Autore: Giampiero Gramaglia

Parte zoppa la stagione dei Vertici dell’Occidente, mentre il Medio Oriente s’infiamma per l’attacco di Israele all’Iran: parte zoppa perché il presidente Usa Donald Trump lascia il G7 in Canada a metà lavori, confermando la sua idiosincrasia per le assisi multilaterali; e perché tutti gli europei gli fanno da zerbino, non mettendo in dubbio le motivazioni di Israele contro l’Iran (e, anzi, avvalorandole: il cancelliere tedesco Friedrich Merz dice che Israele “sta facendo il lavoro sporco per tutti noi”). Tutti si sono già dimenticati l’invasione dell’Iraq nel 2003 decisa perché Baghdad non doveva avere armi di distruzione di massa e…

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È un momento difficile, per la democrazia nell’Unione europea. In realtà, è un momento difficile per la democrazia nell’Universo Mondo. Il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump ha ridato vigore a ogni latitudine a ‘uomini forti’, regimi illiberali, ‘democrature’: ai campioni consolidati di questa ‘fauna’, Vladimir Putin in Russia, Mohammed bin Salman in Arabia saudita e Viktor Orban in Ungheria, senza trascurare il mix tra corruzione e ultra-ortodossia di Benjamin Netanyahu, solo per citarne alcuni, altri rischiano di aggiungersi a ogni voto. Nell’Unione europea, in questo clima, le elezioni, invece di esaltare la democrazia, possono nuocerle, promuovendo, dalla Germania alla…

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Novanta giorni, non è neppure chiaro a contare da quando: dal 2 aprile, il Liberation Day, il giorno della proclamazione dei dazi sciorinando tutta la tronfia e volgare retorica trumpiana; o dal 9 aprile, una settimana dopo, il giorno dell’annuncio della moratoria (per tutti, tranne che per la Cina). E non è neppure sicuro che siamo proprio novanta: il presidente Usa Donald Trump è imprevedibile nelle sue decisioni, intende lasciarsi guidare “dall’istinto”: potrebbero essere di meno e potrebbero essere di più; potrebbero esserci ‘tempi supplementari’ per certi Paesi, o gruppi di Paesi, e per altri no; e, ancora, potrebbero esserci…

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Donald Trump e Vladimir Putin fanno bene all’Europa, anzi all’integrazione dell’Europa: specie se presi insieme, l’uno tracotante, l’altro inquietante, entrambi minacciosi. E ciò anche se, o forse proprio perché, il loro colloquio sull’Ucraina martedì pomeriggio “tiene l’Europa all’oscuro”, come scrive Politico, fuori dai giochi. I due leader neo-imperialisti, aspirante autocrate l’uno, autocrate sperimentato l’altro, risvegliano nel Vecchio Continente orgogli d’autonomia e ambizioni di affrancamento dall’alleato divenuto traditore dei valori dell’Occidente. Non s’è mai parlato così tanto d’Europa, non s’è mai avvertita così tanto l’esigenza di una entità europea della difesa e nella sicurezza. E, forse, non siamo mai stati così…

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Ci siamo lasciati alle spalle tre anni di guerra in Ucraina, dopo l’invasione lanciata dalla Russia il 24 febbraio 2022, e oltre 500 giorni di conflitto nella Striscia di Gaza, innescato dagli attacchi terroristici di Hamas in territorio israeliano il 7 ottobre 2023. Centinaia di migliaia di vittime in Ucraina – mancano stime attendibili dei militari caduti dall’una e dall’altra parte -, quasi 50 mila nella Striscia. Su entrambi i fronti ci sono fermenti di pace, ma non ci sono speranze di paci giuste. In Ucraina, si profila un’intesa “predatoria”, che premia l’aggressore e spoglia la vittima, costretta a rifondere…

