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    Home»Speciale - LA PIAZZA BLU. Il mondo soffre e l'Europa si ritrova»Trump e il suo alleato Putin rilanciano la Comunità Europea della Difesa
    Speciale - LA PIAZZA BLU. Il mondo soffre e l'Europa si ritrova

    Trump e il suo alleato Putin rilanciano la Comunità Europea della Difesa

    Giampiero GramagliaDi Giampiero GramagliaMarzo 19, 20255 VisualizzazioniLettura 5 min.
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    Comunità Europea di Difesa
    Comunità Europea di Difesa

    Donald Trump e Vladimir Putin fanno bene all’Europa, anzi all’integrazione dell’Europa: specie se presi insieme, l’uno tracotante, l’altro inquietante, entrambi minacciosi. E ciò anche se, o forse proprio perché, il loro colloquio sull’Ucraina martedì pomeriggio “tiene l’Europa all’oscuro”, come scrive Politico, fuori dai giochi.

    I due leader neo-imperialisti, aspirante autocrate l’uno, autocrate sperimentato l’altro, risvegliano nel Vecchio Continente orgogli d’autonomia e ambizioni di affrancamento dall’alleato divenuto traditore dei valori dell’Occidente. Non s’è mai parlato così tanto d’Europa, non s’è mai avvertita così tanto l’esigenza di una entità europea della difesa e nella sicurezza.

    E, forse, non siamo mai stati così vicini a realizzarla. Tant’è vero che sempre Politico paragona l’attuale momento dell’Unione europea a quello degli Stati Uniti di fine Settecento, quando la scelta voluta dal loro primo segretario al Tesoro Alexander Hamilton, capo del Partito federalista, di mettere in comune il debito degli Stati contribuì a cementare la struttura federalista della neonata Nazione.

    Per la prima volta dalla pandemia, l’Unione pensa di fare di nuovo debito comune, sia pure per finanziare un programma dal nome sbagliato, ‘ReArm Europe’, e dagli obiettivi miopi. E. intanto, la Germania approva un piano di spesa massiccio per rafforzare la propria difesa fra timori diffusi sull’affidabilità dell’impegno di Trump alla difesa del Continente.

    Il piano, che include un emendamento costituzionale per permettere alla Germania di fare più debito, potrebbe innescare fino a mille miliardi di euro di spese supplementari, nell’ambito di una corsa dell’Europa a rafforzare la propria difesa. Il prossimo cancelliere tedesco Friedrichs Merz saluta la decisione come “un primo grosso passo verso una nuova comunità europea della difesa”.

    Non a caso tutto questo avviene mentre Trump minaccia un disimpegno dall’Europa, tratta una pace in Europa ignorando i partner europei e accende micce di guerra in Medio Oriente attaccando lo Yemen e avallando i criminali attacchi israeliani contro i civili nella Striscia di Gaza.

    Questa è una settimana forse decisiva per la tregua in Ucraina, con il contatto al vertice fra Usa e Russia; giovedì e venerdì, i leader dei 27 Paesi dell’Ue si riuniranno a Bruxelles; giovedì, i capi militari dei Paesi alleati dell’Ucraina che formano la ‘coalizione dei volenterosi’ – senza gli Usa – saranno a Londra.

    Dopo l’intesa fra Usa e Ucraina su una tregua di 30 giorni, maturata in Arabia Saudita martedì 11, gli sviluppi sono stati incalzanti: i colloqui al Cremlino dell’inviato speciale Usa, Steve Witkoff, e la visita a Washington del segretario generale della Nato Mark Rutte; una telefonata fra il segretario di Stato Usa Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Serguiei Lavrov; il consulto fra i ministri degli Esteri del G7 in Canada; e l’incontro virtuale fra i leader dei 29 Paesi potenzialmente membri della ‘coalizione dei volenterosi’; fino al colloquio tra Trump e Putin di martedì 18..

    Ai fermenti di pace in Ucraina, corrispondono, però, sussulti di guerra in Medio Oriente: fra Israele e Hamas, i negoziati per la seconda fase della tregua avviata il 20 gennaio e scaduta a inizio marzo sono falliti; il conflitto nella Striscia è riesploso, con oltre 400 vittime nella sola notte tra lunedì e martedì; e l’attacco degli Usa allo Yemen riattizza le tensioni nell’area del Golfo sempre inquieta.

