Ormai dimenticata la legge costituzionale su Roma Capitale (che è finita nel tritacarne di questa inconcludente partitica, neppure in grado di accordarsi su una lettura comune della Costituzione) è bene che sia la Città a riappropriarsi del suo ruolo. Tempo fa fu lanciata l’idea del grande Campidoglio, da contrapporsi, in magnificenza ed importanza delle opere esposte, al grande Louvre.
È giusto ora, per rilanciare il ruolo dell’Urbe, riprendere quella idea, che intendeva dedicare tutti i palazzi siti sul Campidoglio a destinazione museale.
Nell’epoca del decentramento del lavoro non è affatto necessario che l’Avvocatura comunale, l’Ufficio del personale, la Ragioneria generale stiano sul colle più glorioso di Roma.
Solo il Consiglio comunale e la Giunta, oltre agli Uffici del Sindaco, che hanno compiti di rappresentanza debbono restare lì ubicati il resto può essere tranquillamente decentrato.
Anche il Palazzo della Anagrafe, che con la informatizzazione non ha più bisogno di tanto spazio può essere spostato altrove, così come quello dell’Assessorato al commercio di via dei Cerchi, che deve essere restituito alla sua primigenia destinazione: quella di Museo.
La grandezza di Roma, negata da una partitica litigiosa e non in grado di fare la sintesi, neppure sulla sua Capitale, rappresentante di un Parlamento che si nega alla sua storia potrà in tal modo riemergere, riaffermando quanto (ormai da oltre cinque lustri) la politica Le nega!
Roma ha bisogno di regole speciali (come accade per molte Capitali europee) e deve essere promosso il suo decentramento, ma, poiché la partitica non se ne avvede (e troppo impegnata a litigare sul nulla, per poter studiare e risolvere i veri problemi del Paese) è necessario reimpostare il tema dall’indiscusso patrimonio artistico dell’Urbe!

