
Non è il caso di infierire sui clamorosi ritardi nella conclusione delle opere previste per il Giubileo 2025. A settembre ne risultavano ultimate solo quattro e la volata finale è servita, in alcuni casi fuori tempo massimo, per euforizzare i media con il sottopasso di Piazza Pia, concluso, quello sì, a tempo di record perché necessario vista la contiguità con il polmone pulsante dell’evento, ovvero Piazza San Pietro. La photopportunity di Gualtieri con il caschetto non cancella le magagne id un’improvvisata volata finale. Inoltre, nelle opere previste e quelle già concluse, nel generale rinvio di molti cantieri a babbo morto, cioè nel 2026, quando il Giubileo sarà archiviato, prevale un criterio urbanistico-architettonico poco condivisibile. Gittate di cemento e desertificazione del territorio è il timbro unificante di tanti lavori previsti. Il modello è forse quello precedentemente sperimentato di Piazza San Silvestro, teorica splendida isola pedonale ma oggi solo luogo di transizione senza vivezza e partecipazione. Una stazione di transito che non vive di esistenza propria perché manca dei necessari corollari di sosta (panchine, fontane, bellezza interna). E su questo format anche Piazza Risorgimento dove l’isola pedonale garantisce un enorme spazio di circolazione ai pellegrini e agli abitanti del quartiere ma non gode di una qualità estetica piacevole. Potremo replicare ad abundantiam queste note soffermandoci sul restyling di Piazza San Giovanni che, peraltro, mostra già qualche inconveniente (sampietrini scheggiati) probabilmente per la celerità con cui sono stati conclusi i lavori. Così anche per l’impostazione della Stazione Termini, a Giubileo iniziato, gittate di cemento fuori controllo.
La controindicazione è quella che rende la vita sempre più difficile ai romani ovvero la cronica mancanza di parcheggi. Ne approfittano i garage privati in pieno clima di speculazione. In zona stazione un’ora di parcheggio costa dieci euro e rende quasi gettonabile il rischio di una multa vista l’esosità di una richiesta senza controllo. Tra l’altro il sindaco Gualtieri non esce proprio bene dalla progettazione del Giubileo visti i rilievi della Corte dei Conti. Spesso il primo cittadino di Roma se l’è cavata aggiornando il crono programma. Così gli interventi essenziali e indifferibili sono stati stralciati dall’elenco originario di 204 e ridotti a 64 (circa il 30%). Una logica disinvolta pronta a ogni correzione in corsa. Per i “vedovi” del mancato progetto della candidatura di Roma a sede olimpica del 2024 un segnale importante. Come sarebbe andata finire se la capitale italiana avesse lanciato la propria candidatura (ammesso e non concesso se sarebbe stato in grado di battere la concorrenza di Parigi, poi città vincente)?
È un sentore di Armata Brancalone quello che si trasmette alla latitudine degli uffici comunali. Senza dimenticare il mancato freno alla speculazione. La bolla immobiliare di Roma nei mesi del Giubileo rivela tutta la propria fragilità. Di fronte alla recrudescenza degli sfratti, agli innalzamenti di prezzo degli uffici commerciali, allo sfruttamento, invano contrastato, di improvvisati B & B non sempre in regola con la legge, non c’è argine municipale. Di mezzo, spesso non contribuenti alla chiarezza, anche gli investimenti raffazzonati del PNNR, con l’obbligo di soldi che devono essere spesi, non importa come. Però Gualtieri non è nel mirino dei media. E immaginiamo come sarebbe stata trattata la Raggi se avesse dovuto vivere questa temperie. Perché questa diversità di trattamento? La risposta è una e semplice. Gualtieri, laureato in storia, è espressione del PD, cioè del partito che più risponde agli umori dei cosiddetti elettori ZTL. Dunque, salvate il sindaco dalle critiche estreme.
