La Mediazione Familiare, purtroppo, è ancora poco conosciuta nel contesto socio-culturale italiano perché necessita di un profondo cambiamento culturale, processo ovviamente lungo e complesso. Eppure, la diffusione della sua pratica potrebbe portare nella separazione coniugale e di coppia a sostituire la visione distruttiva del conflitto, vissuta nella logica vincitore/vinto, con una capacità di apertura e condivisione che mira alla costruzione di una diversa e funzionale relazione familiare.
Quando una coppia decide di separarsi solitamente non è mai d’accordo nel profondo dell’animo, generalmente uno dei due subisce la decisione dell’altro anche quando con l’aiuto degli avvocati si approda alla consensuale; entrambi i componenti della coppia entrano in una fase delicata e dolorosa della vita e arrivano alla decisione di separarsi con motivazioni diverse, con soggettivi punti di vista, personali esigenze da far valere nei confronti dell’altro.
E i figli? Il ruolo “rivoluzionario” del Mediatore Familiare è proprio quello di accompagnare la coppia nella fase di transizione da coppia “coniugale”, in senso lato, a coppia “genitoriale”, facilitando l’evoluzione del vissuto conflittuale in modo costruttivo con il primario obiettivo di tutelare i soggetti più fragili, i figli. In ogni conflitto c’è diversità -di obiettivi, di valori, di sofferenza ecc.- che porta a trascurare le esigenze degli altri membri della famiglia creando uno squilibrio emotivo in tutti i componenti. La coppia coinvolta in un conflitto acceso è, spesso, inconsapevole del dolore provocato nei figli e non contempla che vi possa essere la possibilità di separarsi nel rispetto delle esigenze di tutti.
Il mediatore familiare, con le sue competenze specifiche e la sua accertata professionalità, ha il compito di restituire a tutti i membri il ruolo di Persona, facendo emergere e valorizzando i bisogni di ciascuno e nel contempo potenziando la condivisione delle responsabilità genitoriali, principio cardine del nostro diritto di famiglia. Nella stanza di mediazione si pratica l’ascolto “attivo”, impegnandosi nella comprensione delle ragioni dell’altro; ci si focalizza sui bisogni dei figli che, spesso -anche inconsapevolmente- vengono offuscati dal conflitto genitoriale. Con spirito costruttivo, incontro dopo incontro, ci si confronta su soluzioni creative raggiungendo i migliori accordi possibili per quel nucleo familiare, soluzioni “su misura” che vengono prima sperimentate nella pratica e poi diventano accordi solo se riconosciute valide da entrambi i genitori. La vita familiare che si era interrotta a causa della crisi di coppia riprende su basi diverse, per riorganizzare la vita futura come “coppia genitoriale” e non più come “coppia coniugale”.
Tutto questo non può che avvenire al di fuori delle aule giudiziarie e della logica del contenzioso processuale. Ma sarà mai possibile questo cambiamento culturale? Certo richiede un grande impegno personale: è’ la coppia, nella stanza di mediazione, che decide della propria vita e di quella dei figli, che deve responsabilizzarsi e capire cosa è meglio per ciascuno. L’accordo che si raggiunge nella stanza di mediazione non è una scelta fatta da un terzo, come avviene in Tribunale, ma è frutto della volontà della coppia stessa, del suo impegno, delle sue consapevolezze. E il mediatore familiare è un professionista formato anche per facilitare questo processo di empowerment. La Mediazione Familiare è un intervento professionale rivolto alle coppie di fatto, o coniugate, volto alla riorganizzazione delle relazioni familiari a seguito della cessazione di un rapporto di coppia, a qualsiasi titolo costituita.
In particolare, è diretta a trovare accordi sulle modalità di esercizio condiviso della responsabilità genitoriale per tutelare i diritti dei figli, durante qualunque fase di transizione e cambiamento del sistema familiare. È un percorso di collaborazione tra i partners per la gestione non contenziosa del conflitto tra loro esistente. Può essere complementare e non alternativo ad una terapia di coppia o alla negoziazione assistita. L’intervento di un terzo neutrale consente di spostare la naturale predisposizione al negoziato competitivo verso il negoziato collaborativo.
Lo scopo non è quello di far riconciliare le coppie ma solo ed esclusivamente quello di aiutare i due mediandi, riattivando una comunicazione funzionale, a trovare un accordo condiviso per il bene dei figli e di loro stessi. Il Mediatore Familiare è un professionista terzo neutrale e imparziale che, in totale riservatezza, facilita i genitori nel ripristino di un clima di fiducia e nella ricerca di accordi reciprocamente soddisfacenti (affidamento dei figli minori, collocamento, regolamentazione dei rapporti patrimoniali ed economici ecc.) nella garanzia del segreto professionale e in autonomia da un eventuale procedimento giudiziario.
La professione è stata recentemente regolamentata dal DM n.151 del 23.11.23, introdotto dalla c.d. Riforma Cartabia che ha valorizzato la mediazione familiare proponendola come un percorso di ristrutturazione e rigenerazione della relazione tra coloro che si trovano nella difficile transizione tra la trasformazione della loro relazione affettiva e il mantenimento di quella genitoriale. L’accordo raggiunto in prima persona dai genitori in mediazione, sulla base dei loro bisogni ed interessi e su un piano di parità, confluisce in un impegno che, se lo vorranno, sarà dagli stessi sottoscritto e potrà essere trasfuso dagli avvocati in un ricorso congiunto all’Autorità Giudiziaria o in una negoziazione assistita. Il percorso prevede una serie di incontri (generalmente da 8 a 12, con cadenza quindicinale) e può essere liberamente interrotto in qualunque momento. A differenza degli accordi presi in ambito giudiziario, quelli frutto del percorso di Mediazione Familiare saranno naturalmente duraturi e rispettati rispetto alle soluzioni suggerite da terzi e -soprattutto- essendo presi dai diretti interessati, consapevolmente, possono essere “cuciti su misura” per ogni singola, specifica, esigenza familiare.
(Antonella Ciamarra e Rita Della Lena)
