Gli instabili equilibri internazionali mettono l’UE e l’Euro di fronte alla prova della piena sovranità. Su due fronti. Quello dell’ autonomia nel sistema internazionale dei pagamenti e quello dell’Euro digitale. I due profili stanno indissolubilmente insieme e mirano a costruire un circuito europeo delle transazioni elettroniche e la dematerializzazione del contante, in un contesto di competizione globale dove il controllo della tecnologia assume il ruolo di funzione strategica e di capacità geopolitica.
Emancipazione e sovranità monetaria
Sebbene sembrino temi distanti, accademici, di tecnica monetaria, essi hanno una forte valenza politica e una straordinaria incidenza sulla vita quotidiana, entrando nelle tasche dei cittadini europei. Come è emerso alla conferenza dello IAI, Euro Digitale e sovranità europea, dello scorso 28 maggio, con Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Bce e Presidente della Digital Euro Taskforce.
L’introduzione dell’Euro digitale passa dall’autonomia infrastrutturale e tecnologica e punta alla riaffermazione della piena sovranità politica e monetaria, con il coinvolgimento attivo del sistema pubblico e privato, di cittadini ed imprese su scala europea. Il progetto, avviato già da 6 anni, sta arrivando all’ ultimo miglio, prevedendosi il corso legale a partire dal 2029. Ma è una corsa contro il tempo, con un iter attuativo ancora da scrivere. Letteralmente, come vedremo più avanti. Il percorso è anche condizionato dai sistemi globali di intermediazione monetaria e da equilibri geopolitici che ruotano intorno al dollaro. Interroga questioni di autonomia, sovranità e indipendenza della funzione monetaria. L’Euro pur essendo la seconda moneta più scambiata al mondo, dipende, per i pagamenti elettronici, da circuiti internazionali controllati da soggetti extra europei, fortemente condizionati dagli equilibri globali e dal ruolo predominante degli Usa. Che possono, autonomamente e discrezionalmente, decidere di sanzionare cittadini e imprese che abbiano, in qualsiasi modo, minacciato gli interessi statunitensi.
Potere globale e unilaterale
Un potere unilaterale e inappellabile, che si pone come giudice supremo, al di sopra del diritto internazionale. Per comprenderne la natura bastano due casi su tutti. Che parlano all’Europa. Riguardano la relatrice dell’Onu, Francesca Albanese, e il giudice francese della Corte penale internazionale, Nicolas Guillou. Sono entrambi incappati nelle sanzioni degli Usa. Da quel momento in poi, per loro, si è aperta una odissea umana e finanziaria. Privati della possibilità di avere un conto corrente bancario, di effettuare pagamenti con carte di credito, di fare acquisti on line. Una condanna all’inabilità economica e all’esclusione dalla vita sociale. Le due personalità si sono ritrovate spogliate della possibilità di pagare una prestazione sanitaria, comprare un biglietto di viaggio o aprire un conto corrente con cui pagare un muto o un affitto. All’improvviso si sono bloccati conti correnti e carte di credito.
Un sistema alternativo di pagamento europeo
La sorte toccate ai due funzionari internazionali e ad altri giudici della Corte Penale internazionale in realtà potrebbe toccare a qualsiasi cittadino e anche a diversi soggetti del dibattito pubblico o delle istituzioni. Potrebbe toccare, vista l’imprevedibilità dell’inquilino della Casa Bianca, anche a figure apicali dell’UE o di paesi membri. In una fase di crisi acuta del multilateralismo, sono ipotesi non del tutto irrealistiche. È solo l’ennesima violazione del diritto internazionale e della sovranità dei singoli Stati, contro cui l’UE ha vibrato la propria protesta. Per evitare le evenienze sopra descritte e la dipendenza economica e finanziaria, l’UE e la BCE stanno allestendo un circuito di pagamento che, facendo perno su soggetti europei, possa saltare, all’occorrenza, l’oligopolio dei grandi Big mondiali (Visa, Mastercard, American express…) che rispondono ad altre logiche e dinamiche. Il sistema europeo è impegnato, dunque, a costruire l’infrastruttura tecnologica necessaria alla connessione dei sistemi di pagamento, al dialogo tra operatori e terminali, cittadini e imprese. Un sistema in grado di abbattere i costi di commissione e di garantire un’autonoma profilazione internazionale, un livello elevato di resilienza capace di rappresentare un autonomo circuito, fuori dai condizionamenti politici e finanziari.
