La Commissione europea continua il lavoro di allentamento dei vincoli della politica ambientale europea e del Green Deal con la proposta di revisione degli ETS, Emission Trading System. Su pressioni di diversi Governi e delle forze produttive– che giudicano irrealistici i benchmark previsti, la Commissione il 17 luglio us ha presentato un piano di revisione del sistema di scambio di quote di emissioni dell’UE ETS ma ribadito l’obiettivo di “fare dell’Europa il primo continente ad energia elettrica e un mercato del carbonio più forte per sostenere l’industria dell’UE nella transizione pulita e nell’elettrificazione”. Insomma, continua il braccio di ferro. Ma intanto aumentano le preoccupazioni per l’estensione, a partire dal 2027, del sistema -evoluto in ETS2- agli edifici residenziali e commerciali, al trasporto su strada e alle imprese, con significative ricadute su famiglie e imprenditori, prudenzialmente stimate in circa 230€/anno, tanto da richiedere un apposito fondo di sostegno.
Gli ETS e il mercato del carbonio
L’EU ETS è il sistema di scambio europeo di quote di emissione di gas serra. Previsto dalla Direttiva 2003/87/CE rappresenta il principale strumento di politica ambientale per il conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione dell’UE. In base ad essa, dal primo gennaio 2005 i grandi impianti industriali debbono essere in regola per le emissioni di gas serra. In breve, devono compensare, in ragione dei target, anno dopo anno, le proprie emissioni con quote corrispondenti che possono essere acquistate tramite aste pubbliche, sul mercato o scambiate con altri operatori. Basato sul principio “Chi inquina paga”, mira alla riduzione delle emissioni e a generare risorse per sostenere la transizione ecologica secondo uno schema “Cap and trade” (limite e scambio). Funziona con rimodulazione graduale delle quantità e, dunque, delle quote corrispondenti, per garantire una riduzione delle emissioni europee del 55% entro il 2030, del 90% entro il 2040, confermando al 2050 il conseguimento della neutralità climatica. Il meccanismo, fondato su una quota (EUA) per una tonnellata di CO₂, tende, quindi, alla progressiva diminuzione delle emissioni. Con corrispondenti aumenti dei costi per quota. In ragione di ciò, ai fini di contrastare fenomeni delocalizzativi, sono previste assegnazioni di quote gratuite ad alcuni settori industriali. Secondo calcoli delle istituzioni europee, a fine 2023, l’EU ETS avrebbe ridotto le emissioni degli impianti di produzione di energia e degli impianti industriali europei di circa il 47% rispetto ai livelli del 2005. Questo schema, dal 2027, si allargherà a tutte le emissioni. Il sistema ETS- cosiddetto ETS2, quarta fase, con la direttiva 2003/87/CE – coinvolgerà anche i comparti dell’edilizia, del trasporto e dei carburanti. In pratica, anche su abitazioni e auto scatterà il meccanismo delle quote, con ripercussioni sociali da tenere sotto osservazioni soprattutto per le famiglie più vulnerabili e per quelle soggette a povertà energetica come segnalato dal rapporto edatto da Legambiente e Kyoto Club che chiede- temendone i risvolti più impopolari- equilibrio applicativo e sostegni alla fascia di popolazione più povera .
Le richieste di Governi e imprese
Con la riduzione progressiva delle emissioni, il mercato degli ETS ha registrato un incremento del costo delle quote, gravando sulle imprese europee dei settori coinvolti . Le principali organizzazioni imprenditoriali di Italia, Francia e Germania, con un documento unitario, sono intervenute direttamente sulla Presidente della Commissione UE chiedendo di evitare carenze di quote in coerenza con la realtà industriale europea e la concreta disponibilità dei relativi percorsi di decarbonizzazione, la riforma del mercato del carbonio per contenere la volatilità dei prezzi, di destinare integralmente i ricavi ETS al sostegno ai processi di decarbonizzazione, il mantenimento delle quote gratuite e la compensazioni dei costi per contrastare la delocalizzazione produttiva, di escludere trasporto marittimo e aereo. Gli industriali europei annotano anche uno studio dell’Università Milano Bicocca che attribuisce una buona quota di riduzione delle emissioni della CO₂ , nel periodo 2013 2024, alla chiusura di un considerevole numero di imprese più che agli effetti dell’ETS. In scia, i Governi- una decina, con Italia e Polonia in testa- chiedono forti revisioni al sistema ETS all’insegna del pragmatismo: salvaguardare il principio di contemperazione tra protezione ambientale e tutela delle imprese europee, per evitare fenomeni di desertificazione produttiva, allentare la tabella di marcia e i target previsti, più flessibilità in ordine alle singole realtà statali, prevedibilità e stabilizzazione dei prezzi della CO₂, deroghe per il settore marittimo e aereo e per quelli residenziali e dei trasporti- prossimamente interessati all’ETS2- che graverebbero sulle famiglie, costituendo una criticità sociale.
