Author: Giampiero Gramaglia

Donald Trump e Vladimir Putin fanno bene all’Europa, anzi all’integrazione dell’Europa: specie se presi insieme, l’uno tracotante, l’altro inquietante, entrambi minacciosi. E ciò anche se, o forse proprio perché, il loro colloquio sull’Ucraina martedì pomeriggio “tiene l’Europa all’oscuro”, come scrive Politico, fuori dai giochi. I due leader neo-imperialisti, aspirante autocrate l’uno, autocrate sperimentato l’altro, risvegliano nel Vecchio Continente orgogli d’autonomia e ambizioni di affrancamento dall’alleato divenuto traditore dei valori dell’Occidente. Non s’è mai parlato così tanto d’Europa, non s’è mai avvertita così tanto l’esigenza di una entità europea della difesa e nella sicurezza. E, forse, non siamo mai stati così…

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Ci siamo lasciati alle spalle tre anni di guerra in Ucraina, dopo l’invasione lanciata dalla Russia il 24 febbraio 2022, e oltre 500 giorni di conflitto nella Striscia di Gaza, innescato dagli attacchi terroristici di Hamas in territorio israeliano il 7 ottobre 2023. Centinaia di migliaia di vittime in Ucraina – mancano stime attendibili dei militari caduti dall’una e dall’altra parte -, quasi 50 mila nella Striscia. Su entrambi i fronti ci sono fermenti di pace, ma non ci sono speranze di paci giuste. In Ucraina, si profila un’intesa “predatoria”, che premia l’aggressore e spoglia la vittima, costretta a rifondere…

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“Il Mondo sta cambiando. L’Europa è pronta”. La risposta di Ursula von der Leyen a Donald Trump pare forte, ma suona stonata, perché i propositi aggressivi del 47° presidente degli Stati Uniti trovano l’Unione senza un leader e senza una linea. Eppure, il tempo per prepararsi c’era: l’elezione di Trump non è stata un fulmine a ciel sereno, era nell’aria da mesi; e dal 5 novembre al 20 gennaio ci sono stati 75 giorni per allacciare le cinture di sicurezza e attrezzarsi al Big Bang. L’UE li ha persi in beghe interne: l’insediamento lento delle nuove Istituzioni, il valzer dei…

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La nuova Commissione europea, la seconda presieduta da Ursula von der Leyen, s’è insediata domenica 1 dicembre ed è operativa: una “barca fragile” che “parte senza bussola”, scrive, perplesso e preoccupato, Pier Virgilio Dastoli, il massimo conoscitore italiano dei meccanismi e degli ingranaggi europei. In realtà, la bussola a bordo c’è, ma non funziona bene: spinge a destra, verso un populismo moderatamente sovranista, mentre dovrebbe spingere verso il conferimento di più sovranità all’Unione, sulla politica estera e la difesa, i migranti, il clima. Tra l’estate e l’inverno, la situazione europea e il contesto internazionale sono drasticamente peggiorati- Nell’Ue, una presidente…

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Il primo marchio della nuova legislatura delle istituzioni europee, che coinvolge il governo italiano, è segnato da polemiche e critiche legate alla gestione dei migranti. La decisione del governo Meloni di creare un hotspot in Albania rappresenta una risposta controversa a un problema complesso e solleva preoccupazioni sia sul piano umanitario che economico. A livello europeo, l’iniziativa ha attirato l’attenzione della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e di vari leader UE, creando un dibattito acceso sulle modalità di gestione delle migrazioni. Mentre alcuni paesi, come l’Austria e l’Ungheria, sostengono l’idea dell’esternalizzazione, altre nazioni, come la Germania e la Francia, si mostrano scettiche. Anche il Vertice europeo di Bruxelles ha evidenziato profonde divisioni tra i paesi membri su questo tema.

