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    Home»Inchiesta turismo»L’agriturismo al tempo del Covid
    Inchiesta turismo

    L’agriturismo al tempo del Covid

    Alessandro ColuccelliDi Alessandro ColuccelliMaggio 20, 20210 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    Fare vacanza in agriturismo, per un cittadino, rappresenta un nuovo e diverso modo di vivere la campagna, una realtà agricola, conoscere ed apprezzare stili di vita, produzioni, panorami e spesso realtà che la nostra vita moderna ha posto in secondo piano. Ciò contribuisce in modo determinante al turismo di vicinanza nelle nostre campagne, garantendo al contempo stesso il rispetto delle distanze sociali ed evitando l’affollamento. Se si domanda a un contadino come considera distanze e superfici vi risponderà in ettari e non in viali, incroci e semafori.

    Foto di FelixMittermeier da Pixabay

    L’emergenza legata alla diffusione del Coronavirus ha colpito duramente anche il comparto agrituristico italiano. Da report ISTAT emerge che la crisi ha riguardato quasi il 90% degli agriturismi, che dichiara di aver subito una notevole riduzione dei ricavi complessivi (perdite per oltre il 50%). Analizzando i dati e ascoltando le voci degli operatori, attraversando l’Italia, appare, da un lato, la necessità di limitare i danni e attendere che tutto ritorni come prima, dall’alto, come ovvio, la voglia di rilanciare l’azienda con nuove strategie. Insieme agli effetti drammatici, la pandemia ha messo in luce anche una decisa e pronta capacità di reazione da parte delle imprese agricole-agrituristiche e di conseguenza la realizzazione di nuove possibilità.

    Le aziende hanno reagito, sin da subito, dotandosi di importanti misure di sicurezza, quali sanificazione degli ambienti, quali il distanziamento dei posti a sedere facilmente verificabile, il numero strettamente limitato e controllabile di accessi, la registrazione dei nominativi di ogni singolo cliente ammesso, ma soprattutto un punto che solo le aziende agricole e agrituristiche hanno: gli spazi aperti, aria sicuramente più salubre dei centri urbani, praticamente sempre senza alcun residuo di lavorazioni industriali. Tutti questi elementi, legati al momento che stiamo vivendo, fanno sì che gli agriturismi italiani si affidino al mercato interno trovando una risorsa, magari nemmeno immaginabile prima, nella domanda di prossimità.

    Foto di serenaste da Pixabay

    Le abitudini di acquisto, sia in città e ora anche in campagna, si orientano sempre di più verso un servizio di consegna a domicilio (di prodotti freschi e talvolta del cibo), possibilità che nemmeno si prendeva in esame fino a prima della pandemia, e si è diffuso molto rapidamente. Nel corso di questo anno molte imprese agrituristiche hanno attivato il servizio di e-commerce tramite il proprio sito web aziendale o app telefoniche con servizio di consegna a domicilio dei propri prodotti, in alcuni casi anche di pasti pronti. Inoltre, ove possibile, partecipare a mercati agricoli locali, con vendita diretta al consumatore. Le aziende contattate dichiarano che, a fronte di un azzeramento di soggiorni con pernotto, hanno ricevuto una richiesta di prodotti aziendali, freschi e lavorati, da parte di persone del luogo. Questo si colloca come una ottima notizia e capacità di reazione del comparto. Inoltre si è registrata anche la domanda di molte persone, che hanno pensato di lasciare le loro case abituali per periodi più o meno lunghi, quando è stato possibile spostarsi, per andare a trascorrere giornate in zone extra-urbane, vicine al mare o in campagna.

    L’agriturismo rappresenta la destinazione perfetta per la domanda in questo momento, unendo la importante attenzione verso il cibo sano con la disponibilità di spazi all’aperto e la possibilità di fruirne (itinerari, escursioni, attività sportive, ecc.). Questo ha fatto sì che, per mancanza di turismo estero, gli imprenditori agrituristici si attrezzassero in previsione di operare ancora, prevalentemente o esclusivamente, nel mercato interno.

    Foto dell’autore

    In conseguenza di una domanda nuova, emersa e magari nemmeno preventivata, alcune imprese agrituristiche hanno in parte riorganizzato il servizio di ospitalità, offrendo soggiorni per lunghi periodi e spazi attrezzati per il lavoro a distanza da parte degli ospiti. Inoltre molte imprese agrituristiche hanno predisposto o implementato, sempre seguendo le normative e laddove permesso e autorizzato, nuove attività orientate a servizi di tipo socio-educativo, in particolare attività didattiche, ricreative, sportive e culturali per la comunità locale, attività sociali per le fasce più deboli, ospitalità e attività per anziani autosufficienti, centri estivi rivolti ai bambini …. Ciò rappresenta una opportunità per le aree rurali ed extra-urbane.

    Se la multifunzionalità è il cuore dello sviluppo rurale, l’agriturismo ne è la prova concreta: la multifunzionalità rappresenta una nuova modalità di organizzazione dei fattori produttivi (risorse interne) e di interazione con le risorse esterne (il territorio), finalizzata al raggiungimento di obiettivi economici, ambientali e sociali nel medio e lungo periodo.

    L’azienda agricola sta rapidamente cambiando ed evolvendo verso nuove forme di impresa, attraverso lo sviluppo di attività che aggiungono valore ai prodotti delle coltivazioni e degli allevamenti e che, nello stesso tempo, offrono servizi molto diversificati ad ospiti, consumatori, visitatori ed alle comunità locali, quali un insieme di risorse naturali, culturali e storiche, ambiti artistici legati al tempo libero, alla qualità alimentare e alla salute.

     

     

     

    agriturimo attività ricreative Pandemia vendita prodotti
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    Alessandro Coluccelli

    Nato a Roma - 1954. Diploma maturità classica col massimo dei voti. Dal 1976 nella redazione del TUTTI, partecipa a tutte le iniziative dell’A.I.G.E, del CEGI e del Comitato Italiano Giovani dell’Unicef. Dal 1985 responsabile ammin. e aff. gen. presso IPALMO; poi, fino al 1993, stesse mansioni presso MONDIMPRESA, UnionCamere. Dal 1993 al 2011 titolare di un agriturismo in Umbria, Presidente Ass. agrit. Umbria Terranostra-Coldiretti e membro della Giunta. Dal 2012 al 2015 gestore di una dimora storica, ricettiva, del 1400 e creatore e gestore di un Museo del Vino in provincia di Lucca. Dal 2015 a marzo 2020 responsabile gestione per due strutture ricettive del centro di Roma.

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