Energia, test incontrollabile della politica. Avere corrente elettrica a basso prezzo in Italia è come aspettare l’araba fenice. Attesa è la parola più adatta a rappresentare la situazione. Uscire dalle fonti fossili che costano sempre di più è un’esigenza reale che incide sull’economia del Paese. Gli imprenditori sono ormai gli alleati “innaturali” delle famiglie nel sopportare un peso sempre più eccessivo. Le bollette elettriche sono diventate la palla al piede di un corpo sociale già fiaccato da altri malanni. Ragioniamo.Tra le fonti energetiche del futuro che faranno risparmiare c’è il nucleare, su cui il governo di Giorgia Meloni, nonostante tutto, ha deciso di investire. Quale nucleare, tanto per capirci ? Il nucleare di terza generazione, sostenibile, ottenuto mediante ossido di uranio o altri composti, basato su reattori più sicuri, più efficienti e più performanti rispetto ai reattori degli anni passati. Sono stati proprio i reattori degli anni ’70 e ’80, funzionanti, ad aprire la strada alle nuove tecnologie. Chi e di cosa ha paura ? Le campagne contrarie non cessano nel descrivere un Paese sempre in bilico tra il prima e il dopo. Non abbiamo bisogno di nessuno: sappiamo farci male da soli. E in un settore essenziale per non tornare all’età della pietra vogliamo la medaglia dei vincitori.
Un disegno di legge
La ricerca sta facendo passi da gigante, ma occorrono investimenti, informazione diffusa e idee chiare. Il Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, coerente con l’impegno del governo, ha presentato un disegno di legge in Parlamento che riapre le porte alla ricerca e alla costruzione di future centrali. A sinistra si dice ni, a destra si dice si. Per dare forza al processo Pichetto è convinto che lo Stato debba investire in aziende che hanno già progetti avanzati. Ne ha anche individuata una, la Newcleo dell’imprenditore Stefano Buono. Un ingegnere che dai reattori modulari si aspetta il meglio per produrre energia a costi decrescenti. Ci lavora da anni e in Francia ha ottenuto forti sostegni dal governo trasferendo lì molta operatività. L’Italia vorrebbe imitare la Francia ma tra i ministri si litiga. Sul “rafforzamento della filiera industriale nazionale dedicata all’energia nucleare innovativa, per garantire sicurezza energetica, sostenibilità ambientale e competitività tecnologica del Paese” non sono tutti d’accordo. Il si della destra, insomma, non è così granitico. Il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha dato l’altolà a Pichetto Fratin e l’ipotesi di collaborazione pubblico-privato si è fermata. É il caso di chiedersi anche se il Paese è davvero in grado di uscire dalla bolla “nucleare no grazie”. Per il futuro energetico nazionale bisogna mettere a terra proposte vincenti e convincenti. Strutturare percorsi di medio lungo periodo con energie fossili e rinnovabili, per sfuggire a blackout, affrontare con serenità i crescenti fabbisogni di energia, il calo dei costi. È la politica che deve agire e senza più sotterfugi. Il pubblico, ovvero lo Stato, in campo nucleare è già impegnato con una struttura partecipata da Enel, Ansaldo e Leonardo. Tre partner importanti che stanno facendo quello che sta facendo Newcleo che ha il vantaggio di essere molto più avanti nel lavoro. È una colpa o piuttosto capacità imprenditoriale, visione ? Le liti non sono scomparse. “ Dal mio punto di vista se c’è un soggetto pubblico operante in questo campo io intervengo con il soggetto pubblico” ha detto Salvini. In linea generale non ha torto, ma non ha spiegato a che punto è il pubblico, che lui difende e di cui gli italiani spesso diffidano. Nessuno gli ha replicato. Al contrario Pichetto Fratin continua a dire che il nucleare “è un’opportunità per il Paese che ha forti conoscenze nel settore per aprire la manifattura di produzione di nuovi piccoli reattori ”. Con l’aiuto dei privati, avrà ripensato. Ma non lo ha detto perché, non si sa mai, le opportunità possono trasformarsi in insuccessi.
