per il CNR

Altre due priorità giustamente indicate dal nuovo Presidente saranno nei prossimi anni molto importanti per il CNR. La prima è quella di riuscire a ottenere fondi sul mercato della ricerca che incrementino i fondi pubblici garantiti annualmente (attualmente circa 800 milioni di euro in gran parte destinati agli stipendi del personale). Da una parte occorrerà incentivare la partecipazione ai bandi nazionali, europei e internazionali, già si sono ottenuti buoni risultati da parte degli istituti negli anni scorsi, ora bisogna puntare con decisione a vincere di più nei Programmi Horizon e ERC.

Dall’altra promuovendo quelle che Lenzi ha definito “public-private partnership” in modo da favorire attività di ricerca applicativa con progetti condivisi con le imprese attive in settori innovativi.

Aula Congressi del CNR durante il festeggiamento per il centenario dell’Ente (foto mia)

Aggiungerei che l’Ente dovrebbe meglio dotarsi di strumenti che accompagnino i ricercatori in grado di proporre ricerche che producano uno o più brevetti. Ricordo che una ventina di anni fa erano considerate attività non consone per la ricerca pubblica. Per fortuna il tempo è cambiato, ora gli uffici dell’Ente sono in grado di accompagnare bene il processo di brevettazione, ma bisogna fare un salto di qualità, semmai grazie all’alleanza con acceleratori d’innovazione per valorizzare i risultati della ricerca sul mercato o con accordi con imprese o con la creazione di nuovi spin-off.

Poi bisogna monitorare con attenzione le numerose di iniziative finanziate dal PNRR cui il CNR partecipa. Chiaramente ciò ha portato risorse aggiuntive e l’assunzione di personale a tempo determinato, ma il Piano terminerà nel 2026 e non potrà essere replicato. Lenzi ha avviato in questi giorni di agosto quanto dichiarato nel citato articolo di “Il Sole 24 Ore”: “Ho iniziato a incontrare i responsabili dei centri o gruppi che hanno finanziamenti PNRR per invogliarli a cercare dei partner anche industriali o dei finanziatori e fare in modo che i gruppi istituiti possano continuare a sviluppare le ricerche usando come vetrina i risultati ottenuti”, “perché la ricerca si deve autofinanziare”.

Infine vorrei ricordare tre aspetti trasversali cruciali, a mio parere, per il rinnovo del sistema CNR: valorizzare meglio la professionalità del personale in funzione delle competenze e dei meriti; aumentare le attività per garantire la parità di opportunità e trattamento di genere e continuare a operare per le politiche per l’Etica e l’Integrità nella Ricerca, su cui il CNR è capofila nazionale e il 28 gennaio scorso ha lanciato la “Dichiarazione di Roma”.