
La conferenza sulla sicurezza europea svoltasi a Monaco dal 14 al 16 febbraio segna una svolta nei rapporti tra Stati Uniti Europa e fa registrare una rottura profonda sui valori comuni che erano stati alla base delle relazioni transatlantiche. Spirava a Monaco un vento ideologico di attacco alla costruzione europea considerata quasi un orpello del passato e un ostacolo alle nuove dottrine provenienti da oltre oceano.Il vice presidente Vance accusa l’Europa di liberticidio ,di soffocare l’ innovazione, la libertà di espressione e la libertà religiosa e di essere un maggiore nemico degli Stati Uniti rispetto a Cina e Russia.A ciò di aggiunga lo sfacciato sostegno alla leader del partito neo nazista Alice Weidel contro tutte le regole del rispetto e della non ingerenza nella politica interna di un Paese amico e alleato.Le affermazioni di Vance non sono sfuggite all’attento ascolto del Cremlino che attraverso la voce dell’ineffabile Medvedev ha proclamato il compimento della nemesi storica rispetto alla Conferenza di Monaco del 2007 in occasione della quale Putin aveva denunciato l’unipolarismo americano nelle relazioni internazionali.
Con queste prospettive, dopo tre anni di guerra, è in arrivo una resa dei conti piuttosto salata per l’Ucraina e per l’Europa. Nella telefonata diretta con Putin,Trump ha promesso una serie di importanti concessioni che svuotano il negoziato ancor prima che esso cominci . Innanzitutto cade l’isolamento nel quale era finora tenuto il Presidente russo ,pienamente riabilitato da Trump che gia’ parla di riammetterlo nel formato G7.Non solo ma il nuovo inquilino della Casa Bianca sembra voler accondiscendere alle principali condizioni poste da Putin per giungere ad una chiusura del conflitto: riconoscimento dell’acquisizione di fatto ,se non di diritto, delle quattro regioni del Donbass occupate ,anche se controllate solo parzialmente dall’esercito russo; impegno a rinviare sine die l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, e quello che conta di più un accordo da raggiungersi direttamente tra America e Russia, lasciando Ucraina e Europa al margine del negoziato.Su queste basi sono stati avviati i colloqui tra Lavrov e Rubio a Ryad per preparare l’incontro al vertice tra Putin e Trump
In questo contesto la situazione del presidente ucraino appare disperata.Non dispone infatti di contrappesi negoziali da opporre a Putin, tranne( fin quando dura )una parte della regione del Kursk occupata dalle sue truppe. Allo stesso tempo deve giustificare a cosa sono valsi tre anni di guerra che hanno provocato morti e distruzioni del suo Paese destinato per di più ad essere smembrato di parte del suo territorio. A ciò si aggiunge la richiesta pressante di indire le elezioni che di fatto delegittima la sua leadership, posta in forte contestazione dai suoi avversari politici quali l’ex presidente Poroschenko e il sindaco di Kiev Vitalij Klychko.
Non migliore la situazione dei Paesi dell’Unione europea che con differenti gradi di partecipazione hanno seguito le decisioni americane e della Nato, cullandosi nell’illusione di piegare la resistenza di Putin e di imporre una pace giusta. Adesso i leader europei dovranno spiegare alle loro rispettive opinioni pubbliche a cosa sono serviti tre anni di guerra e quale è il risultato ottenuto per l’Europa. Inutile dire che se il negoziato dovesse concludersi in questi termini,Putin ne uscirebbe rafforzato non solo per le conquiste territoriali ma con il riconoscimento di fatto americano di una sua zona di influenza in Europa la cui estensione resta tutta da determinare sulla base dei rapporti di forza e dei negoziati che ne seguiranno.
L’Europa potrebbe pertanto trovarsi per la prima volta dopo ottanta anni di pace e stabilità nel continente a dover fronteggiare da sola la minaccia russa e a farsi carico della ricostruzione e della sicurezza di quel che resterà dell’Ucraina. Molti hanno sostenuto in passato che questa guerra non avrebbe dovuto mai scoppiare e che un negoziato sarebbe stato possibile ,come forse sarebbe stato possibile fermarla due mesi dopo nei colloqui di Istanbul nell’aprile del 2022.Adesso l’Europa è chiamata a fronteggiare
Il pericolo russo e non sa fino a che punto può contare sull’impegno americano. Inutile tuttavia piangere sul latte versato.Appare assolutamente necessario che i Paesi dell’Unione Europea insieme alla Gran Bretagna mettano a punto un piano di difesa comune che rappresenti un forte deterrente nei confronti di Putin. Il rischio è infatti che si delinei una nuova Yalta che tracci le zone di influenza tra Russia ,Stati Uniti e Cina lasciando il governo del mondo a un nuovo formato quello del G3. L’Europa deve pertanto ricercare la sua unità di intenti rivendicando il suo pieno diritto a partecipare su un piede di uguaglianza al negoziato sul futuro dell’Ucraina utilizzando tutti i mezzi di cui dispone sul piano diplomatico,economico e commerciale per impedire che Putin emerga come il vincitore indiscusso di questa sciagurata guerra. Si tratta di impedire che un ‘ Ucraina smilitarizzata e privata di un quinto del suo territorio diventi una nuova Bielorussia con la conseguenza di un aumento della minaccia russa.I leader europei dovrebbero prendere atto della svolta determinata dell’elezione di Trump, e non cullarsi nell’illusione che in fin dei conti gli, americanio finiranno per fare ,come si diceva in passato la cosa giusta.Non è più così e prima prenderemo atto della nuova realtà prima eviteremo il rischio di cocenti delusioni che potrebbe incidere profondamente sui risultati finora raggiunti dell’integrazione europea.
Macron ha cercato di catalizzare una reazione dei principali governi europei con il vertice di 7 Paesi europei(Francia,Germania, Italia Spagna Gran Bretagna Danimarca e Olanda)convocato a Parigi lunedì 17 febbraio con la partecipazione del Segretario generale della NATO Rutte , della Presidente della Commissione Europea Von der Leyen e del Presidente del Consiglio europeo Costa. Ma intanto la nuova Amministrazione americana detta le condizioni e chiede agli governi della UE di fornire proposte dettagliate su armi ,truppe di pace e accordi di sicurezza da offrire all’Ucraina come parte di eventuali garanzie per mettere fine alla guerra. L’Europa si trova di fronte a una scelta cruciale per la sua sopravvivenza come soggetto politico e comincia a rendersi conto seppur tardivamente di essere sotto il ricatto securitario degli Stati Uniti che si comportano più come un avversario che come un alleato.Bisogna augurarsi che lo shock determinato a Monaco dalle parole dell’amministrazione Trump provochi una presa di coscienza e imprima una svolta salutare al processo di integrazione europea verso una politica estera e di difesa comune.