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“Il Mondo sta cambiando. L’Europa è pronta”. La risposta di Ursula von der Leyen a Donald Trump pare forte, ma suona stonata, perché i propositi aggressivi del 47° presidente degli Stati Uniti trovano l’Unione senza un leader e senza una linea. Eppure, il tempo per prepararsi c’era: l’elezione di Trump non è stata un fulmine a ciel sereno, era nell’aria da mesi; e dal 5 novembre al 20 gennaio ci sono stati 75 giorni per allacciare le cinture di sicurezza e attrezzarsi al Big Bang. L’UE li ha persi in beghe interne: l’insediamento lento delle nuove Istituzioni, il valzer dei…

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La nuova Commissione europea, la seconda presieduta da Ursula von der Leyen, s’è insediata domenica 1 dicembre ed è operativa: una “barca fragile” che “parte senza bussola”, scrive, perplesso e preoccupato, Pier Virgilio Dastoli, il massimo conoscitore italiano dei meccanismi e degli ingranaggi europei. In realtà, la bussola a bordo c’è, ma non funziona bene: spinge a destra, verso un populismo moderatamente sovranista, mentre dovrebbe spingere verso il conferimento di più sovranità all’Unione, sulla politica estera e la difesa, i migranti, il clima. Tra l’estate e l’inverno, la situazione europea e il contesto internazionale sono drasticamente peggiorati- Nell’Ue, una presidente…

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Il primo marchio della nuova legislatura delle istituzioni europee, che coinvolge il governo italiano, è segnato da polemiche e critiche legate alla gestione dei migranti. La decisione del governo Meloni di creare un hotspot in Albania rappresenta una risposta controversa a un problema complesso e solleva preoccupazioni sia sul piano umanitario che economico. A livello europeo, l’iniziativa ha attirato l’attenzione della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e di vari leader UE, creando un dibattito acceso sulle modalità di gestione delle migrazioni. Mentre alcuni paesi, come l’Austria e l’Ungheria, sostengono l’idea dell’esternalizzazione, altre nazioni, come la Germania e la Francia, si mostrano scettiche. Anche il Vertice europeo di Bruxelles ha evidenziato profonde divisioni tra i paesi membri su questo tema.

Sul piano internazionale, l’Unione Europea appare divisa su più fronti, con i leader dei 27 impegnati in discussioni su questioni globali che vanno oltre l’immigrazione, come la guerra in Ucraina e le tensioni in Medio Oriente. Tuttavia, il tema migratorio rimane centrale, con la “formula Albania” che potrebbe aprire la strada a nuove iniziative simili da parte di altri paesi dell’UE.

In definitiva, il governo italiano sperava di presentare la propria strategia come una soluzione innovativa e efficace, ma ha incontrato reazioni miste, evidenziando le tensioni interne all’Unione e le sfide che attendono la nuova legislatura europea.

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“Da regina a imperatrice”: questa, per Politico, l’evoluzione di Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione europea presenta al Parlamento europeo la sua nuova squadra: lei ne emerge come ‘donna forte’ in un insieme di collaboratori che ha meno spessore di quello precedente, fatto di suoi fedelissimi e di neofiti, il profilo di alcuni dei quali non è particolarmente impressionante. La ‘Uvdl 2’, meno zeppa di ex premier ed ex ministri della ‘Uvdl 1’, saprà gestire i dossier decisivi ma divisivi del prossimo quinquennio? La democrazia minata da democrature illiberali, i migranti, la sicurezza in un tempo di guerre,…

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Le chiacchiere sulle due Europe, quella dell’europeismo tiepido di Ursula von der Leyen e quella del sovranismo mascherato di Giorgia Meloni, stanno per finire, con le chiacchiere da ombrellone d’un’estate agonizzante, passata a discutere se a Bruxelles ci bistrattano perché ce lo meritiamo o perché Giorgia ha mollato Ursula nel voto di investitura di luglio – senza, per altro, farle danno. Fortuna che, a un certo punto, le chiacchiere da Bar Commercio sono state rimpiazzate da quelle, del tutto analoghe, da Bar Sport, sui giudici olimpici che ce l’avevano con noi – il vittimismo pare proprio una nota caratteristica dell’Italia…

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