15 Aprile 2026 - mercoledì

Vi è mai capitato di incontrare parole che si scrivono o si pronunciano allo stesso modo, ma indicano cose completamente diverse? Per esempio, in inglese: bark – bark (abbaiare / corteccia), bat – bat (pipistrello / mazza da baseball), well – well (bene / pozzo). In italiano: volta – volta (volta / arco, volta / svolta degli eventi), piano – piano (pianoforte / piano), fuoco – fuoco (fuoco / messa a fuoco in fotografia).

Ecco un altro esempio di possibile confusione causata dalla somiglianza fonetica: le parole “tratto” (segmento, caratteristica, tratto) e “trattore” (trattore). Questo è un caso tipico in cui una radice comune e una somiglianza sonora non implicano un’identità di significato lessicale.

In Ucraina esiste un detto piuttosto irriverente, secondo cui la relazione tra Russia e Rus’ è paragonabile a quella tra “triper” e “Trypillia”. Triper è il termine colloquiale per indicare la gonorrea, mentre Trypillia è un’antica città dei tempi della Rus’, fondata nell’XI secolo. Questo scherzo grossolano evidenzia quanto possono essere distanti le parole omonime.

Eppure, quando si parla dell’antico stato della Rus’, la maggior parte degli europei la associano con la Russia. Oggi proponiamo ai nostri lettori di riflettere: davvero Rus e la Russia sono la stessa cosa? Leggendo l’articolo, scoprirete, come la Rus è legata all’Ucraina e come mai una denominazione che per secoli era associata con pressappoco lo stesso territorio, all’improvviso si è ritrovata dall’altra parte della mappa.

Con questa analisi continuiamo la serie di pubblicazioni sulla storia dell’Ucraina e i miti che la circondano.

Iryna Medved

Parte II –  Il mito moscovita: la Rus’ è la Russia. L’Ucraina è solo una periferia

Le prime menzioni del nome “Rus’” sulle mappe risalgono al XII secolo. Nel 1154, su incarico del re di Sicilia Ruggero II, lo studioso arabo Muhammad al-Idrisi realizzò una delle carte geografiche più avanzate del mondo antico.

Tuttavia, senza una preparazione specifica, è difficile comprendere sia il testo, sia l’immagine stessa. Per questo sarebbe utile consultare una versione successiva, adattata e tradotta da Konrad Miller nel 1898 (pubblicata in qualità migliore nel 1928).

La mappa, sebbene molto antica, è estremamente informativa. Essa ci fornisce dati sui confini della Rus’, sulle sue città, i suoi fiumi e i suoi vicini (si noti che l’orientamento della mappa segue le convenzioni dell’epoca: il sud è in alto e il nord in basso).

Il centro delle terre della Rus’ (Figura 1), indicato con l’iscrizione “ard al rusia”, già allora si trovava lungo entrambe le rive del Dnepr (indicato qui come Danābris, Dnabr), e il perimetro delle frontiere circonda la zona attorno a questo centro. Questo è il dato di fatto principale, che possiamo osservare in questa mappa, ma ci sono anche altri dettagli interessanti. Per determinare i confini della Rus’, osserviamo che, oltre al vicino orientale, ovvero i Polovtsi (detti anche Cumani), il confine nord-orientale della Rus’ è segnato dalla dicitura “muttasil ard kumania”, ovvero “terre unita ai Cumani”. Il confine nord-occidentale è facilmente identificabile dalla presenza di numerose montagne, che corrispondono ai Carpazi. Qui troviamo anche l’iscrizione separata “muttasil ard al rusia”, ossia “terra unita alla Rus’”. Tra le città della Rus’ situate al confine con queste terre unite, si riconosce Galicia (Halych). Il confine sud-occidentale è delimitato dalle terre “ard brugan”, presumibilmente la Bulgaria, dove si trova la città di barnas (Varna).

Figura 1 – Dettaglio della mappa di al-Idrisi

A partire dalla metà del XIII secolo, a causa della guerra provocata dall’Orda d’Oro, i Ruteni continuano a migrare sempre di più verso l’ovest, mentre il nome “Rus’” (Rus’, Ruthenia) si consolida nei territori controllati dal Gran Principe Danylo Romanovych. Fu proprio lui a ricevere nel 1253 dal Papa il titolo di re del Regno di Rus’ (Regnum Russiae).

Da quando il termine “Rus’” ha acquisito il significato di etnonimo, esso e il concetto a esso legato hanno sempre indicato un territorio ben preciso: la media regione del Dnepr, con le città principali Kyiv, Chernihiv e Perejaslav.