La proposta di revisione della Commissione
La Commissione, a fronte delle recenti e perduranti crisi energetiche legate all’instabilità geopolitica e alla forte dipendenza dai prodotti petroliferi, ribadisce la necessità “di accelerare l’elettrificazione dei settori che consumano energia, in particolare l’industria, i trasporti e l’edilizia…” puntando ad un obiettivo “di elettrificazione del 46 % entro il 2040”. Per la Commissione “il raggiungimento di questo obiettivo potrebbe ridurre la fattura delle importazioni di combustibili fossili dell’UE di 260 miliardi di euro all’anno entro il 2040” comportando “vantaggi sostanziali per l’economia, le imprese e i cittadini dell’UE in termini di prezzi dell’energia e competitività, maggiore sicurezza energetica e resilienza”. In questo senso, ribadendo “il ruolo essenziale dell’ETS nella transizione climatica ed energetica, in linea con la normativa dell’UE sul clima…” rende “la traiettoria più graduale e allineata al livello di ambizione climatica” suscitando più di qualche critica ambientalista. La Commissione punta molto sugli investimenti tramite il ruolo della Banca per la decarbonizzazione industriale, che disporrà di un finanziamento di 100 miliardi, e la missione del Fondo per l’innovazione dell’EU ETS che continuerà a sostenere soluzioni tecnologiche avanzate, mentre vincola gli Stati membri a destinare il 50 % delle entrate nazionali dell’ETS alla decarbonizzazione, con una stima di ulteriori 100 miliardi di investimenti prima del 2030. Bruxelles risponde così alle sollecitazioni di revisione con un messaggio conciliante: i contributi dell’industria tornano all’industria. In più, l’assegnazione gratuita di quote per le imprese continuerà oltre il 2030, mentre per alcuni settori (come quelli contemplati dal meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera) la riduzione dell’assegnazione gratuita sarà prorogata al 2038. La Commissione prevede anche la possibilità di catturare CO₂ e immagazzinarla nel sottosuolo, prevedendo meccanismi di compensazioni. Sulla volatilità delle quotazioni delinea un rafforzamento dei meccanismi di stabilizzazione per trattenere liquidità e incentivare investimenti.
Dalla Commissione ai colegislatori, la partita diventa politica
Ma la revisione è stata giudicata insufficiente. Industriali e Governi si ripromettono di aumentare le pressioni sui colegislatori, ossia Parlamento e Consiglio, per garantire più competitività all’industria europea e scongiurare rischi di delocalizzazioni. Per Confindustria interi settori, come acciaio, chimica e cemento rischiano di scomparire mentre le emissioni europee sono appena il 6% del totale, a fronte di una forte crescita delle stesse a livello globale. Con altre economie, come quelle asiatiche, che hanno sistemi meno costosi e meno vincolanti. Di diverso avviso alcune associazioni ambientaliste che denunciano ritardi e allentamenti dei vincoli che potrebbero compromettere uno dei principali strumenti di politica ambientale europea e i relativi obiettivi di decarbonizzazione, causando ulteriori emissioni con la beffa di ricche sovvenzioni, mentre crescono le preoccupazioni, anche del mondo ambientalista, per la messa a terra dell’allargamento della platea ETS2 a famiglie e automobilisti. Una partita che si complica e diventa sempre più politica.

