
Corsa agli armamenti, militarizzazione, aumento del populismo e indebolimento della democrazia: le tendenze del 2025 ricordano inquietantemente gli anni Trenta del Novecento. Nel cuore dell’Europa è già in corso il conflitto più sanguinoso dalla fine della Seconda guerra mondiale, che ha causato tra le 350.000 e le 470.000 vittime, almeno 130.000 dispersi e circa un milione di feriti. Secondo la versione ufficiale del Cremlino, questa guerra serve alla Russia per difendere il mondo dal fascismo, e uno degli obiettivi principali dell’invasione in Ucraina sarebbe la denazificazione del paese.
Nel 2025 questa affermazione potrebbe sembrare confusa e vaga. Per una valutazione lucida è essenziale comprendere con chiarezza cosa sia realmente il fascismo. Una definizione precisa aiuta a capire lo stato reale delle cose e a prevedere gli sviluppi futuri. La miglior definizione di fascismo fu fornita nel 1997 da Umberto Eco nel saggio «Fascismo eterno», in cui formulò 14 caratteristiche utilizzabili per analizzare qualsiasi paese. È improbabile trovare una nazione completamente priva di elementi fascisti. Il numero di criteri che corrispondono indica il grado di somiglianza con il modello classico descritto da Eco, quello dell’Italia dove il movimento nacque nel 1919 e che continua ad influenzare la storia mondiale.
Eco pone al primo posto il culto della tradizione, un aspetto incredibilmente attuale nella Russia contemporanea. L’idea unificante principale del paese è infatti la vittoria nella Seconda guerra mondiale. La festa più importante dell’anno è proprio l’anniversario della vittoria, e il motto non ufficiale degli ultimi anni è diventato «possiamo ripetere», che appare ovunque nei materiali propagandistici, sulle automobili e in rete. Persino la pubblicità per arruolarsi nelle forze armate, presente in ogni città, invita a «continuare l’opera dei nonni».
Nel 2020 è stata introdotta una legge sulla «protezione della verità storica e della memoria dell’impresa del popolo nella Seconda guerra mondiale». Già un anno prima era stato vietato parlare in chiave negativa della collaborazione tra Hitler e Stalin. Per chi paragona le azioni dell’URSS al Terzo Reich sono previste pene fino a cinque anni di carcere.
La posizione «corretta» dello stato viene diffusa nelle scuole attraverso lezioni obbligatorie chiamate «conversazioni sull’importante». Durante una di queste lezioni, l’insegnante Natalia Taranushchenko si è rifiutata di ripetere la retorica bellica ufficiale ed è stata condannata a sette anni di carcere. Il Cremlino ha deciso che la verità è stata stabilita una volta per tutte.
Chiunque dissenta dallo stato è considerato un traditore, un altro punto evidenziato da Eco. Il 28 aprile 2023, Putin ha innalzato la pena massima per tradimento all’ergastolo. Nei primi sei mesi del 2025, le condanne per questo reato sono aumentate di dieci volte rispetto allo stesso periodo del 2021.
Già sotto Stalin, la Russia visse un’ondata di ossessione per la ricerca di traditori. Questa tendenza storica si ripete dopo 90 anni, con metodi identici: le denunce. Tale istituzione è stata rilanciata nel paese, e migliaia di casi giudiziari sono iniziati grazie a segnalazioni di «cittadini attenti». Qualsiasi dichiarazione critica verso le forze armate russe viene considerata «discredito» o «diffusione intenzionale di informazioni false», punibile con pene fino a 15 anni. Ogni dubbio o analisi della situazione diventa automaticamente un caso penale. Dall’inizio della guerra sono state registrate 20.081 detenzioni per dichiarazioni pacifiste. Una novità importante sono le denunce online, che bloccano quotidianamente centinaia di risorse digitali indesiderate.
