Si può partire da una notizia: L’Unione Europea e il Canada e si avvicinano sempre di più. L’Europarlamento apre un ufficio di rappresentanza a Ottawa e il primo atto formale di questo legame è il discorso ufficiale che Mark Carney, il nuovo promettente leader canadese, ha tenuto recentemente a Strasburgo. Il Canada sembra un efficiente antidoto per bloccare il resipiscente e un po’ patetico imperialismo di Donald Trump. E Carney certo non fa rimpiangere sul territorio l’ex leader Trudeau jr. Abbiamo colto degli umori fortemente critici verso il presidente americano in un viaggio in un paese sconfinato (il secondo più grande del mondo) che rischia di pagare lo scomodo condominio continentale con gli Stati Uniti d’America. I quotidiani di Montreal e Toronto hanno ironizzato ma con una punta di preoccupazione: “Ma Trump vorrà veramente invadere il Canada?”.
Realisticamente il Canada è una nazione troppo grande per essere invasa. Il precedente bonapartiano o hitleriano versus la Russia basta e avanza per descrivere questa impossibilità, ma Trump sta spingendo la sua bizzarra e invasiva geopolitica di dominio oltre ogni possibile immaginazione. Completo soggiogamento economico del Venezuela, mire sulla Groenlandia, ipoteca su Cuba ed esplicite pressioni sul Canada e i Paesi confinanti. Ha preteso di ribattezzare il lago Ontario che ha sponde canadesi e statunitensi Lake America volendo togliere la primogenitura al Paese del succo d’acero della più bella vista sulle cascate del Niagara. Un po’ come sta tentando di fare togliendo l‘appellativo di New Mexico a uno degli Stati dell’Unione. Sarà per questo che nelle città canadesi il cappellino più gettonato è quello che ribadisce il dissenso a Trump e alla sua politica. Forse qualcuno si stupirà constatando la lunga e indiscussa fedeltà alla Nato del Canada che è pure lontano almeno 10.000 chilometro dall’epicentro di quella istituzione che doveva essere il contraltare post seconda guerra mondiale al Patto di Varsavia ma ha continuato a esistere, a rafforzarsi, ad allargarsi nonostante l’assenza di un ben precisato nemico, creando quel “pericolo esistenziale” che ha provocato alla fine la bolla del conflitto russo-ucraino. Inevitabilmente per quanto riguarda la sanità e, più in generale lo stato sociale, il modello di riferimento è americano (come la presenza dei supermercati Wallmart e della famigerata zuppa Campbell’s) ma molte e diverse prerogative di sistema si fanno sommamente apprezzare, anche a paragone con l’Italia. Città come Montreal, Toronto, Le Quebec, Ottawa sono linde e assistite da legioni di operosi ed esperti giardinieri che quotidianamente provvedono all’eccellente decoro pubblico dell’esistente.
La polizia è un sottofondo discreto ma non invasivo e la diffusione delle armi da fuoco non è il pericolo che si registra a pochi chilometri di distanza dal confine, a New York come a Chicago. Autostrade a quattro corsie per ogni senso di marcia, gratuite, veicolano il traffico verso l’altro Canada, quello delle montagne e del trekking, lontano dalle metropoli altri settemila chilometri. La comprovata correttezza degli automobilisti fa sì che ci sia un rituale stop di fronte all’omonimo cartello anche se dall’altra parte non viene nessuno: cinque secondi di arresto per poi riprendere la marcia. Una prassi sconosciuta in Italia e senza che mai risuoni un clacson. Il Canada è fiero nell’offrire ai visitatori a Toronto la torre più alta del mondo, elevata in soli tre anni di costruzione e ovviamente invidiata dagli States: una guglia di 512 metri protesa verso il cielo. Ma in basso, guardando verso i grattacieli, trovi anche un barlume di umanità quando all’ora di pranzo i manager della city in giacca e cravatta smettono per un’ora di pensare al business e scendono disinvoltamente dal 35esimo piano per un frugale picnic, mangiando cibo da strada negli accoglienti tavoli messi a disposizione dalla municipalità per la cittadinanza, a due passi dall’inevitabile lago.
Già, perché il Canada detiene il primato mondiale per questi bacini che sono tanto larghi e lunghi che sembrano mari: ne possiede ben 30.000 e molti, piccoli atolli galleggianti, sono ancora in vendita, per chi voglia costruirci una casetta in legno, creandosi la propria piscina naturale.
