15 Aprile 2026 - mercoledì
80 anni di Liberazione
80 anni di Liberazione

Ricorre quest’anno l’80° Anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. È una ricorrenza importante, dai molteplici significati, in una fase storica molto complessa. Ci sono tante manifestazioni che celebrano gli eventi che portarono alla liberazione: mostre, cortei, concerti, eventi istituzionali, dibattiti politici e culturali, rassegne; prevale in esse, quasi sempre, una lettura nazionale, tutta interna a fatti e situazioni del dibattito politico nazionale. Noi vorremmo riflettere su questo anniversario in chiave europea, alla luce delle tensioni e persino delle guerre, in Europa e alle porte dell’Europa, dei pericoli alla libera convivenza e del processo di integrazione dei paesi del vecchio continente.

La prima riflessione è che la liberazione reca in sé un’impronta europea. Discende da accadimenti europei, all’origine del secondo conflitto mondiale: ossia la liberazione dal fascismo italiano e dal nazismo tedesco, movimenti ai quali in quegli anni, in misura e tempi diversi, aderirono in tanti: dalla Spagna e dal Portogallo all’Europa orientale. Avviene in un contesto europeo e internazionale. Ed è durante la resistenza che porta alla liberazione che nasce e si sviluppa l’idea di un’Europa unita. Dalla liberazione, in Italia e in Europa, nacque una nuova classe dirigente che seppe rigenerare le radici democratiche del vecchio continente, cresciute negli anni bui dei totalitarismi. Oggi- a ottant’anni di distanza- possiamo osservare che da quella tragica esperienza, nata e radicatasi sui nazionalismi, che fece milioni di morti, distruzioni civili, macerie materiali e spirituali, nacque l’utopia fattasi realtà  dell’Unione Europea,  immaginata da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni nel manifesto di Ventotene e realizzata dall’intuizione dei padri fondatori Adenauer, De Gasperi, Monnet, Schumann e Spaak nei Governi della ricostruzione post-bellica.

È stata quell’ idea di Europa, di una nuova frontiera che superasse i vecchi confini nazionali, maturata sotto le bombe, negli anni tragici delle deportazioni e delle aggressioni fratricide, della guerra tra paesi accomunati dallo stesso destino storico e cresciuta negli anni della ricostruzione post-bellica, a garantire 80 anni di pace in un continente che mai in precedenza aveva conosciuto un così lungo periodo di crescita e prosperità. Quell’idea ha consentito di contenere le spinte nazionalistiche in uno spazio di libertà concepito come destino nuovo di popoli che si erano sempre combattuti, per affrontare insieme le sfide del domani. Oggi l’Europa, con l’India, costituisce la più grande area democratica del mondo con 450 milioni di abitanti, con un livello di istruzione media e standard qualitativi di vita tra i più elevati al mondo.

Parlamento UE

La seconda riflessione è che il domani dei nostri paesi è senza alcun dubbio europeo. Questo obiettivo dovrebbe far parte degli impegni delle celebrazioni odierne. Mai come oggi, nel dibattito pubblico interno ai paesi che la compongono, l’Europa appare come un orizzonte ineludibile, un contesto imprescindibile; persino laddove era maturata la scelta di uscirne, come in Inghilterra, oggi, di fronte a scenari di inedita preoccupazione, si misura la necessita di far parte di una dimensione più grande, più ampia. Ecco, l’Anniversario della Liberazione oggi è di fronte alle autocrazie che avanzano, che si nutrono di spinte espansionistiche e di  retorica nazionalistica, che minacciano la libertà dei popoli e richiede risposte adeguate.

Gli impegni a preservare i valori della liberazione oggi possiamo  misurarli solo in chiave europea, constatando da una parte la statura degli attori globali, che si fronteggiano sullo scenario mondiale, e  dall’altra con la necessità di una risposta che per essere credibile ha bisogno di dimensioni adeguate, ossia di un’Unione europea contestualizzata in una  prospettiva di pace  e in un confronto credibile con i processi in atto, perché l’Unione si fonda sui diritti della persona umana, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, lo Stato di diritto, la tutela dei diritti delle minoranze, il pluralismo, la non-discriminazione,  la giustizia, la solidarietà e la parità tra le donne e gli uomini.

