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    Home»Europa»Il fascino discreto di Ventotene
    Europa

    Il fascino discreto di Ventotene

    Paolo PiccinniDi Paolo PiccinniSettembre 20, 20211 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
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    Uno degli aspetti che colpisce maggiormente chi nella stagione primaverile visiti la piccola isola di Ventotene è la varietà dei profumi che provengono dalle piante, e che incessantemente si susseguono nel percorrere le poche strade dell’isola.

    “Fiori, Ventotene” di fotoandrew CC BY-NC-ND 2.0

    Questi profumi contribuiscono a fare di Ventotene la prima tappa europea del viaggio di migrazione verso nord di varie specie di uccelli, dopo l’impegnativa trasvolata dell’Africa. Molto interessante visitare a Ventotene sia il Museo della Migrazione sia l’Osservatorio Ornitologico, dove gli uccelli fermati dalle reti vengono in genere trattenuti anche meno di un’ora per essere identificati e monitorati, prima di poter proseguire il loro lunghissimo viaggio verso nord.

    “Bee-eater at bird ringing, Ventotene” di Island Vita CC BY-NC-ND 4.0

     

    Viene quasi da pensare che a Ventotene la natura e la storia si siano messe d’accordo per dare a questa piccola isola un ruolo di priorità in Europa. Priorità nel viaggio primaverile verso l’Europa di tanti uccelli che hanno trascorso l’inverno nei paesi più caldi, e loro primo approdo dopo il deserto del Sahara. Ma anche priorità per noi uomini e donne del Vecchio Continente, che ricordiamo come esattamente 80 anni fa in questa piccola isola fu elaborata la premessa di un progetto che continua ad essere di fondamentale importanza per il futuro del mondo.

    Il Manifesto di Ventotene fu scritto dai due confinati Altiero Spinelli e Ernesto Rossi nel 1941, mentre quasi tutta l’Europa continentale era soggiogata dal fascismo, e con il titolo originale Per un Europa libera e unita. Progetto per un Manifesto. Lo scritto di Spinelli e di Rossi, che prefigurava già da allora la necessità di istituire una federazione europea dotata di un parlamento e di un governo con reali poteri in economia e politica estera, è oggi considerato il primo testo ispiratore per la realizzazione dell’Unione europea.

    Il 29 agosto scorso il Presidente Mattarella, inaugurando a Ventotene il Convegno in occasione degli 80 anni del Manifesto, ci ha ricordato come la strada europea sia presidio di libertà, democrazia e diritti. Rispondendo alla domanda di una studentessa e riferendosi anche, ma non solo, alla situazione di emergenza dell’Afghanistan, Mattarella si è dichiarato sconcertato della posizione di alcune forze politiche europee, rigorose nella difesa dei diritti umani in paesi lontani, ma con un atteggiamento di negazione nei confronti dell’accoglienza di migranti per sofferenza e per fame.

    Altro significativo evento fu cinque anni fa, a largo dell’isola di Ventotene e sempre a ricordo del Manifesto, il summit italo-franco-tedesco tra Renzi, Hollande e Merkel. All’indomani del referendum Brexit del Regno Unito, il summit fu occasione di un messaggio di rinnovo di fiducia da parte dei principali paesi fondatori per quel sogno e quelle prospettive europee che a Ventotene avevano visto la loro alba.

    L’attività dei due autori del Manifesto del 1941, Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, prosegue oggi anche attraverso l’Istituto e la Fondazione che portano i loro nomi. Il recentissimo convegno di Ventotene sopra menzionato in occasione degli 80 anni del Manifesto è stato promosso dall’Istituto di Studi Federalisti Altiero Spinelli. La Fondazione Rossi-Salvemini, con sede a Firenze, continua i temi oggetto dell’impegno di Ernesto Rossi e del suo maestro Gaetano Salvemini.

    E’ interessante constatare materialmente i segni delle difficilissime condizioni in cui i due autori del Manifesto portavano avanti il loro lavoro intellettuale. La raccolta dei testi di economia appartenuti a Ernesto Rossi, donata qualche anno fa alla Banca d’Italia e valorizzata con la pubblicazione del volume L’eredità di Ernesto Rossi, lo testimonia sia per il periodo di reclusione che per quello del confino.

    Illustrazione di copertina de L’eredità di Ernesto Rossi. Il Fondo della Biblioteca Paolo Baffi Banca d’Italia, 2018

     

     

     

     

     

     

     

    Benché fosse consentito a Rossi di usare per alcune ore al giorno qualcuno dei suoi libri di economia, in non pochi di essi si trovano pagine con i margini strappati in corrispondenza delle annotazioni che egli era solito apportare. Dopo che gli era stato vietato l’uso della penna o della matita, in altri libri si trovano alcuni passi evidenziati con mezzi di fortuna, quali filo da cucito applicato a margine.

    Ventotene ci lascia dunque anche la testimonianza di come la forza delle idee possa prevalere sulla violenza e sulla repressione, ancor oggi purtroppo assai presenti in varie realtà del mondo. Il richiamo del Presidente Mattarella, ad apertura del convegno in occasione degli 80 anni del Manifesto di Ventotene, sottolinea con grande chiarezza anche questo suo aspetto di grande attualità.

    Foto di apertura “Ventotene Lighthouse” di Simone Carletti, CC BY-NC-ND 2.0

    Fondo librario di Ernesto Rossi Manifesto di Ventotene
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    Paolo Piccinni
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    Nato nel 1952. Professore a contratto, in precedenza ordinario di Geometria, all’Università Sapienza di Roma. Ho trascorso periodi di studio e ricerca in varie istituzioni negli Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Austria. Sono figlio di un giornalista.

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