15 Aprile 2026 - mercoledì

Ucraini e russi sono un unico popolo?

La realtà odierna non ha evidenziato solo il fallimento del sistema di sicurezza globale e l’incapacità del diritto internazionale di garantire la stabilità nel mondo. Stanno diventando oggi sempre più evidenti le minacce derivanti dalla distorsione dei fatti storici. La pseudo-storia di un determinato popolo diventa una giustificazione per l’aggressione contro altri popoli e minaccia la sovranità statale dei paesi moderni.

Di recente, l’ex consigliere di Putin e l’autore dell’ideologia del “Mondo russo” e del progetto “Novorossija”[1] (o Nuova Russia), Vladislav Surkov, per la prima volta dall’inizio dell’invasione, ha rilasciato un’intervista alla rivista francese L’Express. Alla domanda sui confini della Russia, ha risposto: “Il mondo russo non ha confini” e che la Russia “si espanderà in tutte le direzioni, fin dove Dio vorrà e quanto riusciremo”.

Gli analisti dell’ISW (Institute for the Study of War) sottolineano che il Cremlino ha ripetutamente utilizzato il concetto di “mondo russo” per giustificare l’aggressione contro l’Ucraina, la Georgia e la Moldavia, sostenendo che i territori dell’ex URSS e dell’Impero russo sono terre storiche russe.

Foto di ragazze in abiti tradizionali ucraini. Luhans’k, inizio XX secolo.

A sentire Surkov, la guerra della Russia in Ucraina “dividerà russi e anti-russi” e “limiterà” questi ultimi ai loro “territori storici” in modo che “smettano di diffondersi sul suolo russo”. Allo stesso tempo, ha osservato che russi e ucraini sono “gente dello stesso sangue”.

Proseguendo la serie di pubblicazioni sui miti storici, oggi parleremo dei “legami familiari” tra ucraini e russi, Scopriremo chi e in quale territorio viveva all’inizio del XX secolo, prima della creazione dell’Unione Sovietica.

Iryna Medved

Andreas Kappeler è uno storico svizzero, membro dell’Accademia austriaca delle scienze e professore all’Università di Vienna, autore di numerose opere sulla storia dell’Ucraina (tra cui, in particolare, il libro “Fratelli disuguali: ucraini e russi dal Medioevo ai giorni nostri”, 2017 e 2023 ha pubblicato un altro importante studio nel 2020. Ha intitolato il suo nuovo libro “Dalla terra dei cosacchi alla terra dei contadini: l’Ucraina nella prospettiva occidentale dal XVI al XIX secolo” (“Vom Land der Kosaken zum Land der Bauern Die Ukraine im Horizont des Westens vom 16. bis 19. Jahrhundert”). In quest’opera, lo storico analizza le idee dell’Europa occidentale sull’Ucraina a partire dalla fine del XVI secolo, quando l’Ucraina (l’immagine dei cosacchi) comincia a risuonare nelle opere, fino alla metà del XIX secolo, quando l’Ucraina si trasforma definitivamente in un territorio romantico-poetico del pane, dei contadini e delle canzoni. Dall’Ucraina – paese dei cosacchi (amanti della libertà e istruiti) all’Ucraina – Piccola Russia, quando pochi si ricordano che gli ucraini sono un’antica nazione che vive soggiogata e aspira a rinascere.

Per giustificare l’attualità della sua ricerca Andreas Kappeler scrive:

“…Per quasi tre decenni, attraverso i miei libri e l’insegnamento universitario, ho cercato di superare la mancanza di conoscenza e comprensione dell’Ucraina, della sua storia, per ricordarci di questo paese dimenticato nell’Europa orientale… Molte persone considerano ancora lo Stato ucraino una soluzione temporanea, la lingua ucraina un dialetto del russo e gli ucraini una parte della nazione russa…

In ordine (da sinistra a destra): Ucraini, 1841 – Ucraini abitanti della regione Podillia, 1841 – Abitanti del governatorato della Podillia. Inizio sec. XX

Helmut Schmidt [ex cancelliere tedesco], ha espresso un’opinione ampiamente condivisa il 27 marzo 2014, subito dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia, affermando: “L’Ucraina è uno stato indipendente, non uno stato nazionale. Poiché non sono sicuro che la nazione ucraina esista davvero”…”

Purtroppo, l’idea che l’Ucraina non abbia una propria nazione e che gli ucraini siano solo una branca specifica del popolo russo è diffusa nei paesi dell’Europa occidentale da parecchio tempo. A partire dall’ultimo quarto del XVIII secolo il popolo ucraino viveva all’ombra della Moscovia e nel XIX secolo fu completamente dimenticato nei paesi europei, mentre prima di allora l’Ucraina e i cosacchi erano conosciuti ovunque. Per saperne di più leggete le nostre pubblicazioni precedenti: Parte I e Parte II.