Nella concezione della cartografia europea tra il XIII e il XVIII secolo, la denominazione “Rus’” si spostava nella riva destra dell’Ucraina, da Kyiv a Halych, e fino alla distruzione della Repubblica di Novgorod da parte dei moscoviti (1471-1478, 1570), talvolta veniva menzionata anche lì. Tuttavia, col tempo, il concetto iniziò a restringersi e ad associarsi sempre più esclusivamente al territorio del cosiddetto “Voivodato della Rus’” (lat.: Pallatinatus Russiae), con Leopoli (Lviv) come capoluogo. Le terre di Chernihiv-Siversk e di Smolensk diventarono campi di battaglia incessanti per la successione della Rus’ e per questo motivo sulle mappe erano spesso indicate come principati o territori separati con le loro specifiche denominazioni. A nord-est di queste terre, invece, si trovava un paese che nella stragrande maggioranza delle fonti indipendenti veniva chiamato “Moscovia”, mentre i suoi abitanti erano detti “Moscoviti”. Dunque, fino alla metà del XVIII secolo, non vi era confusione su questo argomento.

Anche quando nel 1493 Ivan III aggiunse arbitrariamente al suo dominio granducale il titolo di “di tutta la Rus’”, la maggior parte dei monarchi europei non riconobbe né il titolo né le ambizioni moscovite di appropriarsi dell’eredità della Rus’.

Come la stragrande maggioranza degli stranieri dell’epoca, anche Philippe Avril (1654-1698), nel suo libro “Voyage en divers états d’Europe et d’Asie…”, chiamava le terre ucraine Rus’ (Russie) e i territori dei moscoviti (nel testo – Moscovites) Moscovia (la Moscovie), sottolineando che nel 1692, il nome non era ancora stato usurpato. [Avril Philippe. Voyage en divers états d’Europe et d’Asie, entrepris pour découvrir un nouveau chemin à la Chine…, Paris: Claude Barbin, Jean Boudot, George & Louis Josse, 1692, 465 p.]

Pietro I si autoproclama Imperatore e mistifica il nome Russia

Peggio ancora, quando nel 1721 di Pietro I usurpò arbitrariamente e illegalmente il titolo di “Imperatore” e tentò di imporre la nuova denominazione “Impero di Tutte le Russie”, inizialmente la sua pretesa non trovò alcun supporto.

Come scrisse Paul de Saint-Vicent in un articolo pubblicato su “Revue contemporaine” nel 1860, “Sembra che la natura stessa tracci confini netti tra questi due popoli. Gli studi degli scienziati contemporanei hanno permesso di osservare fenomeni che suddividono chiaramente i loro territori in zone distinte. L’Europa, dal canto suo, ha lungamente sostenuto questa tradizione di distinguere tra i due popoli e i loro rispettivi nomi e, nonostante il titolo di “Imperatore di tutte le Russie” che Pietro I si attribuì arbitrariamente, Luigi XIV ufficialmente non lo chiamò mai diversamente da ‘Sa Majesté Moscovite’”.[1]

Proprio per questa ragione, non soltanto nelle fonti scritte e cartografiche, ma anche nei bollettini informativi europei, nei giornali e in altre pubblicazioni (come, per esempio, nella celebre “Gazette” francese, pubblicata dal 30 maggio 1631 fino al 1915), fino alla comparsa del nome “Ucraina”, il territorio del nostro paese veniva sempre indicato con il termine “Rus’” (Rusiae, Russi, Russia, Russiae, Ruthenia, Russia Rubra, ecc.), mentre le terre corrispondenti all’attuale Federazione Russa venivano chiamate “Moscovia” (Moscovie, Moscoviae, Moscovitica).

È esattamente ciò che osserviamo in una delle numerose mappe di quel periodo, realizzata dal famoso geografo Gerard Mercator (1512-1594), intitolata “Lithuania” (Figura 2). Qui, nell’angolo superiore destro della mappa, sopra Smolensk, troviamo la scritta “Moscoviae”. Nella parte centrale, invece, è indicato il Magnus Ducatus Lithuaniae, che include Kyiv (Kiof) e altre città del nostro territorio, nonché le regioni contrassegnate come Podolia e Volhinia. L’unica denominazione “Russia”, invece, è collocata nell’angolo inferiore sinistro della mappa, proprio davanti ai Carpazi, tra le città di Peremyšl e Leopoli (Leopolis).

[1] Questo brano dell’articolo del 1860, pubblicato in una rivista francese, dedicata alla poesia ucraina e alla storia dell’Ucraina e della Moscovia, è stato tradotto in ucraino dall’autore per la prima volta. Fonte: Paul de Saint-Vicent // Revue contemporaine. Novembre et Decembre. Paris, 1860, pp. 612-642.

