Le parole di Papa Leone XIV di ieri a Lampedusa, insieme a quelle pronunciate nelle Isole Canarie, a metà giugno, impongono al mondo occidentale serie riflessioni, dettate dalla volontà di dare concrete soluzioni ad un problema che si presenta ormai da molti anni senza una concreta soluzione.
Certamente bisogna operare con lungimiranza rifuggendo scelte dettate dalla pancia e non dalla capacità di operare serie proposte.
Non bisogna nascondersi dietro alla ipocrita parola “re immigrazione “, ma è necessario creare occasioni di sviluppo nei Paesi africani, che sono assai diversi tra loro e non possono essere considerati unitariamente.
Sarebbe opportuno che tutte le Università dell’occidente diano vita a borse di studio destinate agli studenti africani disposti a tornare nei Paesi di origine per mettere in pratica ciò che hanno studiato.
È necessario che i diversi Paesi dell’Africa siano messi in condizione di utilizzare, per il loro sviluppo, le non poche risorse disponibili in quei paesi. Per troppo tempo quelle risorse sono state sottratte agli Stati cui spettano di diritto e sono state sfruttate per costruire altrui ricchezza.
Il problema della migrazione economica si risolve con la collaborazione del mondo occidentale.
Nell’epoca della globalizzazione non è più possibile girarsi dall’altra parte e fingere che il problema non esista, oppure cercare di risolverlo erigendo muri.
Il tema ha bisogno di una nuova prospettiva creata congiuntamente, come dicono in lingua swahili: Harambee!
Insieme si costruiscono ponti, si apre il dialogo e si evitano le decisioni sbagliate o mancate!