Un popolo di quindici milioni dimenticato dalla storia

Questo tema dell’ingiustizia storica è stato articolato in modo molto netto dal senatore francese Théodore-Casimir Delamarre (1797-1870), che fu uno dei primi stranieri a richiamare l’attenzione sul falso contenuto della storia dell’Impero russo, studiata nelle scuole e nei licei in Francia, e per la prima volta ha sollevato la questione della protezione del popolo ucraino a livello statale.

Nel 1868 il politico francese, direttore dell’influente rivista “La Patrie” e caro amico dell’imperatore francese Napoleone III, si rivolse al Senato francese con una petizione per riformare l’insegnamento della storia. Successivamente pubblicò i documenti sotto forma di un opuscolo intitolato “Il popolo europeo di quindici milioni di persone dimenticato dalla storia” (“Un peuple européen de quinze millions oublié devant l’Histoire”). Di seguito alcuni estratti del testo della petizione.

 “C’è un vasto impero, che si estende su metà dell’Europa e un terzo dell’Asia, che minaccia Austria, Turchia, Persia, India e Cina allo stesso tempo. Questo impero in continua espansione è l’Impero russo. È composto da un mosaico di popoli, la maggior parte dei quali soffre di oppressione, e si è formato con la conquista di tutti gli altri da parte di uno di questi popoli…”

A sinistra: petizione al Senato. Casimir Delamarre. 1868.
A destra: Mappa linguistica dell’Europa orientale. Casimir Delamarre. 1868

“…Stiamo osservando l’istruzione universitaria mescolare due popoli essenzialmente diversi con culture e tradizioni storiche chiaramente opposte.

Questi due popoli sono i moscoviti e i ruteni [ucraini], mescolati sotto il nome generale di “russi”. Vivendo tra la Moscovia e, a rigor di termini, la Polonia, i ruteni, alcuni dei quali in passato erano chiamati “Russes” e “Russiens” (cioè “abitanti della Rus’ ”, “ruteni”), furono soggiogati nel secolo scorso dai moscoviti, e il popolo conquistatore diffuse a sé stesso il nome del popolo conquistato per attribuirsi diritti apparenti [immaginari] a possederlo. Per questo motivo, oggi per noi le parole “russi” (Russes) e “moscoviti” sembrano sinonimi, mentre in realtà per lo storico sono completamente diverse. Questa confusione intenzionale permise ai moscoviti di assimilare perfino la storia dei ruteni, come se un atto politico successivo potesse influenzare la storia delle epoche precedenti…”

A sinistra: Ruteni della Galizia, dei Carpazi e della Podolia. 1836.
A destra: Tipi ucraini, ragazze dei dintorni di Chyhyryn. Disegno dal vero di Przyszychowski. 1863

“…Bisogna riconoscere che in Europa c’è un popolo dimenticato dagli storici: il popolo ruteno di 15 milioni di persone, di cui 12 milioni e mezzo sono sotto lo zar russo e 2 milioni e mezzo sotto la corona austro-ungarica. Questo popolo è numeroso quanto la popolazione della Spagna, tre volte più numeroso dei cechi, numeroso quanto tutti i sudditi della corona di Santo Stefano. Questo popolo è annichilito? Ovviamente no! Esiste, ha una sua storia, diversa dalla storia della Polonia e ancora più diversa dalla storia della Moscovia, ha le sue tradizioni, la sua lingua, diversa dal polacco e dalla lingua moscovita, ha un’identità distinta per la quale combatte. Quindi, gli storici hanno l’obbligo di distinguere chiaramente i ruteni dai moscoviti e dai polacchi, perché in passato erano diversi da loro, e lo sono anche oggi…”

“…I continui attacchi dei moscoviti alla popolazione slava del Dnepr, e quindi ai popoli europei, sono il tratto più caratteristico della storia dell’Europa orientale. E il programma scolastico li passa in silenzio! Persino il nome dei moscoviti e del loro regno moscovita è stato dimenticato! Diplomandosi, i giovani non conoscono il nome proprio del popolo che ha creato il più grande impero, che ha conquistato i ruteni, i lituani, i polacchi e molte altre nazioni! Non sanno che tutti i predecessori di Pietro I erano zar di Mosca, autocrati dei moscoviti, che Pietro stesso, solo dopo la battaglia di Poltava (1709), fu proclamato imperatore di tutta la Russia (1° novembre 1721), il quale solo dopo la suddetta battaglia prese possesso della Piccola Russia, un paese originariamente abitato dai ruteni. Questa fu la prima parte della Rutenia conquistata dai moscoviti…”

