
Mentre le attenzioni delle polizie erano rivolte alle famiglie calabresi o alle cosche albanesi, questi padrini del Terzo Millennio hanno aperto una nuova rotta che dal Sud America fa sbarcare tra i container di Anversa, Rotterdam e Amburgo quantità incredibili di stupefacenti: i sequestri record registrati – 70 tonnellate in un anno nel porto olandese, 100 in quello belga – testimoniano solo lo tsunami di polvere bianca che sta invadendo il continente. Il più importante è Daniel Kinahan, nato a Dublino, che ha potenziato le attività criminali del padre trasferendole prima in Spagna e poi negli Emirati: attualmente è il most wanted della Dea statunitense, che lo considera di gran lunga più pericoloso di qualsiasi narcos colombiano o messicano, tanto da mettere su di lui una taglia da cinque milioni di dollari. Poi c’è Edin Gaçanin, noto con il soprannome di Tito i Dino, che evoca le sue origini jugoslave e la sua passione per le Ferrari, partito dagli orrori di Sarajevo per costruire una filiera completa della cocaina: dalla produzione nelle vallate peruviane, al trasferimento via nave e quindi alla commercializzazione. Quindi Ridouan Taghi che nella provincia olandese ha messo su una gang con un livello di infiltrazione e ferocia tale da terrorizzare l’intera nazione: Peter R. de Vries, tra i più famosi giornalisti televisivi che indagava sulle sue attività, è stato assassinato nel centro di Amsterdam. Infine Raffaele Imperiale, figlio di un piccolo imprenditore campano che dai ristoranti sparsi per l’Europa si è dedicato ai rifornimenti di cocaina per i boss della camorra: teneva in casa due quadri di Van Gogh trafugati nei Paesi Bassi.
Sono criminali cosmopoliti, non legati a un territorio o a un Paese, la cui storia però è accomunata da alcune tappe come i Paesi Bassi, il luogo dell’importazione, e Dubai, il rifugio di lusso che per anni li ha protetti dai mandati di cattura. Hanno portato avanti i loro affari dai grattacieli dorati del Golfo, comunicando esclusivamente attraverso le chat di telefonini criptati.
Proprio il sequestro dei server usati dai cellulari a prova di intercettazione ha fermato l’ascesa di questa Macro Mafia: i messaggi, decifrati e condivisi tra le polizie della Ue, si sono trasformati nelle prove per incriminarli e hanno convinto le autorità emiratine a farli arrestare. Due di loro sono però ancora liberi e una nuova leva li sta già rimpiazzando, facendo dei broker l’evoluzione della specie che globalizzerà le dinamiche criminali e cambierà per sempre il modo di agire delle mafie.