L’esibizione dell’Euro festival forse segna un punto di non ritorno nel mondo della musica e ci dimostra quanto questa sia cambiata nella sua fruizione. Globalizzazione anche in questo campo. Dove non conta più il combinato disposto testo/musica ma quanto ruota intorno. Curiosamente i Paesi che hanno convalidato questa nuova tendenza sono Bulgaria e Romania, rispettivamente prima e terzo classificata, con secondo incomodo Israele a forza di voti comprati da una lobby specifici tesa a corroborare il soft power nella nazione protagonista del genocidio. La musica è cambiata, la musica è finita?

Quello che più conta non è più la struttura della canzone ma il supporto spettacolare che ruota intorno: coreografia, ballerine possibilmente discinte, effetti speciali, fumi, laser, benefit elettronico. Alla fine un circo esagerato che stravolge l’ascoltatore e più che indurlo all’ascolto punta sulla provocazione, la stupefazione, la meraviglia. Fateci caso, in ambito nazionale, il predominio è delle donne ma con un grande sberleffo al femminismo. Ogni esibizione dal vivo (come mostrano i filmati) è una sorta di burlesque all’insegna dello slogan “Più mostro, meglio vado”. Sono poche le cantanti nostrane che sfuggono a questa regola e, guarda caso, sono le più richieste. Fino a suggerire antistorici e obsoleti coretti dalla platea: “Nuda, nuda!”. Neanche fossimo ai tempi dell’avanspettacolo e della sudditanza delle donne.

Avranno letto Carla Lonzi o Susan Sontag le varie Elodie, Emma Marrone, Gaia, Annalisa, Dito nella Piaga, Serena Brancale, Elettra Lamborghini? Se le hanno lette le ignorano o le hanno dimenticate. Una coscia scoperta, un deretano in evidenza, una scollatura profonda all’insegna del “vedo e non vedo” sono molto più efficaci di qualunque testo d’autore. I concerti così sono come delle audaci sfilate di moda dove il corpo è continuamente esibito senza ritegno. Non siamo puritani o moralisti ma certo è che quest’andazzo piace assai alla componente maschile, ne solletica comprensibili appetiti anche quando le stesse interpreti (non facciamo nomi) hanno poco da offrire musicalmente. Ma il fatto sorprendente è che le donne dettano legge e hanno trascinato il mondo dei maschi verso la stessa tendenza.

Guardate un concerto del redivivo Tiziano Ferro che fa un torto alla sua voce esibendosi in balletti per la verità assai penosi. Non vorremo fare body shaming, per carità ma non tiene conto di un portamento di mezza età e di un fisico piuttosto su di peso rendendosi semplicemente ridicolo. Anche il tentativo del carismatico Vasco Rossi di rinnovare antichi successi si scontra con ‘esigenza di modernità che lo porta a goffi passi di danza con il risultato di dimenticare le parole delle canzoni (è successo ripetutamente). Ma comunque non ci siamo inventati niente perché questa mercificazione del corpo a scapito della canzone arriva da lontano. Forse da Madonna e dalle sue più attuali imitatrici Lady Gaga, Jennifer Lopez, Shakira, Dua Lipa.

Oggi un Edith Piaf ovviamente sarebbe messa in un angolino e giudicata insignificante. Forse sarà anche per questo che Mariella Nava, Antonella Ruggiero, Giuni Russo non hanno avuto il successo che le loro voci avrebbero meritato. Viviamo lo spirito dei tempi, dell’intelligenza artificiale applicata alla musica, del playback, dell’utilizzo dell’autotune, dell’accoppiamento con voci di cantanti morti e dunque i metri di giudizio, di merito e di valore sono completamente stravolti. Ce ne faremo una ragione.

Autore

  • Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.

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