Figura 2 – Mappa del Mercator

L’inizio della transizione del nome da Rus’ a Ucraina può essere rintracciato nelle fonti europee tra il XV e il XVI secolo, in contemporanea con l’emergere e lo sviluppo della cavalleria cosacca. Seguendo la tradizione cronachistica del 1187, quando il termine “Ucraina” fu per la prima volta documentato per iscritto nel territorio di Perejaslav,[1] il termine iniziò ad acquisire sempre più spesso un significato esteso. Di conseguenza, anche sulle mappe europee iniziarono ad apparire scritte “Ucraina” che indicavano i territori di Kyiv e del medio corso del Dnepr.

La maggior parte degli storici e cartografi europei aveva sempre associato la denominazione “Rus’” ai territori ucraini. Eppure, dalla metà del XVIII secolo, questa associazione iniziò a perdere chiarezza, a causa di precise pressioni politiche, e la parola “Rus” venne progressivamente distorta e trascritta in una forma alterata straniera, come se fosse una parte della denominazione del paese situato a nord-est.

La propaganda imperiale confonde etimologie e retaggi storici

Un esempio di questo processo è rintracciabile dalle numerose mappe del famoso cartografo e geografo tedesco Johann Baptist Homann (1664–1724). Nelle prime versioni della sua mappa “Vkrania quae et Terra Cosaccorum cum vicinis Walachiae, Moldaviae, Minoris Tartariae provinciis” (“Ucraina o Terra dei Cosacchi con le province vicine di Valacchia, Moldavia e Piccola Tartaria”) (Figura 3 a) si può ancora leggere chiaramente la denominazione “Moscovitica”. Tuttavia, sulla mappa del 1720, la parola “Moscovitica” viene improvvisamente sostituita dalla denominazione “Russica” (Figura 3 b).

A proposito, è interessante notare che rispetto ad altre mappe dell’epoca, la mappa di Homann, l’Ucraina è rappresentata con i suoi confini etnici reali, che si estendono dalla Slobozhanschyna [corrispondente grosso modo alle attuali regioni di Sumy, Kharkiv, Poltava Luhans’k e Donetsk in Ucraina e alle regioni russe di Voronezh, Belgorod e Kursk] fino alla città attualmente polacca di Przemyśl, esattamente come si canta nell’inno nazionale: “Vid Sianu do Donu” [“Dal fiume San al fiume Don”].

Le terre ucraine qui sono evidenziate con un colore giallo ben distinto, che unisce due denominazioni: “Ukraina” e “Russia Rubra”. Questa distinzione riflette bene la logica dell’epoca: il primo termine si riferiva principalmente all’Ucraina del Dnepr, mentre il secondo era più spesso associato all’Ucraina della riva destra. Nel frattempo, il nuovo e artificiale nome “Russia Russica”, apparso a nord, sembra una costruzione piuttosto anomala.

[1] l’autore si riferisce alla prima menzione della denominazione “Ucraina” nella Cronaca di Kyiv, che fa parte della Cronaca di Ipatiev

Figura 3 – Due mappe del Homann con nomi mutati

La figura del cartografo Homann merita un’attenzione particolare, soprattutto per i suoi rapporti con lo statista e scienziato russo Jacov Bruce (1670-1735) che dirigeva la tipografia statale russa. Egli era uno dei più stretti collaboratori di Pietro I e si occupava di diffondere informazioni in conformità con la nuova politica imperiale. Considerando il prestigio, il talento e la chiara fama di Homann, i suoi contatti con Bruce si rivelarono estremamente vantaggiosi per l’Impero. Di conseguenza, dalle mani di uno dei più celebri cartografi dell’epoca, iniziarono ad uscire mappe “adeguate” alla nuova politica imperiale.

Gradualmente, sulle carte geografiche del mondo, al posto di “Moscovia” appare “Impero Russo”.

