Autore: Daniele Poto

Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.

C’è un crinale insuperabile che divide il campo largo e che farà sì che la coalizione di destra sfreccerà vincente anche nella prossima legislatura. Prendete pure questa conclusione come una previsione anticipatoria dietro cui si nasconda l’auspicio esattamente contrario. Ma i segnali che arrivano da sinistra (meglio dal centro-sinistra) sono tutt’altro che fausti. Non può infatti trovare un compromesso o un punto di deterrenza l’insostenibilità del riarmo. Aborrito da Conte ma continuamente sostenuto dalla Schlein. Inoltre l’identikit dei due sulla figura del nuovo possibile Presidente del Consiglio non coincide e neanche lo strumento (le primarie) per identificare il soggetto scelto…

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L’ipocrisia istituzionale ha toccato uno dei picchi più alti della propria espressività con la riammissione in alcuni sport e per alcun i campionati degli atleti russi a suo tempo esclusi dalle competizioni. Cosa è avvenuto perché questo succedesse? Assolutamente nulla. Difatti i negoziati per una pace di compromesso non hanno fatto alcun passo in avanti. E allora c’è da chiedersi ex post perché a suo tempo gli atleti russi siano stati esclusi. Agli europei di nuoto ora russi e bielorussi gareggiano sotto la bandiera della neutralità, una formula di assoluto compromesso. Soprattutto perché vedono accanto a loro gareggiare atleti israeliani…

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Perché i leader delle cosiddette potenze occidentali sono da tempo in crisi e in via di sostituzione? La scorciatoia più semplice per trovare una spiegazione allude alla difficoltà di governare e ai vantaggi tattici dell’opposizione. In altre parole, il logorio della complicata gestione di Stati e per dirla con il titolo di un film e di un modo di dire invalso in area anglosassone, la loro resistenza che si fa potere nazionale, condensata in un modo di dire: too big for fail, troppo grandi per fallire. Ma la macroscopica principale ragione del loro declino è nei fatti, nell’aver perseguito la…

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Il merito sportivo sembrerebbe un valore imprescindibile nello sport. Vittorie e sconfitte, promozioni e retrocessioni in un gioco delle parti dove quasi sempre vince il migliore (a parte il calcio). Ma il basket italiano, la pecora nera degli sport d’avanguardia (mai una medaglia vinta dal settore maschile negli ultimi venti anni in Europa e nel mondo) sta rovesciando questo valore consolidato, creando un cartello di addetti ai lavori e tifosi, che contesteranno la prossima stagione sportiva. Cos’è avvenuto? Di punto in bianco alcune franchigie di serie A come Cremona, Brescia e Trieste, hanno deciso di capitalizzare vendendo i diritti di…

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L’esibizione dell’Euro festival forse segna un punto di non ritorno nel mondo della musica e ci dimostra quanto questa sia cambiata nella sua fruizione. Globalizzazione anche in questo campo. Dove non conta più il combinato disposto testo/musica ma quanto ruota intorno. Curiosamente i Paesi che hanno convalidato questa nuova tendenza sono Bulgaria e Romania, rispettivamente prima e terzo classificata, con secondo incomodo Israele a forza di voti comprati da una lobby specifici tesa a corroborare il soft power nella nazione protagonista del genocidio. La musica è cambiata, la musica è finita? Quello che più conta non è più la struttura…

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Cos’è uno statista? Non un profeta in grado di leggere nelle stelle ma un politico che non si preoccupa solo del presente ma indirizza e pianifica il futuro con una azione coerente. E allora perché, nel deserto stagnante della politica italiana, non riservare questa definizione per Antonio Tajani, vice premier del Governo Italiano e Ministro degli Esteri, primo politico occidentale a teorizzare quello che è ormai sotto gli occhi di tutti: “Il diritto internazionale vale fino a un certo punto”. Nessuno si era spinto fino a questo grado di spregiudicatezza: né Trump, ne Putin, né Netanyahu. Forse lo hanno pensato…

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L’Europa, che non viveva conflitti degni di questo nome da ottanta anni, è entrata nel regime della guerra permanente. Un mondo in cui i Ministeri della Difesa sono diventati Gabinetti di guerra e, concretamente, Ministeri dell’offesa. Una trasformazione che conviene ai Pil dei singoli Stati partecipanti ma che segna la caduta politica dei leader Starmer, Macron, Merz, Meloni che su questa filosofia hanno ispirato tutte le mosse di Trump (dazi, aumento delle spese militari al 5%, riarmo pro Ucraina) salvo parzialmente distaccarsene quando il cerino ormai irreversibilmente sta bruciando, condannandoli all’obsolescenza. Il risultato è che la guerra (o operazione speciale)…

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Si pensava che con Landini il più grande e forte sindacato italiano uscisse dalla rigidità un po’ immobile delle ultime gestioni e andasse incontro in tutti i sensi alla modernità e a un’ansia di rinnovamento che pervade un po’ tutto il Paese. Landini invece somiglia a Camusso, colpa del potere? I segnali non sono incoraggianti. Ci riferiamo in particolare al Concertone del 1° maggio di Piazza San Giovanni che nel corso degli anni è diventata la stanca cover di sé stessa, di quello che fu il brillante regalo ai lavoratori nel giorno della loro storica festa. Anzitutto l’impressione è che…

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I miliardi non spesi per il PNRR (72 al momento) su un monte capitale di 209 (sempre grati a Conte) possono anche essere un boomerang con l’urgenza di doverli sperperare per obiettivi minimali che non sono quelli prioritari del Paese, ovviamente sanità, scuola, ricerca. Se poi questa direzione strategica s’incontra con quel quid di demagogia buonista che non è di destra né di sinistra ma appartiene alla politica politicante, fatta di finto attivismo e di strizzatine d’occhio alle minoranze, il patatrac è dietro l’angolo. Ci riferiamo con grande gusto per la provocazione, al pullulare delle piste ciclabili a Roma su…

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Esercizi di retorica nazionale per l’eliminazione dell’Italia ai mondiali di calcio. I boomers si commuovono perché la new generation non potrà vedere i propri beniamini in lizza con ben 48 nazioni nella versione più allargata di sempre del massimo evento calcistico. Si raccoglie quello che si è seminato: cioè pochissimo. Ma vale la pena di ricordare che dopo il mondiale vinto nel 2006 nelle successive due edizioni l’Italia si incagliò contro Slovacchia, Nuova Zelanda, Costarica e Uruguay, cioè non proprio la sopraffina crema del football internazionale. Dunque, forse ci siamo risparmiati una brutta figura bis. Consoliamoci con questo ritaglio di…

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