“…Alla fine del secolo scorso tutti in Francia, così come in tutta Europa, distinguevano la Rutenia dalla Moscovia, mentre oggi occorre svolgere studi scientifici! Perché una tale differenza? Solo perché durante il XIX secolo il regime di San Pietroburgo cercò di creare una vera confusione attorno a questi due nomi. Quindi, dobbiamo ripristinare la verità nella presentazione del passato storico, che contribuirà in modo significativo a illuminare il presente e allo stesso tempo a determinare pericoli futuri. Dobbiamo abbandonare una volta per tutte il nome comune che unisce irragionevolmente i ruteni, che sono slavi, e i moscoviti, la cui origine slava è più che ambigua. La nostra scienza storica deve smettere di confermare i fatti che rendono possibile l’esistenza del panslavismo moscovita e l’identità immaginaria dei ruteni e dei moscoviti…” [Un Peuple européen de quinze millions (le peuple ruthène) oublié devant l’histoire: Pétition au Sénat de l’Empire, demandant une réforme dans l’enseignement de l’histoire, Casimir Delamarre, 1869].

A sinistra: Ritratto di donna sconosciuta in costume russo. Ivan Argunov, 1784.
A destra: Podolianka. Vasyl Tropinin, circa 1804

Gli ucraini sulla mappa etnografica dell’Europa

Ora vorrei presentare al lettore una mappa interessante: una meravigliosa visualizzazione di quando la nazione ucraina arrivò all’inizio del XX secolo a essere una nazione completamente formata, grande e chiaramente localizzata.

La “Mappa etnografica dell’Europa” riportata qui sotto è stata preparata dal famoso diplomatico lituano Juozas Gabrys (Juozas Gabrys, 1880–1951) nella Librairie Centrale des Nationalités (Svizzera) e pubblicata dall’Institut geographique Kummerly & Frey nel 1918, disponibile in molti archivi e biblioteche online. Registra informazioni sulla composizione nazionale e l’insediamento dei gruppi etnici in Europa un po’ prima della data di pubblicazione menzionata (v. Figura seguente).

Non solo la mappa in sé è stata conservata in ottima qualità, ma anche il libro che la commenta. In esso, J. Gabrys sottolinea che la mappa è stata “il risultato di una lunga ricerca e di un intenso lavoro sul campo, così come nelle biblioteche generali e speciali.” Descrivendo l’Impero russo, richiama l’attenzione sul fatto che alcuni in Europa credono che, avendo un tale nome, abbia assorbito quasi 180 milioni di “grandi russi”; in realtà, coloro che in precedenza erano chiamati “moscoviti” non sono più di 40 milioni. Mentre il resto sono poche nazioni, “che volevano governare, ma hanno mostrato la loro completa incapacità di gestire i destini degli altri.” Di conseguenza, l’autore presta molta attenzione alla descrizione della composizione nazionale di questo impero morente, perché ebbe accesso a informazioni dall’interno.

Gli ucraini sono qui dipinti in verde scuro. Come possiamo vedere, il loro insediamento era notevolmente più ampio degli attuali confini dello Stato ucraino. L’autore ha spostato leggermente verso est i confini occidentali dell’insediamento del gruppo etnico ucraino (infatti a quel tempo i comunisti non avevano ancora portato a termine l’Operazione Vistola[2] e quindi gli ucraini vivevano in massa, anche nella cosiddetta Zakerzonia[3] o Trans-Curzonia), disegnandoli precisamente lungo il fiume San.

Carte ethnographique de L’Europe. Data: 1918. Cartografo: Juozas Paršaitis-Gabrys.

Il confine meridionale dell’insediamento passa lungo il fiume Danubio, mentre quello orientale lungo il fiume Don e anche oltre (come abbiamo visto in altre mappe dei secoli precedenti).

I territori dell’Ucraina moderna (i cui contorni sono facilmente riconoscibili) all’inizio del XX secolo sono occupati dagli ucraini, che qui costituiscono la maggioranza assoluta.

All’epoca della creazione della mappa nelle terre ucraine non sono presenti aree di insediamento dei moscoviti (chiamati dall’autore sulla mappa “Grand-Russes”). Ciò dimostra la loro insignificante presenza in Ucraina prima di tutti gli eventi degli anni successivi: persecuzioni politiche, tre Holodomor, seconda guerra mondiale, repressioni e deportazioni. Mentre gli ucraini erano la maggioranza o erano stati reinsediati in massa in alcuni territori moderni della Federazione Russa. Lo vediamo fino a Bryansk e Kursk, nelle storiche terre cosacche di Starodubshchyna (Starodubshchyna è la più settentrionale delle terre etniche ucraine. Oggi corrisponde alla parte sud-occidentale della regione di Brjansk, nella Federazione Russa). Lo vediamo quasi fino a Saratov, dove confinavano con luoghi di residenza compatta dei tedeschi (che in seguito sarebbero stati sottoposti a deportazione). Vivevano in massa lungo il fiume Don e costituivano la maggioranza assoluta nel distretto di Taganrog e nella penisola di Taman.

