
Ogni momento è storico, ogni singolo segmento di tempo ha al suo interno qualcosa di unico, e spesso di irripetibile di cui è interessante parlare; oggi, per esempio, discutiamo dello stato di avanzamento lavori di cantieri molto importante: l’Europa e il medio oriente. E lo racconto, insieme ad altro.
Il cantiere Europa è indubbiamente e unicamente un mercato molto regolamentato tra Nazioni che sono stati in guerra tra di loro per secoli e che hanno saputo costruire meccanismi di scambi commerciali e di direttive che regolano comportamenti, attività, scambi, e che preparano l’Unione al futuro.
E dopo? Niente. Semplicemente la nostra è un’Unione commerciale piuttosto chiusa, magari pure un po’ troppo chiusa, ma è certamente un’Unione commerciale di grande impatto sul pianeta. Ventisette bandiere ventisette, ben diverse e distinte, ancora in attesa di trovare una reale politica comune, ma all’orizzonte, non si intravede niente, da tempo. Né la politica fiscale, né di gestione del debito, né industriale, né di politica estera, né militare. E allora, senza la politica comune, qualsiasi sia la declinazione che vogliamo dare a questa parola, che cos’è questo cantiere, di quale progetto vogliamo parlare?
Diamoci una sveglia. È la stessa Europa che ce lo chiede. Ricordate questa frase magica? Ma che cosa serve perché ci sia una sveglia, un’altra epidemia? Una bella invasione di Paesi comunitari? Io credo che abbiamo bisogno di coraggio come quello che di solito hanno chi non mente a sé stesso e che fa di tutto per risolvere la questione. Se non diventiamo anche una potenza militare, oltre che commerciale, non avremo nessun posto a tavola. Gli USA sono una delle potenze mondiali perché il loro modello, inconfondibile, è proprio quello di una democrazia militare. Il pentagono è il primo interlocutore e sviluppatore di high tech al mondo. E protegge ovunque gli interessi statunitensi.
Non ci piace la ricetta? Cambiamo gli ingredienti, ma temo che il piatto da cucinare sia sempre lo stesso. Una forte presenza militare, unitaria, che dovrà fare a meno dell’ombrello americano, almeno in parte. E non parliamo di Trump, tra quattro anni – se non lo fanno fuori prima – farà danni solo in Florida, e continuerà a barare pure quando giocherà a golf. Il disimpegno americano ci fu già con Obama, che con Trump non ha molto in comune, e che lasciò il campo in Libia, e che non credeva nelle mezze stagioni arabe, ricordate? Pensiamo a noi, please. Ai nostri interessi, che sono quelli del mantenimento delle nostre belle democrazie liberali, del nostro wellfare e di tante altre cose cui siamo particolarmente affezionati. E a difenderci, da soli.
Abbiamo timore della stessa parola? Ma la guerra la portano sempre delle dittature, mai delle democrazie liberali. E mai due o più democrazie liberali si faranno guerra, a parte quelle commerciali. Ecco perché sono ottant’anni che la nostra Unione è una delle migliori comfort zone del mondo. È la nostra vera essenza, il prodotto di due valori fondamentali che abbiamo orami imparato ad apprezzare; giustizia e libertà. Insieme, mai disgiunte, anche perché l’una senza l’altra non possono né esistere né funzionare.
Il patriottismo è il nemico giurato del nazionalismo, e noi dovremo diventare – presto – un po’ (tanto) patrioti della nostra Europa, orgogliosi del nostro progetto, presidiare e difenderci, da soli. La citata democrazia militare USA è intervenuta due volte in Europa, nella prima parte del secolo scorso, e sappiamo tutti che se non avessimo avuto, ambedue le volte, l’aiutino esterno, saremmo stati tutti un po’ più tedeschi di quanto siamo adesso. Io credo che anche adesso, a parte le sparate di Trump, se Putin avesse in mente qualcosa di strano, la stessa democrazia militare ritornerebbe sui suoi passi, ma meglio non provarci.
Gli unici, veramente unici, che hanno nel sangue questa idea sono gli inglesi, che comunque, ringraziano ancora per l’aiutino. Piaccia o non piaccia, anche adesso sono quelli che, pur avendo abbandonato il progetto Europa, scenderebbero seriamente in campo, anche con il loro arsenale nucleare. E credeteci: non sono dei pazzi imperialisti, ma dei determinati patrioti che non amano essere sotto padrone, pensate, neanche della democrazia militare. Se vai in guerra contro la dittatura argentina per riconquistare uno sperduto arcipelago nel sud dell’atlantico, vai pure in Afghanistan, o in Iraq, pensando che questo sia giusto (anche se poi ti accorgi che non era così giusto) per tutelare i tuoi interessi britannici, mai veramente domi, dimostri di essere un Isola coraggiosa ed unica.
Come vorrei che anche l’Europa, la mia Europa che amo infinitamente, diventi un’Isola abitata da patrioti orgogliosi di essere europei. Occorrerà rifondare la NATO, creandone uno spin-off europeo, unificandone i sistemi d’arma e istituendo un segretario europeo alla difesa che sia anche il premier eletto europeo, di una federazione di Stati basati su una declinazione tutta europea di una rinnovata democrazia militare. Puntiamo sull’autonomia energetica, fatta di rinnovabili e di nucleare di nuova generazione. Non vi piace l’idea? E allora teniamoci questa regolamentata Unione Commerciale e Monetaria, ma non chiamiamola Unione Europea, ma magari Accorpamento Europeo.
