Qualche giorno fa, nel lasciare definitivamente il carcere di Rebbia, scontata la sua pena di un anno e mezzo circa, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, ha scritto parole importanti sulla situazione carceraria italiana.
Quelle sue riflessioni non devono essere fatte cadere nel dimenticatoio.
La descrizione della situazione carceraria italiana, vissuta dall’interno, impone a tutti una riflessione sullo stato di degrado in cui versano le strutture delle case circondariali e soprattutto sulla circostanza che la detenzione scontata in questo modo produce al recluso una sanzione aggiuntiva ed illegittima: la perdita della dignità umana, che non può e non deve, in ogni circostanza, essere calpestata.
La nostra Costituzione, con l’articolo 27, prevede che la detenzione abbia funzioni rieducative e deve dar luogo al reinserimento nel società di chi , avendo scontato la pena e pagato il suo debito con la società deve ricevere una nuova possibilità di reinserimento.
La carcerazione, dunque, non deve essere un non tempo, ma il periodo per la realizzazione del Cittadino nuovo.
Questo è il vero trionfo della legalità.
La forza di uno Stato si individua nella capacità di reinserire chi ha sbagliato e scontato la sua pena.
Il recupero della Persona inizia nel tempo della carcerazione, per questa ragione il diritto del detenuto al lavoro ed allo studio deve essere garantito, vanno create, in tal modo, le opportunità per il reinserimento.
Bisogna dar vita ad una seria e ponderata riforma delle strutture che diano, in concreto la possibilità di lavorare durante il periodo di carcerazione, il lavoro nel carcere non può essere considerato un privilegio, ma costituisce un vero diritto ed è dovere dello Stato garantire ciò.
A monte è, però, essenziale garantire la funzionalità della macchina processuale, rispettando i tempi del processo. La sanzione deve giungere in tempi brevi. Spesso la prima condanna, la più ingiusta, è costituita dal tempo del processo.
È, inoltre, necessario che il processo penale giunga al suo compimento naturale: la assoluzione, o la condanna. La prescrizione è una patologia che non è tollerabile, perché celebra il fallimento della Giustizia.
Il pagamento del debito con lo Stato e il reinserimento di chi ha scontato la pena, discendono dalla certezza della condanna.
A valle, poi andrebbero potenziate le cooperative finanziate al recupero lavorativo di chi ha pagato la sua colpa ed è tornato alla casella di partenza.
La descrizione di chi, come Alemanno, ha vissuto il carcere in concreto, ci impone di abbandonare le ideologie e deve portarci ad affrontare il tema con chiarezza e concretezza.
Non possiamo più lasciare i problemi dentro al muro del carcere, quasi non ci appartenessero, ma bisogna attuare in concreto l’articolo 27 della Costituzione!