Celebrare oggi il 25 aprile significa non solo ripercorrere le tappe e i momenti esaltanti della liberazione ma riaffermare quei principi e non eludere i nodi dell’attualità politica internazionale, delle tensioni economiche e delle guerre in atto; della necessità di preservare oggi più che mai i valori culturali, religiosi e umanistici europei, di autodeterminazione dei popoli, del rispetto reciproco e della convivenza civile. Per consistenze, cultura, patrimonio e storia l’Unione europea è l’attore globale in grado di operare in questa direzione. In questo senso l’Europa è il nostro destino storico. In questa prospettiva appaiono tanto sbagliate quanto pericolose le suggestioni antieuropee agitate nei dibattiti interni agli Stati. Da questo punto di vista, occorre più Europa e più politiche europee, soprattutto oggi di fronte alla stanchezza di alleanze di lunga durata messe in discussione con metodi quanto meno discutibili.

La terza riflessione è che il cammino fatto, dal punto di vista dell’integrazione, è stato faticoso ma importante e quello da fare è ancora lungo e gli ostacoli ancora ardui. Fronti sui quali il cammino deve impegnare le attuali classi dirigenti e le generazioni future. Non si può non considerare che in pochi decenni l’Europa è riuscita a costruire prospettive condivise, dopo secoli e secoli di contrapposizioni e guerre ed Organismi comuni. Il Parlamento europeo- con l’elezione diretta ad opera del popolo europeo- la Commissione e gli organismi di governo comuni, le sedi istituzionali, la bandiera europea e l’inno, la moneta unica, il superamento delle barriere interne, la libera circolazione di persone e cose, l’adozione di normative comunitarie valide direttamente o tramite processi di recepimento, politiche comuni in settori strategici, progetti speciali sono risultati ancora non sufficienti ma importanti, soprattutto se valutati alla luce della storia moderna.

Un’Europa più unita

Oggi siamo ad uno di quei tornanti della storia in cui occorre accelerare il processo di riforma in senso federale, ma anche snellire i processi decisionali e sburocratizzare, non eccedere nella regolamentazione tecnica o nelle scelte dirigiste che si traducono in maggiori costi competitivi per le imprese. Recuperare i ritardi nella costruzione di una casa comune, più strutturata e più partecipata, dove restano ancora sullo sfondo gli obiettivi di una politica estera comunitaria, oltre il mosaico delle posizioni dei singoli stati; di una difesa comune, per quanto ardua, e non come sommatoria di difese nazionali, così come appare delineata; di una politica industriale capace di recuperare il divario tecnologico con la Silicon Valley e le altre aree del mondo,  adottando una politica fiscale comunitaria  nei confronti  delle grandi imprese del web,  perseguendo una tassazione equa e una concorrenza leale con le imprese interne; una politica energetica capace di mettere in sicurezza il continente, una rimodulazione del Green Deal che facendo salvi gli obiettivi della neutralità climatica ne programmi il perseguimento con maggior realismo progressivo, attento alle esigenze e ai costi sociali.

La quarta riflessione, per stare alla cronaca, riguarda le tensioni commerciali innescate dagli Stati Uniti. Ebbene hanno evidenziato una volta di più che occorre più Europa e che  gli sforzi per scongiurare i conflitti commerciali vanno concentrati e valutati, alla luce delle relazioni internazionali e delle reali capacità persuasive che può espletare l’Unione. In un’economia globalizzata, interconnessa nei processi di produzione e distribuzione così come nella finanza e nella politica monetaria, l’UE ha la forza per dimostrare come il ricorso a dazi e contro dazi costituisca uno strumento contro producente per la crescita e lo sviluppo.

Ci sembra di poter dire, in conclusione, che le manifestazioni di piazza di questi giorni, con le loro peculiarità- e anche strumentalità- abbiano riaffermato la centralità dell’Europa, guardando ad essa anche da angolature diverse con rinnovato interesse e che il tripudio di bandiere stellate su sfondo azzurro indichi la consapevolezza di essere in un mondo multipolare andato oltre Jalta, dove l’Europa potrà esercitare il suo ruolo solo se unita e consapevole della sua reale forza politica economica e culturale.

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