Come sappiamo, il popolamento e il dissodamento del Kuban è stato buttato sulle spalle degli ucraini e quindi la loro presenza all’inizio del XX secolo su queste terre fino ad Anapa ed Ekaterinodar (oggi Krasnodar), fondate dai cosacchi, è un fatto ben noto.

È curioso il fatto che il sud dell’Impero, tra il Mar d’Azov e il Mar Caspio, è abitato da un intero gruppo di popoli, tra i quali i “grandi russi” non costituiscono la maggioranza; vi sono ucraini, tatari, calmucchi, nogai, tedeschi, kazaki, ecc. Questa è un’altra piccola osservazione sulla questione delle “terre storiche” che i russi moderni amano tanto.

Il famoso studioso Serhiy Yefremov si indignò nel suo articolo del 1905 sui nuovi tentativi imperiali di imporre la falsa espressione “regioni autoctone russe” a tutto ciò che era ucraino, con la quale si voleva giustificare l’oppressione della lingua ucraina, come se cancellassero dalla vita dall’80 al 92% della popolazione dei governatorati di Kyiv, Podillia, Poltava, Kharkiv ed altri, composta dagli ucraini (anche secondo i calcoli imperiali secondo il censimento del 1897).

Ecco un estratto: “… perfino la stessa popolazione ucraina in una delle parti del suo territorio è dichiarata del tutto inesistente, essendo stata sostituita da tali “residenti locali di origine russa”. Cosa è successo durante questi sei mesi? O sono state intraprese nuove indagini che hanno chiarito un errore fondamentale…? O la sua popolazione ha cambiato volto fino a renderla improvvisamente irriconoscibile, diventando “autoctone russe” …” [Yefremov S. Note su argomenti attuali // Rivista Kievskaia starina (Antichità di Kyiv). Volume LXXXIX. K. – 1905. P. 271, 275-276.].

Yefremov, studioso brillante, intellettuale, uomo preparato e colto, fu arrestato e condannato con false accuse per i suoi lavori scientifici e simili riflessioni pubbliche. Dopo quasi 10 anni di torture, morì della città russa di Vladimir nella prigione del GUDB (polizia segreta sovietica) (10/03/1939).

La situazione cambierà in futuro. Come ha scritto il professore Norman Davies dell’University College di Londra, “Gli ucraini sono diventati vittime dei più grandi disastri provocati dall’uomo nel continente e del genocidio generale. Le loro perdite durante la guerra del 1918-1920, la collettivizzazione degli anni ‘30, il terrore e la carestia del 1932-1933 e la distruzione durante la seconda guerra mondiale, devono essere vicine ai 20 milioni di persone”. [Norman Davies, Europe: A History, Oxford University Press, 1996]

Questo non ha spezzato l’identità ucraina, l’ha solo rafforzata nel desiderio di avere un suo Stato, la sua Ucraina. Ecco perché il percorso che la nazione ucraina ha fatto per emergere alla fine del XX secolo come Stato, che all’inizio del XXI secolo sarà definito un vero fenomeno europeo, dimostrerà miracoli di indescrivibile resilienza ed eroismo e meriterà non solo un posto di primo piano nella storia mondiale, ma anche un futuro degno di tale storia.

[1] Si tratta di un’entità amorfa e fittizia sul territorio dell’Ucraina, che i funzionari del Cremlino hanno proclamato comprendente tutta l’Ucraina meridionale e orientale che costituire una parte “integrante” della Russia. La Russia ha promosso il concetto di Novorossija come nuova identità per le repubbliche autoproclamate di Donetsk e Luhansk in Ucraina. https://it.wikipedia.org/wiki/Nuova_Russia_(regione_storica)

[2] L’operazione Vistola è la pulizia etnica e la deportazione degli ucraini (aprile-luglio 1947).

[3] La Zakerzonia, o Trans-Curzonia, è la parte dei territori etnici ucraini situati a ovest del moderno confine polacco-ucraino, che divenne parte della Polonia dopo la Seconda guerra mondiale.

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Professionista legale e avvocato con un vivo interesse per la storia ucraina. Ricerca e traduzione di documenti d’archivio storico. È autore di una sezione nel libro “I tesori degli archivi svedesi”. Dall’inizio dell’invasione si arruolò volontariamente nelle forze armate ucraine.

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