Giustizia. Una parola importante che indica un complesso di attività che oggi una riforma costituzionale propone di riformare.
In piccola parte. Perché nei fatti si tende solo ad evidenziare la separazione delle carriere tra indagini e giudizio, separando coerentemente due CSM la cui partecipazione elettiva non sarà più perché i consiglieri saranno estratti a sorte.
In più chi giudicherà eventuali comportamenti censurabili dei magistrati, sia inquirenti che giudicanti, sarà tolta da una delle commissioni del citato Consiglio e affidata ad altra entità, composta da magistrati e laici estratti a sorte pure loro.
Fin qui una pessima sintesi scritta da un cittadino mediamente informato sui fatti.
Tutti saremo chiamati a votare o Sì, e quindi la riforma passerà cambiando la costituzione in alcune parti, oppure No, e tutto sarà come prima.
Come sempre le curve dei tifosi si scontrano, soprattutto nei referendum dove non serve il quorum.
Non mi sembra un effetto così negativo, anche perché sia una parte che l’altra tendono biologicamente ad alzare i toni, che non si attenueranno il 23 marzo pomeriggio, ma continueranno fino alle prossime elezioni politiche, gli uni per coprire le evidenti lacune dell’esecutivo, gli altri per celare le proprie diseguaglianze e la povertà di offerta.
Quindi il referendum di cui stiamo trattando, impropriamente chiamato sulla “giustizia”, è in realtà un referendum sul governo guidato dalla Signora Meloni.
Della giustizia in quanto tale non interessa a nessuno perché se veramente cerchi di metterci mano perdi voti. Tutto qui.
La situazione carceraria, la lentezza di una giustizia povera di risorse, gli effetti sociali che ne scaturiscono, fanno perdere consensi, di più a destra, ma pure a sinistra, ben affollata da giustizialista nostrani.
Vincerà il Sì, perché le ragioni del No sono meno convincenti, la riforma non cambierà niente di importante, ma servirà al centro destra a confermare la bontà della riforma sul premierato, e di più la nuova riforma elettorale.
I cittadini mediamente informati non sono la maggioranza e andranno a votare, mentre gli altri da tempo hanno perso ogni interesse, non votano, non leggono molto e i giornali ancora di meno.
Però si smanetta sempre di più con il telefono, detto anche smartphone, e si cade vittima di opinioni pericolose perché assolutamente destituite di verità.
Ma forse mi sbaglio.