Un altro strumento repressivo riportato in vita sono i processi semplificati in assenza degli imputati. Durante il periodo staliniano, centinaia di migliaia di persone furono giustiziate dopo processi sommari senza diritto alla difesa. L’obiettivo era fabbricare rapidamente i casi con decisioni immediate. Nel 2025, in Russia, la maggior parte dei processi per tradimento o dichiarazioni anti-guerra si svolge a porte chiuse, il 99,8% delle sentenze è di colpevolezza, e le corti emettono centinaia di condanne anche senza la presenza degli accusati, dedicando a ciascun caso solo 10-15 minuti.
«Pensare non è incoraggiato, al suo posto subentra l’azione; pensare significa indebolirsi», dice Eco nella descrizione del punto «Azione per l’azione». Nella Russia moderna, l’analisi e la discussione pubblica sono sostituite da rituali che legittimano la volontà di Putin. Il 21 febbraio 2022, egli firmò improvvisamente i decreti di riconoscimento delle «Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk», e già il 24 febbraio l’esercito russo invase l’Ucraina. Tra il 2022 e il 2023, la Duma approvò oltre 250 leggi sulla «discriminazione», «estremismo» e «agenti stranieri», tutte volte a reprimere il dissenso. Venivano approvate quasi senza modifiche né analisi delle conseguenze, mostrando la priorità data alla rapidità di formalizzazione rispetto alla riflessione. Per questo motivo, la Duma è stata soprannominata «stampante impazzita».
La stessa logica emerge nei «referendum» in Crimea e nelle regioni di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhia. La legittimazione della loro annessione alla Russia ha richiesto poche settimane, con un’affluenza dichiarata superiore al 90%, senza osservatori internazionali né dibattiti sui pro e i contro. L’annessione forzata è stata giustificata con la volontà degli abitanti locali.
«Il popolo ha espresso la sua volontà», ha concluso Putin prima di firmare il decreto di annessione.
Pochi giorni prima dell’inizio della guerra, una delle giustificazioni addotte è stata la protezione della popolazione russofona in Ucraina dall’oppressione. In questo si può chiaramente individuare un altro principio formulato da Eco: «populismo selettivo e rifiuto del parlamentarismo — il “popolo” viene presentato come un monolite, e l’espressione della sua volontà viene attribuita a un leader unico».
Le basi di questo principio furono poste già nel 2006, quando al congresso del partito Russia Unita venne adottata come idea nazionale la cosiddetta «democrazia sovrana». Questo termine è stato utilizzato per legittimare l’autoritarismo e la cosiddetta «democrazia guidata», di fatto un sistema a partito unico, dominato da Russia Unita (326 su 445 seggi) e affiancato da alcuni partiti minori che simulano opinioni alternative ma che non criticano mai le azioni di Putin.
La costituzione russa definisce il presidente «garante della costituzione, dei diritti e delle libertà dell’uomo e del cittadino». Questa affermazione è stata messa in discussione dal «voto nazionale» del 2020, una versione semplificata del referendum tenutasi senza rigoroso controllo e senza osservatori internazionali. Il risultato è stato l’introduzione di 70 emendamenti costituzionali, consentendo a Putin di rimanere al potere fino al 2036. Gli osservatori indipendenti hanno rilevato gravi irregolarità, inclusa la possibilità per le persone di votare persino nei bagagliai delle automobili.
In Russia è impossibile comprendere il reale livello di sostegno alle diverse idee, poiché tutti i sondaggi internazionali sono stati dichiarati «interferenze straniere» e vietati, mentre i media riportano costantemente solo il «sostegno popolare» alle iniziative di Putin. Annualmente vengono organizzate linee dirette con il presidente, in cui risponde a domande accuratamente preparate: così si manifesta la legittimazione della dittatura.
Vyacheslav Volodin, Presidente della Duma di Stato, ha dichiarato: «Il nostro vantaggio è Putin e dobbiamo proteggerlo», e «Senza Putin non c’è Russia». L’offesa al presidente prevede fino a un anno di lavori correttivi; nella pratica, persino i suggerimenti impliciti possono portare alla punizione.
