Difficile trovare un argomento di discussione in cui interlocutori così diversi da talk show siano tutti d’accordo. Quello che accomuna Cacciari, Mieli, Porro e Padellaro è ritenere che la democrazia in Romania sia stata sospesa. Parliamo di un Paese di fresca adesione all’Unione Europea, entrato, non a caso, da pochi giorni nella legislazione di Schengen di libera frontiera continentale. Il diktat della Corte Costituzionale che ha annullato il primo turno elettorale che decretava l’inaspettato successo del Carneade Georgescu con il 22,6 per cento dei suffragi è un inaudito nella storia del dopoguerra e si presta a censure e obiezioni. Vogliamo tenerci lontani da un giudizio politico sul soggetto. 
Evitiamo i contenuti e stiamo alla forma, alla cornice e non al quadro. La motivazione consiste nella presunta infiltrazione russa. Ammesso e non concesso che ci sia stata ma ci si chiede quale elezione non è stata mai condizionata da una pressione sui social di qualunque genere? Forse elezioni nazionali e regionali in Italia sono state annullate per i reiterati abusi del voto di scambio? Forse bisognava annullare il primo mandato di Trump e anche il secondo per le relazioni con personaggi come Musk e la capacità di incidere di Twitter? Semmai condanne e avvisi di garanzia in flagranza di accertato reato in Italia sono stati recapitati ex post ma senza inficiare il verdetto delle urne. E la prova fumante del reato in questo caso in cosa consiste? In un passaggio di denaro da 400.000 euro, forse buono per veicolare l’elezione di un consiglio comunale di una media città italiana! E perché la Corte Costituzionale rumena non ha bloccato le elezioni in tempo se aveva queste prove al suo attivo? Perché ha consentito le votazioni per poi annullarle? Un florilegio di sospetti si abbatte sullo scandalo. E il primo nella constatazione che tre giudici della Corte sono diretta espressione dei poteri forti, insediati dal Partito Socialdemocratico. Bisogna tenere presente che nel momento in cui scattava l’annullamento, un sondaggio dava Georgescu vincente al ballottaggio con il 62%. Il Grande Fratello russo è così influente da aver manipolato i neuroni dei così influenzabili rumeni? Documentiamo il possibile sottotesto del provvedimento. Georgescu, uomo di destra, populista che riscuote gran credito presso gli agricoltori e i rumeni all’estero (solo in Italia i potenziali votanti superano il milione) vuole la fine della guerra, è un convinto pacifista, sostiene di non aver avuto alcun appoggio dalla Russia e di non conoscere Putin, è contro il credito incondizionato verso Zelenski. L’Unione Europea, la Nato, può permettersi di autorizzare l’emersione di un potenziale premier come Georgescu che vuol chiudere il rubinetto delle armi con l’Ucraina, vuol disciplinare il gran dispiego di truppe sul suolo rumeno e non ottemperare alla recente uscita di Rutte che vuole portare al 3% la percentuale di sfruttamento del Pil nazionale in funzione di una difesa che va tradotta con offesa? In questo scenario lo spauracchio è Tik Tok, detestato dagli Usa, enfatizzato come prima arma di manipolazione. A quel che ci appare, in questo momento il social di ispirazione cinese è il più dinamico nel concerto dei social, quello di maggiore vivacità e specificità.