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    Home»Culture»Riflessioni sconclusionate sulla Cancel Culture
    Culture

    Riflessioni sconclusionate sulla Cancel Culture

    Carlo PantanellaDi Carlo PantanellaFebbraio 20, 20221 VisualizzazioniTempo lettura 7 min.
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    Lo confesso: comincio a scrivere l’articolo, ma non ho idea di dove voglio arrivare.

    Partiamo dalle wiki-definizioni, che sono sempre una comoda certezza.

    Foto di Jack Seeds da Unsplash

    La locuzione Cancel Culture “è usata per indicare una forma moderna di ostracismo nella quale qualcuno diviene oggetto di indignate proteste e, di conseguenza, estromesso da cerchie sociali o professionali, sia online sui social media, che nel mondo reale”.

    In realtà  la locuzione si è rapidamente estesa a tutti quegli ambiti di revisionismo e moderna iconoclastia che chiedono a vario titolo la rimozione di monumenti, come quelli di Cristoforo Colombo per capirci, o toponomastica o altre forme di celebrazione o memoria storica,  in riferimento al politicamente corretto.

    E già sul “politicamente corretto” incontriamo il primo problema: cos’è Politicamente Corretto? E soprattutto CHI decide cosa sia Politicamente Corretto e cosa no?

    Possiamo ampliare ulteriormente il problema: Cosa è giusto? Cosa no?

    Andiamo ancora avanti: esiste la “Verità Assoluta”? È raggiungibile in questo Mondo Terreno?

    L’affare s’ingrossa: eravamo partiti, poche righe or sono, dal cercare di capire se sia giusto o meno abbattere la statua di Cristoforo Colombo, e già ci cominciamo a porre alcune delle Domande Fondamentali della Etica e della Morale. Càpita.

    Intuitivamente siamo tutti d’accordo che una statua ad Adolf Hitler sia assolutamente ignobile.

    In effetti, dopo la caduta del Fascismo, in Italia i capoccioni di colui che era improvvisamente diventato “il puzzone”, furono divelti e distrutti. E oggi non ne sentiamo troppo la mancanza. La disinvoltura con la quale si passò dall’acclamazione al “puzzone” è anche essa parte della storia.

    Che dire allora della colonna che tuttora campeggia a Roma al Foro Italico con la scatolare scritta “MUSSOLINI DUX”?

    Forse dobbiamo introdurre un concetto: la differenza fra “onorare” e “ricordare”.

    La storia non si cancella. Anche, e forse soprattutto, le pagine più buie.

    Ma allora i sentimenti di odio dei Nativi Americani nei confronti di Colombo sono giusti? Se sono genuini, certo che lo sono.

    Lo sono, come lo sono i miei. Sentimenti genuini di Italiano, orgoglioso compatriota di un navigatore che, vuoi o non vuoi, ha fatto la Storia.

    Ha cambiato la storia in meglio o in peggio? Domanda in realtà infantile: l’ha cambiata. Punto e basta.

    Foto di Héctor Achautla da Unsplash

    Arrivo ad essere provocatorio: se sei americano bianco, contrario a Colombo, sii coerente: prima di abbattere la statua di Colombo, torna da dove i tuoi antenati sono provenuti sulla scia del Genovese: Inghilterra, Irlanda, Polonia o magari proprio Italia.

    Se sei discendente da Nativi Americani, prima di abbattere la statua di Colombo, torna a vivere secondo le tradizioni dei tuoi avi: niente TV o Macchina, via la lavatrice.

    Non puoi abbattere il simbolo e poi vivere godendo dei “vantaggi” conferiti dall’effigiato nella statua distrutta.

    Nessuno mette in dubbio che gli Europei abbiamo danneggiato in modo infame i Nativi.

    Ma un momento!  Siamo assolutamente sicuri che nessuna tribù precolombiana abbia mai distrutto, prima del 1492, un’altra tribù?

    Ricerche archeologiche e genetiche recenti, ci parlano di numerosi genocidi precolombiani. Ma anche africani, asiatici. Non parliamo poi di quelli europei.

    È la storia, bellezza! Questo mostro che ha macinato ingiustizie e ci ha portato dove stiamo ora!!

    Vuoi giustificare i genocidi? No! Voglio spiegarli. E spesso le motivazioni degli eventi umani sono irriferibili.

    E‘ un po’ come se volessimo rammentare della nostra vita solo le cose belle. Sono gli errori che ci hanno fatto crescere.

    Prima di terminare questo delirio sulla Cancel Culture non posso non parlare della “mentalità dell’epoca “e della “buona fede”.

    Pizarro non era certo un galantuomo, mi auguro nessuno gli abbia mai dedicato una statua.

