Author: Giampiero Gramaglia

Il premier slovacco filo-russo Robert Fico gravemente ferito a colpi di pistola da un anziano poeta filo-ucraino; il premier polacco Donald Tusk oggetto di minacce di morte sui social; un candidato dell’SPD picchiato a Dresda in Germania da esponenti dell’AfD; in Olanda, il leader anti-Islam e anti-UE Geert Wilders annuncia la formazione di un governo che rischia di mettersi di traverso contro ogni sviluppo dell’integrazione europea; ovunque nei 27, la dialettica politica è avvelenata da incitamenti all’odio e linguaggi virulenti. L’Europa che s’accinge al voto è ricca di fermenti e tensioni. Ma la polarizzazione dei confronti, Paese per Paese, non…

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Con il suo stile molto americano e poco europeo, Politico aveva collocato questo Vertice europeo ‘speciale’ di metà aprile, l’ultimo in linea di massima prima delle elezioni europee dal 6 al 9 giugno, sotto un’insegna provocatoria: “Munizioni e non api”, che in inglese è quasi un gioco di parole, ‘bullets, not bees’. L’Unione europea, negli ultimi mesi, ha mostrato la tendenza populista, e quindi elettoralistica, ad affossare le scelte verdi – sotto la spinta d’interessi economici sostanzialmente negazionisti e sotto quella corporativa degli agricoltori – e a valorizzare, invece, quelle dell’Europa della Difesa, puntando, però, a rafforzare l’industria degli armamenti,…

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“Il miliardario che non riesce a depositare una cauzione” è l’ironico titolo / commento che la Cnn dedica alla notizia che Donald Trump non riesce a trovare una compagnia d’assicurazioni che gli garantisca la cauzione da 464 milioni di dollari fissata dalla sentenza della causa civile a New York sui beni gonfiati della Trump Organization, l’holding di famiglia. La notizia irrompe nella campagna elettorale per Usa 2024 nel ‘mini Super Martedì’ delle primarie in cinque Stati, Arizona, Florida, Illinois, Kansas e Ohio: un appuntamento che ha perso importanza perché Joe Biden e Donald Trump hanno entrambi già raggiunto, la scorsa…

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Attivismo elettorale, scelte discutibili, sondaggi – e test: l’ultimo in Portogallo – preoccupanti, nell’ottica dell’integrazione: l’Unione europea è in fermento, presa in un vortice di iniziative politiche ed economiche verso il voto (tra il 6 e il 9 giugno) per il rinnovo del Parlamento europeo e il rinnovo (tra l’estate e l’autunno) di tutte le cariche istituzionali per il quinquennio 2024/’29. L’ultima trovata è l’impegno a dare 7,4 miliardi di euro di aiuti all’Egitto, un Paese sotto la ferula d’un generale golpista, Abdel Fattah al-Sisi, mandante morale dell’assassinio di Giulio Regeni e protettore degli esecutori materiali. Che cosa non si…

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Le sortite anti-Nato di Trump e la morte in carcere di Navalny possono dare un impulso all’Europa della Difesa, perché evocano lo spettro di un disimpegno degli Stati Uniti verso gli alleati europei e rinnovano la minaccia per la libertà rappresentata dal presidente russo Vladimir Putin. Ma Politico, nella sua versione europea, lascia poco spazio all’ottimismo: “Trump è già tornato e l’America ha già abbandonato l’Europa”, scrive in modo un po’ ‘tranchant’, dando per scontato che il magnate vinca le presidenziali di novembre e, poi, metta in pratica i suoi propositi. L’auspicio, intuitivo e immediato, di un colpo di reni…

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“In giugno i cittadini degli Stati dell’Unione europea eleggeranno il loro nuovo Parlamento europeo. Gli analisti dicono che i partiti di estrema destra, che adesso costituiscono il sesto gruppo in ordine di grandezza dell’Assemblea, sono destinati a guadagnare seggi e influenza sulle politiche europee, facendo sentire il loro peso su qualsiasi scelta, dai diritti civili alle scelte di genere”. Lo scrive l’Ap, l’agenzia di stampa statunitense, una delle tre ‘agenzie mondiali’ (con Reuters e Afp), che guarda alle vicende europee con un occhio distaccato e didascalico – molti suoi utenti ne sono digiuni -. L’Ap si riferisce alla potenziale avanzata…

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Nelle cronache del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre, l’attenzione s’è concentrata sul sì – non scontato – all’avvio dei negoziati per l’adesione all’Ue dell’Ucraina. E’ un risultato per molti versi positivo, ma che non basta a promuovere i leader dei 27: la stragrande maggioranza delle decisioni sono state rinviate ed è emersa la tentazione di annacquare in un allargamento dai tempi incerti qualsiasi prospettiva di approfondimento dell’integrazione europea. Il premier ungherese Viktor Orban, lasciando la sala al momento del sì ai negoziati con l’Ucraina, ha dato via libera alle trattative, ma ha però bloccato, subito dopo, gli aiuti…

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Ci hanno già provato, a ‘esternalizzare’ il fastidio dei migranti. E qualche volta ci sono riusciti. Boris Johnson, ad esempio, nel 2022 tentò proprio con l’Albania – e fece flop –; e il suo successore Rishi Sunak ci ha appena riprovato addirittura con il Rwanda – altro flop, con tanto di no timbrato della Corte Suprema britannica  -. L’Albania, per Giorgia Meloni, è il secondo tentativo: ha già cercato di negoziare, insieme alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ed al premier olandese Mark Rutte, un’intesa tra Ue e Tunisia che, però, non s’è finora concretizzata (e che…

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Per gentile concessione di ‘The Watcher Post’, cui era destinato e che l’ha pubblicato la mattina del 19 Ottobre: https://www.thewatcherpost.it/news/guerra-israele-hamas-biden-non-innesca-la-de-escalation-tensione-resta-altissima/ Era già una missione difficile. La strage dell’ospedale l’ha trasformata in una missione impossibile. Risultato: qualche progresso sul fronte umanitario, ma nessun effetto di de-escalation nell’area, dove la tensione resta altissima. Il presidente Usa Joe Biden, ieri (17/10) in Israele per appena otto ore, ha incontrato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, ma non ha visto, come progettava, gli interlocutori arabi, il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen, il re di Giordania Abdallah II e il presidente dell’Egitto Abdel Fattah al…

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Dopo la Spagna, anche la Polonia sceglie l’Europa e boccia i populisti sovranisti e xenofobi: il voto di Varsavia relega all’opposizione i conservatori che governavano da otto anni. Il partito al potere, ‘Diritto e Giustizia’ (Pis), nazionalista e populista, di Jaroslaw Kaczynski è primo con il 35,4% voti, in calo di otto punti rispetto al 43,6 del 2019, ma non ha la maggioranza dei seggi in Parlamento: ne ha 194, 29 in meno. Non gli basterebbe neppure l’alleanza con il partito di estrema destra Confederazione (in lieve crescita al 7,2%, con 18 seggi, sette in più), razzista, omofobo e intenzionato…

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