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Author: Daniele Poto
Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.
Piccola guida per uscire dal disastro: l’esclusione dai Mondiali, uno psicodramma nazionale
Esercizi di retorica nazionale per l’eliminazione dell’Italia ai mondiali di calcio. I boomers si commuovono perché la new generation non potrà vedere i propri beniamini in lizza con ben 48 nazioni nella versione più allargata di sempre del massimo evento calcistico. Si raccoglie quello che si è seminato: cioè pochissimo. Ma vale la pena di ricordare che dopo il mondiale vinto nel 2006 nelle successive due edizioni l’Italia si incagliò contro Slovacchia, Nuova Zelanda, Costarica e Uruguay, cioè non proprio la sopraffina crema del football internazionale. Dunque, forse ci siamo risparmiati una brutta figura bis. Consoliamoci con questo ritaglio di…
Un’asimmetria evidente ispira il diverso stigma internazionale che reitera la messa al bando di alcuni dei Paesi che contribuiscono alle 59 guerre attuali del mondo globalizzato. Il politicamente corretto asseconda questa schizofrenia ma anche una spiccata ipocrisia filoatlantica. Due pesi e tre o quattro misure. Come è possibile confrontare l’intangibile partecipazione degli sportivi israeliani a tutte le maggiori manifestazioni/evento dello sport mondiale se paragonata alla severa messa al bando del movimento russo? Nel basket si è permesso alle squadre di Tel Aviv (Maccabi e Hapoel) di andare a giocare nell’Europa dell’Est pur di garantirle la partecipazione al principale evento di…
L’Italia è una repubblica televisiva fondata sui quiz. Ma non quelli che nella fase costruttiva del tentativo di educare e alfabetizzare gli italiani contavano su programmi come Lascia e raddoppia e Non è mai troppo tardi. Nel quizzesco primo caso l’erudizione era al centro della scena, Il pubblico da casa (spesso affollato in spazi collettivi per la fruizione dello schermo televisivo, tutto è partito nel 1954) rimaneva con la bocca aperta di fronte alle mirabolanti risposte fornite da Longari o di Marianini, esempi preclari di assoluti signori della materia prescelta. Oggi il quiz secolarizzato è tutt’altra cosa. Spesso copiato da…
L’Amerikano, il titolo del film di Costa Gavras, rigorosamente con la K ben si attaglia al tenore di questo articolo. Che vuole dimostrare come siamo diventati tutti Amerikani. Come un’infernale macchina mediatica ci ha progressivamente stritolato portandoci ad adottare usi, costumi e filosofia, abitudini e vizi, dei “liberatori” nella seconda guerra mondiale. Sarà un elenco pignolo ma non pedissequo che dimostra come resistenza e resilienza non siano serviti per scongiurare questa invasione. La penetrazione culturale e sociale fa capire anche come la macchina demagogica di propaganda e consenso influenzi massicciamente anche gli orientamenti politici degli italiani. Quelli che votano Meloni…
Aveva forse ragione Berlusconi? “L’Italia è un paese ricco e pieno di benessere. Guardate i ristoranti: sono sempre pieni!”. Tanti anni dopo quella frase (profetica?) il fenomeno si è acuito. La socialità viene spesa davanti al rito dell’apericena con l’orrido spritz (ho fatto stampare una maglietta con la scritta “Odio lo spritz”) e per i ristoranti, perlomeno a Roma, bisogna prenotare anche nei giorni feriali per non rischiare di mettersi in lista d’attesa. Anche se la nazione trascina sei milioni di poveri nel gorgo del difficile soddisfacimento dei bisogni primari, il ristorante è l’isola di salvezza che risolve le frustrazioni,…
Si parla da settimane (mesi) di un solo argomento in Italia. Come se da quello dipendesse la principale questione del mondo. Naturalmente non voglio eludere il “si” o il “no”. Ho una mia ben chiara opinione in proposito e la esternerò alla fine di questo articolo. Ma la volubilità ondivaga delle notizie di maggiore presa mediatica è stupefacente in un Paese meraviglioso e straniante come l’Italia. Faccio un esempio di questa precarietà informativa: sapete per caso che fine abbia fatto il presunto dittatore Machado dopo il sequestro degli Stati Uniti in barba a ogni regola del diritto internazionale? Il seguito…
“Sarà Natale tutto l’anno”. È un verso profetico di una canzone di Francesco De Gregori. Ma è quello che si verifica in realtà, e non in forza di un risveglio e di un forte afflato religioso ma solo per una delle tante conseguenze della secolarizzazione/ergo perdita di spiritualità e l’indirizzamento verso il consumismo. Del resto, cosa c’è da aspettarsi in un mondo dominato dagli economisti e dove la stessa economia viene tradotta nella versione più immediata, ovvero la finanziarizzazione prima e il mercato poi? Lo spettacolo del decoro urbano è sotto gli occhi di tutti. Alla metà di gennaio (ma…
Si sprecano lusinghieri bilanci per il Giubileo. Per Roma nel corso dell’anno speciale 33 milioni di presenze che eguagliano in carta carbone quelle dei passaggi all’Aeroporto di Fiumicino, inserito di diritto tra i migliori scali del mondo. Nutriamo riserve sui due record. Alla prima voce perché le rilevazioni mutano da edizione a edizione e sul piano assoluto il Giubileo del 2000 sembra non essere stato da meno. Quanto all’efficienza dello scalo romano la nostra ultima esperienza ci documenta un’attesa di un’ora e un quarto dall’orario effettivo dell’aereo di riferimento per il prelievo di bagagli, alcuni dei quali puntualmente trafugati dal…
C’è un adagio milanese che traduciamo in italiano: “Pasticcere, fa il tuo mestiere!”. Non è il consiglio che hanno seguito i tanti sindacalisti che impudicamente, con supremo sprezzo dell’etica, sono scesi in politica. Non più per difendere gli interessi dei lavoratori tout court (ammesso e non concesso che questa fosse la propria mission) quanto per schierarsi sotto le insegne di un partito. E come dimostrano i tempi e i programmi elettorali l’interesse dei lavoratori (vedi il -20 degli stipendi nell’ultimo quinquennio) non è proprio al primo posto nell’input della destra, della sinistra e del centro. Per una volta uniti nella…
Due proposte di pace per una guerra infinita. 28 punti contro 20. Trump contro l’Unione Europea e a favore di Putin. Vale la metafora guerresca. Cominci una guerra se hai la possibilità di vincerla. Qui si combatte un conflitto che non ha speranze di risoluzione vincente per l’aggredito. E da tempo. Si parla di pace giusta. La pace non è mai giusta. E chi sbandiera l’espressione fa sola retorica. La pace è un compromesso tra le conquiste dell’aggressore e la dignità del battuto. Ed è qui che ci si deve incontrare. La risoluzione in 28 punti è più realistica di…