Una scelta tardiva e urgente
Oggi le transazioni elettroniche degli europei si attestano mediamente sul 52%, con significative differenze all’interno dell’euro zona, con una tendenza in ascesa irreversibile. Un dato che consegna le potenzialità degli scambi internazionali all’intermediazione di pochi operatori extraeuropei. Che potrebbero, come abbiamo visto, in qualsiasi momento e per motivi diversi, spegnere l’interruttore: bloccando acquisti, servizi, logistica, spedizioni, ricerca. Ecco dunque la necessità, urgente ed ineludibile, di procedere speditamente verso l’integrazione del mercato europeo dei pagamenti. Anche se questo produce resistenze e contraccolpi nel sistema bancario europeo che teme una parziale disintermediazione e nei gestori dei circuiti che paventato perdite importanti dei diritti di commissioni e una minore capacità di offrire credito allo sviluppo territoriale. Una stima Mediobanca calcola nel 20% la contrazione che ne deriverebbe al sistema bancario dall’attuazione del progetto, mentre per la Bce gli stessi effetti sarebbero abbastanza moderati. Ma dietro a molte opposizioni all’Euro digitale non ci sono soltanto dubbi tecnici o preoccupazioni civili, ma anche interessi economici molto concreti legati al futuro mercato delle stablecoin e al loro ruolo nell’economia.
La dematerializzazione del contante
In questo quadro si inserisce l’Euro digitale e la dematerializzazione del contante, che Bruxelles dovrebbe definire entro il 2026 in un Regolamento già in fase avanzata di elaborazione, ma non ancora approvato. L’avvio del corso legale prevede la messa a disposizione da parte della Bce, tramite sistemi pubblici accreditati come Poste o Banche, di un portafoglio digitale (Wallet), in cui i cittadini potranno accreditare-con un tetto da definire, presumibilmente intorno ai 3 mila Euro- le somme occorrenti per le necessità attualmente gestite con contanti. Monete e banconote, in questo modo sparirebbero dalle tasche finendo nel proprio smartphone. Che potrà essere utilizzato, senza costi di mediazione, sia in modalità online che offline. In particolare, quest’ultima modalità garantirebbe riservatezza e affidabilità, tramite la comunicazione tra i diversi device. Si potrà così pagare con il “contante digitale” al supermercato come dal professionista, interfacciando i rispettivi dispositivi smart. Ma l’utilizzo dell’Euro digitale non sarà obbligatorio e i cittadini potranno continuare ad utilizzare, a loro scelta, il contante tal quale. Mentre sarà obbligatorio l’accettazione dei pagamenti digitali. Il tutto, secondo gli attuali programmi, a partire dalla metà del 2029, in tutti i paesi dell’area Euro. Tenuto conto che oltre all’infrastruttura tecnologica, su cui passeranno le transazioni elettroniche, occorrerà adeguare i circa 15 milioni di accettatori in tutta la rete commerciale e dei servizi, oltre quelli degli uffici pubblici e privati, nella sola area Euro mentre salgono a 21 milioni i terminali nell’UE. Un’operazione gigantesca di coinvolgimento degli operatori economici e di adeguamento dei terminali, che nel 20% dei casi saranno addirittura da sostituire mentre nell’80% sarebbe sufficiente un adeguamento del software, secondo stime della Bce. A fronte di questo impegno per le imprese potrebbe finalmente aprirsi uno spiraglio per ridurre sensibilmente o azzerare i costi di intermediazione rispetto ai circuiti tradizionali che pesano significativamente sui bilanci in ragione dei diversi settori operativi.
La politica europea in affanno
In questo quadro i tempi del legislatore europeo, che deve ancora emanare il Regolamento attuativo, sono davvero stretti. “Ci aspettiamo- ha detto alla conferenza IAI, il, membro del Comitato esecutivo della Bce e Presidente della Digital Euro Taskforce, Piero Cipollone– che il 23 giugno voti il Comitato Econ e in plenaria il 7 luglio e ci aspettiamo che il testo sarà vicino agli altri due (quello del Consiglio e della Commissione, ndr) e quindi che il trilogo viaggi molto rapidamente“. Dopo una lunga preparazione il progetto dovrebbe essere, dunque, alle fasi finali e non dovrebbero esserci ostacoli nel Parlamento europeo. In più, la presidenza dell’Irlanda, nella seconda parte dell’anno, potrebbe essere un fattore di accelerazione, considerato che si sta preparando da tempo, in modo sincrono con la Bce. Il tempo in economia non è una variabile indipendente e gli operatori economici hanno bisogno di certezze per programmare gli investimenti, mentre le urgenze e le emergenze del quadro internazionale bussano ogni giorno alla porta dell’Unione. E la storia non si ferma davvero davanti a un portone.