Sul piano internazionale, l’Unione Europea appare divisa su più fronti, con i leader dei 27 impegnati in discussioni su questioni globali che vanno oltre l’immigrazione, come la guerra in Ucraina e le tensioni in Medio Oriente. Tuttavia, il tema migratorio rimane centrale, con la “formula Albania” che potrebbe aprire la strada a nuove iniziative simili da parte di altri paesi dell’UE.

In definitiva, il governo italiano sperava di presentare la propria strategia come una soluzione innovativa e efficace, ma ha incontrato reazioni miste, evidenziando le tensioni interne all’Unione e le sfide che attendono la nuova legislatura europea.

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“Da regina a imperatrice”: questa, per Politico, l’evoluzione di Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione europea presenta al Parlamento europeo la sua nuova squadra: lei ne emerge come ‘donna forte’ in un insieme di collaboratori che ha meno spessore di quello precedente, fatto di suoi fedelissimi e di neofiti, il profilo di alcuni dei quali non è particolarmente impressionante. La ‘Uvdl 2’, meno zeppa di ex premier ed ex ministri della ‘Uvdl 1’, saprà gestire i dossier decisivi ma divisivi del prossimo quinquennio? La democrazia minata da democrature illiberali, i migranti, la sicurezza in un tempo di guerre,…

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Le chiacchiere sulle due Europe, quella dell’europeismo tiepido di Ursula von der Leyen e quella del sovranismo mascherato di Giorgia Meloni, stanno per finire, con le chiacchiere da ombrellone d’un’estate agonizzante, passata a discutere se a Bruxelles ci bistrattano perché ce lo meritiamo o perché Giorgia ha mollato Ursula nel voto di investitura di luglio – senza, per altro, farle danno. Fortuna che, a un certo punto, le chiacchiere da Bar Commercio sono state rimpiazzate da quelle, del tutto analoghe, da Bar Sport, sui giudici olimpici che ce l’avevano con noi – il vittimismo pare proprio una nota caratteristica dell’Italia…

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Elon Musk intervista per oltre due ore Donald Trump, che torna su Twitter, anzi quasi esordisce su X, e ribadisce tutta la gamma delle sue promesse – o minacce – elettorali, mentre il suo intervistatore gli esprime condivisione e ammirazione (ricambiate). L’intervista, annunciata solo con poche ore d’anticipo, viene turbata all’inizio da problemi tecnici attribuiti a un massiccio attacco hacker e si svolge senza video, solo con l’audio. Musk cerca di girare in positivo i problemi tecnici: “Scusate per il ritardo – dice -. Questo massiccio attacco mostra che c’è molta opposizione a sentire che cosa Trump ha da dire,…

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Dovevano rivoltare l’Europa come un calzino. No, scusate: quelli erano i Cinque Stelle del 2018, quando ancora avevano la verve lessicale di Beppe Grillo; e parlavano del Parlamento italiano. Questi promettevano, in termini meno olenti, di cambiare l’Europa. E, invece, sono più divisi che mai e fuori da tutto: o messi alla porta o tenuti lì a fare tappezzeria durante la festa, con l’agendina dei balli desolantemente vuota. Il giro delle nomine ai vertici delle Istituzioni europee lascia l’Italia e le destre d’Italia e d’Europa senza nulla in mano: né posti, ché comunque erano improbabili; né crediti da riscuotere o…

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Non è una risposta al fulmicotone, quella che i leader ‘europeisti’ dei Paesi Ue danno ai risultati, per molti versi allarmanti, delle elezioni europee del 9 giugno. Con le polveri un po’ bagnate, i 27 non finalizzano, nella riunione informale del 17 giugno, l’intesa sul rinnovo dei vertici istituzionali dell’Unione europea. Popolari, socialisti e liberali, tre forze politiche pro-integrazione, definiscono una bozza d’accordo da perfezionare nella riunione formale del Consiglio europeo il 27 e 28 giugno. E’ importante che l’intesa maturi prima delle elezioni politiche francesi, il 30 giugno e il 7 luglio, convocate dal presidente Emmanuel Macron, che, dopo…

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