“Da quando la nuova denominazione ‘Russie’ è stata ufficialmente imposta, il suo utilizzo si è rapidamente diffuso… Siamo ben lontani dal voler correggere questo errore ormai indiscutibile; ci limitiamo qui ad analizzare le sue conseguenze dal punto di vista storico e letterario e, allo stesso tempo, a constatare il fatto della confusione che, da quel momento, si è diffusa in tutte le nozioni storiche, statistiche ed etnografiche [da quando si è iniziato a confondere la vera Rus’]. Uno sguardo retrospettivo lo conferma. Tutto ciò che è stato detto e scritto su queste… province sotto la denominazione di Russia è inevitabilmente divenuto preda dell’Impero che ne ha assunto il nome per giustificare la sua invasione. Documenti storici, cronache, antiche tradizioni, racconti di viaggiatori, – tutti i titoli ora giocavano a favore dell’occupante. Scrittori mediocri, istruiti dalla diplomazia, arrivarono persino a sostituire nei testi il termine ‘Moscoviti’ con ‘Russi’, così che, attraverso questa manipolazione, la storia di un popolo che inizia solo alla fine del XII secolo sulle rive dei fiumi Kljaz’ma e Moscova potesse essere retrodatata fino al IX secolo ed iniziare sulle rive del Dnipro. Il risultato di questa falsificazione è stato un bizzarro paradosso storico.” [Paul de Saint-Vicent // Revue contemporaine. Novembre et Décembre. Paris, 1860. pp. 612-642.]

Etimologia del nome “Ucraina” e le manipolazioni legate a questo toponimo

Non è mia intenzione aprire un dibattito approfondito sull’etimologia di questa parola, anche perché tra gli studiosi non esiste ancora un’interpretazione univoca. Tuttavia, vorrei soffermarmi sulla versione prediletta dalla propaganda russa. Secondo questa versione, il nome “Ucraina” deriverebbe dal termine “Ocraina” e avrebbe significato “territorio di confine”. Per lungo tempo, Mosca ha cercato di imporre l’idea che l’Ucraina fosse solo una periferia (un’“okràina”, una “regione limitrofa”) di qualcosa di più grande. Tuttavia, già all’inizio del XVII secolo, l’estensione dei territori identificati con il nome “Ucraina” era così ampia da non avere alcun equivalente in Europa. Avrebbe senso chiamare “periferia” un’area così vasta? Lasciamo questa domanda agli storici e cartografi, mentre io invito il lettore a esaminare un’altra mappa interessante.

A questo proposito, va sottolineato un dettaglio importante: la parola “окраїна” (“okràina”) non esiste né nella lingua ucraina, né in quella polacca. In queste lingue si usa il termine “околиця” (okolytsia). In russo, invece, il termine “окраина” esiste, e la sua corretta applicazione è chiaramente visibile su una mappa che è una copia di un’opera più antica di Nicolas Sanson (1600-1667), dove le denominazioni “Ukranie” e “Ocraina” coesistono senza alcuna ambiguità e si riferiscono a territori completamente distinti. Su questa mappa della Moscovia, nell’angolo inferiore sinistro, dove sono situate le città ucraine, possiamo leggere chiaramente il nome “Ukranie”. Dall’altra parte, a circa 400-500 km di distanza, appare invece la denominazione “Ocraina”, vicino alla città di Tula, non lontano da Rjazan’, ovvero, nei territori propriamente moscoviti (Figura 4).

Curiosamente, lo stesso nome “Ocraina” appare nello stesso punto anche su un’altra mappa che è stata mostrata a Putin davanti alle telecamere con le parole: “…su questa mappa l’Ucraina non esiste!”. Si trattava della mappa realizzata da Guillaume Sanson, figlio del già citato Nicolas Sanson. Abbiamo raccontato questo episodio nella nostra pubblicazione precedente: “La falsificazione della storia come minaccia alla sicurezza nazionale”. Vorrei ricordare che l’Ucraina, su quella mappa, esiste eccome. È chiaramente segnata con la dicitura “Ucraina o Paese dei Cosacchi”, mentre la cosiddetta “Ocraina” appare, in modo del tutto imbarazzante per i propagandisti russi, proprio sui territori moscoviti, e non su quelli ucraini.

Figura 4 – Mappa di Nicolas Sanson e ingrandimento parte nord-occidentale

Di fatto, ieri come oggi, le terre dell’Ucraina rappresentano un centro. Un centro di resistenza, civiltà, educazione, valori, progresso e cambiamento positivo. Mentre Moscovia è sempre stata solo una provincia periferica rispetto a questi processi. Infatti, tutte le rivendicazioni moscovite su Ucraina, Kyiv, sugli ucraini stessi, derivano da un’unica motivazione: il desiderio di avvicinarsi al centro, alla civiltà. Ma poiché questo desiderio non è realizzabile, per secoli ha generato nei moscoviti un’ossessione distruttiva, un odio feroce e un desiderio ardente di cancellare tutto ciò che non rientra nella loro visione e di cui non potranno mai far parte.

Seguirà a breve la prossima pubblicazione.

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Professionista legale e avvocato con un vivo interesse per la storia ucraina. Ricerca e traduzione di documenti d’archivio storico. È autore di una sezione nel libro “I tesori degli archivi svedesi”. Dall’inizio dell’invasione si arruolò volontariamente nelle forze armate ucraine.

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