    Mentre Usa e Russia negoziano l’intesa sulla tregua in Ucraina, gli europei discutono come garantire la sicurezza dell’Ucraina durante il cessate-il-fuoco e in un eventuale dopoguerra, ammesso che Washington e Mosca attribuiscano loro un ruolo. Alcuni di essi sono pronti all’invio di una forza di interposizione. Ma non mancano contrasti e contraddizioni: il premier britannico Keir Starmer, anima dell’iniziativa col presidente francese Emmanuel Macron, dice che il piano richiede in ogni caso una garanzia di sicurezza americana; e la premier italiana Giorgia Meloni esclude per ora l’invio in Ucraina di soldati italiani.

    Per Le Monde, gli alleati europei degli Stati Uniti avvertono l’urgenza di affrancarsi dall’America di Trump, che non è quella che loro conoscevano. “Il risveglio – scrive il giornale francese – è più violento perché la guerra in Ucraina aveva rafforzato la percezione degli europei di dipendenza dall’apparato militare americano, dagli aerei ai satelliti passando per l’artiglieria, le munizioni e le telecomunicazioni”.

    Starmer e tutti dicono: “E’ tempo che le armi tacciano”. Gli incontri dei volenterosi sono messaggi sia a Putin (che non deve ‘fare giochetti’ con la disponibilità alla tregua dell’Ucraina) sia a Trump, che minaccia di lasciare l’Europa alla mercè della Russia e di colpirla, ad aprile, con ulteriori dazi, oltre a quelli universali già imposti sull’acciaio e l’alluminio – cui l’Ue risponde annunciando raffiche di ritorsioni -.

    Il fermento europeo è per ora relativamente sterile, anche se il Washington Post vede “prendere forma una nuova alleanza transatlantica”, come reazione alle mosse di Trump. L’Europa chiede voce e ruolo, ma Trump la snobba e Putin bolla i ‘volenterosi’ come “cagnolini ai piedi di Trump”. E c’è chi la pensa come il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “Putin non vuole una tregua, vuole vincere”, scrive Max Boot in un’opinione sul Washington Post.

    La Gran Bretagna e i 27 oscillano fra programmi di aumento delle spese per la difesa, che piacciono a Washington, e abbozzi di difesa europea, che, invece, creano irritazione e appaiono utopistici o, almeno, futuribili – e, comunque, inattuabili a 27 e praticabili solo da un ‘nucleo forte’ che lasci cadere il vincolo dell’unanimità su esteri e sicurezza -.

    Ma è vero che le sortite di Trump, e l’esito delle elezioni in Germania, rivitalizzano l’asse tra Parigi e Berlino – sostiene Politico -, con il concorso di Londra, che è fuori dall’Ue, ma è parte essenziale di ogni progetto di difesa europea. E i media britannici attribuiscono a Starmer meriti nella ripresa del dialogo Trump e Zelensky, dopo la maramalda sceneggiata nello Studio Ovale del 28 febbraio.

    Autore

    • Giampiero Gramaglia
      Giampiero Gramaglia

      Giornalista dal 1972, professionista dal ’75, impara il mestiere alla Provincia Pavese e alla Gazzetta del Popolo di Torino, dove copre fra l’altro gli Anni di Piombo del terrorismo brigatista. Nel 1979, apre l’ufficio di corrispondenza della Gazzetta a Bruxelles.
      Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue Cee e Nato per dieci anni. Nel 1989 è a Roma come caporedattore Esteri; dal ‘90, è caporedattore centrale e dal ‘97 è vicedirettore.
      Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile del Nord America, con sede a Washington. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 è direttore dell’Ansa.
      Lasciata l’Ansa, dirige fra l’altro l’Agence Europe a Bruxelles, collabora con il Fatto Quotidiano, è direttore dei corsi e delle testate dell’Ifg, la scuola di giornalismo di Urbino. Attualmente, è docente presso l’Ifg e tiene corsi di giornalismo alla Sapienza; gestisce un suo sito e collabora con regolarità
      a media tradizionali e online; è sovente ospite di programmi radiofonici e televisivi e co-gestisce la rassegna stampa internazionale di Radio Radicale; è senior advisor per l’Italia di NewsGuard; ed è attivo in diverse Associazioni e Fondazioni.

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