    Ma voglio raccontarvi il suo incontro con Re Atahualpa

    Pizarro mandò in ambasciata Fra’ Vincente de Valverde, per chiedere ad Atahualpa che, in nome di Dio e del Re di Spagna, si sottomettesse alla legge del nostro Signore Gesù Cristo e si ponesse al servizio di Sua Maestà il Re. Il frate avanzò con la Croce in una mano e la Bibbia nell’altra, giunto che fu davanti ad Atahualpa lo apostrofò così:

     «Sono un Ministro di Dio e ammaestro 1 Cristiani nella Santa Dottrina, e in tale veste giungo a te. Le mie parole sono le parole che Dio ci ha dato in questo Libro. Pertanto, in nome di Dio dei Cristiani, ti prego di accoglierli in amicizia, perché tale è la volontà di Dio, e tale sarà il tuo interesse».

    Atahualpa chiese che gli fosse mostrato il Libro, e il frate glielo porse chiuso.

     Il re non sapeva come aprirlo, allora Fra’ Vincente stese una mano per mostrarglielo, ma Atahualpa si infuriò e lo colpì.

    Quindi lo aprì, senza alcun interesse o meraviglia per ciò che conteneva, lo gettò via da sé, rosso in volto.

    Allora Fra’ Vincente si volse verso Pizarro e gridò: «Uscite fuori, Cristiani! Colpite questi cani infedeli che rifiutano la Parola di Dio! Avete visto? Il tiranno ha gettato nella polvere il Libro della Legge Divina! Perché rimanere in soggezione di questo cane orgoglioso, quando la valle intorno è piena di indiani? Colpitelo, perché io vi assolvo dai vostri peccati!! (da “Armi, Acciaio e Malattie” di Jared Diamond – Einaudi Editore, libro da leggere assolutamente)

    Risultato: 7000 soldati di Atahualpa trucidati in poche ore, senza contare i mutilati, feriti e prigionieri.

    Notate le ultime parole del Frate “vi assolvo dai vostri peccati”, insomma il famoso “Dio è con noi” che risuona immancabilmente in tutti i film storici bellici! (il correttore mi correggeva “bellici” in “imbecilli”, ma forse non aveva tutti i torti).

    E il bello è che risuonava da ambedue le parti della battaglia. Un Dio perennemente tirato per la veste da tutti.

    Foto di Jack Seeds da Unsplash

    Lo sappiamo: Colombo fece strage di nativi, ma la mentalità dell’epoca, che oggi ci suona del tutto stupida e orribile, era quella di Frà Vincente de Valverde: “noi siamo i buoni, loro sono i selvaggi, li uccidiamo per il loro bene, per civilizzarli. Mandiamoli nel Limbo: sempre meglio dell’Inferno”.

    Se fossimo vissuti 530 anni fa, avremmo pensato esattamente così! Per fortuna che le macchine del tempo non sono state inventate.

    Allora tutto a posto?  Se la mentalità dell’epoca o di quel contesto sociale è quella, e tu sei in buona fede, si può fare! Macché!

    Ad essere onesti, pure i mafiosi, perlomeno quelli storici, in cuor loro, sono fermamente convinti di stare dalla parte del giusto: un Uomo d’Onore si DEVE comportare così!

    Ma io questo non lo potrò giustificare mai e poi mai! È un po’ come giustificare uno stupratore perché ha avuto dei traumi infantili. Certi atti sono ontologicamente ingiustificabili. E basta.

    Ma allora? E allora proprio non lo so.

    In cuor mio Colombo sbagliava, ma in buona fede: le sue statue non vanno distrutte.

    Ma Hitler e i mafiosi, intima buona fede o no, non possono essere onorati in alcun modo.

    La colonna al Foro Italico non è una celebrazione, ma un pezzo di storia. Non credo proprio che a nessuno che ci passi davanti gli venga voglia di restaurare il Fascismo. Magari proprio il contrario.

    Non chiedetemi perché, ma a me pare giusto così. Perdonatemi ma non si può razionalizzare proprio tutto.

    Credo che la cosa abbia a che fare con il Libero Arbitrio: la scelta che ognuno fa tra il Bene e il Male.

    Cancel culture colombo pizarro storia
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    Carlo Pantanella

    Laureato in Economia e Commercio « cum laude » all’Università La Sapienza nel 1982. Già membro del Consiglio Regionale Confindustria Lazio. Già Vicepresidente AISCRIS, “Associazione Nazionale Consulenti per l’Innovazione e lo Sviluppo” aderente a FITA CONFINDUSTRIA. Capitano in Congedo dell’Arma dei Carabinieri, doppiatore e Speaker TV.

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