Questa Roma impreparata a tutto “festeggia” (si fa per dire) i tre anni di reggenza del sindaco Gualtieri e si chiede: “Ma c’era? Ma cosa ha fatto? Che segni ha lasciato?”. Cuore di popolo, perché per i quotidiani romani, complici gli affari in itinere (soprattutto metropolitana e nuovo stadio della Roma), “va tutto bene madama la marchesa”.
Così, con il senno di poi, si trova ancora chi rimpiange la mancata nomination per ospitare l’Olimpiade del 2024, che peraltro avrebbe visto Roma in netto svantaggio rispetto alla candidatura di Parigi. Un segno evidente della velleitarietà del proposito è mostrato dalla preparazione della capitale per il Giubileo, l’evento che ogni 25 anni la sconvolge e per la quale è in palese quanto forsennato ritardo.
I palliativi sono marginali: la piscinetta pro-questua municipale a Fontana di Trevi, l’ingresso a pagamento al Pantheon. La realtà è che Roma non è riuscita a darsi, complici i suoi governanti, un profilo da capitale contemporanea e si mostra come un suk medio-orientale, senza offesa per l’altro continente.
Quello che ci aspetta nel 2025 può avere aspetti terrificanti. Nella previsionalità sono attesi 35 milioni di pellegrini o, per meglio dire, di stranieri abbienti, perché si preparano aumenti ben oltre il tasso di inflazione. Il grande nodo ideologico nel paniere del Giubileo è la fissazione del prezzo degli spaghetti alla carbonara a 12 euro per impedire che la tariffa venga issata a 15, secondo quanto hanno già provveduto ristoratori romani trinariciuti.
Sogno o son desto? È questo l’essenziale nodo del contendere, un piatto di pasta il cui costo vivo al massimo ricade su due euro? Nel corso del 2025 Roma dovrebbe essere visitata da un universo nove volte più rilevante della sua popolazione.
Domanda retorica: è pronta per tutto questo? E, soprattutto, quali gravi conseguenze ricadranno, con l’aumento dei prezzi, del traffico, del vivere civile, sugli indigeni nativi?
Quando Bonifacio VIII indisse il mitico Giubileo del 1300 aveva sicuramente più contezza dei problemi che la città avrebbe dovuto affrontare. Ben maggiori di quelli odierni. Perché parliamo di un paesone di 20.000 abitanti che si trovò ad arginare la venuta di due milioni di pellegrini in un rapporto 1/100, nettamente superiore a quello odierno.
Eppure quella Roma se la cavò istituendo precedenze pedonali sull’affollatissimo Ponte Sant’Angelo.
A proposito, mentre andiamo in stampa, ecco arriva l’ultimo scandalo che precede quello prossimo e annunciato sul PNRR. Casi di corruzione per funzionari del Comune in relazione ai lavori del Giubileo. Ipotesi di reato: turbativa d’asta e frode in pubbliche forniture nell’ambito di appalti per il rifacimento del manto stradale.
Ma guarda un po’… Capitale infetta, nazione malata.