Putin intende rimanere al potere fino al 2036 e, considerando la presidenza formale affidata a Medvedev dal 2008 al 2012, questo lo porterebbe al quarto posto tra i governanti più longevi della Russia, superando Caterina la Grande e rimanendo dietro solo a Pietro I, Ivan il Terribile e Ivan III. Putin è ossessionato dalla storia, e i suoi discorsi sono pieni di riferimenti storici utilizzati per giustificare qualsiasi azione. In Russia non vi è interesse verso la modernità o il progresso, una chiara espressione di un altro punto evidenziato da Eco: «il rifiuto del modernismo».
I centri di progresso e di sviluppo del pensiero critico, come le università, sono stati severamente censurati dall’inizio della guerra, con licenziamenti dei docenti contrari al conflitto. L’università più liberale del paese, la «Scuola Superiore di Economia» (HSE), si è trasformata in un istituto di ricerca vicino al Cremlino, con politologi che invocano «attacchi nucleari preventivi contro l’Europa» e indagano metodi per «contenere l’Occidente». La scienza viene isolata e sottoposta a nuove leggi che obbligano gli istituti a riferire all’FSB ogni contatto con scienziati stranieri.
Questi cambiamenti si riflettono chiaramente nelle classifiche internazionali: dal 2022 la Russia è scesa dal 47° al 59° posto nel Global Innovation Index, la presenza del paese nelle principali riviste scientifiche è diminuita del 32%, e l’università principale, l’MGU, è scesa dal 78° al 94° posto mondiale.
La censura nell’arte è altrettanto severa. Dall’inizio della guerra sono stati chiusi decine di musei e teatri, e molti registi e artisti sono stati arrestati per essersi rifiutati di tacere. Dal 2022, non solo i media, ma anche musei, teatri e fondazioni sono etichettati come «agenti stranieri». La repressione si estende a ogni contatto con organizzazioni estere, eliminando sistematicamente chi mette in dubbio i dogmi ufficiali.
Le riforme sono diventate estremamente pericolose dopo le proteste del 2011/2012, con gli omicidi dei leader carismatici dell’opposizione Boris Nemtsov e Alexei Navalny.
Non c’è bisogno di opinioni alternative quando la verità viene imposta dall’alto. L’approccio ufficiale alla guerra emerge chiaramente da due citazioni: il rappresentante russo all’ONU Vasily Nebenzya ha affermato che la Russia è pronta a combattere «quanto necessario», e Vladimir Medinsky, capo della delegazione negoziale con l’Ucraina, ha detto: «Abbiamo combattuto contro la Svezia per 21 anni. E voi, quanto siete pronti a combattere? La Russia è pronta a combattere per sempre».
Queste citazioni incarnano perfettamente un altro principio di Eco: «Il mito della guerra permanente; il pacifismo è tradimento. Vita per la guerra». La guerra è descritta come una costante storica, normalizzando la violenza quotidiana e giustificando le azioni militari con riferimento alle guerre americane in tutto il mondo.
Oltre all’ideologia, c’è anche una componente economica: la guerra è vista da molti esperti come l’unico modo per evitare il collasso economico. Il settore produttivo è militarizzato e il 7,2% del PIL viene destinato alla difesa (149 miliardi di euro nel 2024). Se la guerra finisse domani, la Russia non sarebbe in grado di mantenere tale produzione, e milioni di persone vedrebbero peggiorare drasticamente il loro tenore di vita.
L’economia e l’ideologia procedono di pari passo, rafforzando la fiducia di chi sostiene l’invasione. Un’importante linea propagandistica sostiene che la Russia sia circondata da nemici che pensano continuamente a come conquistarla. Qui emerge chiaramente un altro segno di fascismo indicato da Eco: «l’ossessione per i complotti, coltivando il senso di essere sotto assedio». Il principale complotto che ha scatenato la guerra è stato l’espansione della NATO verso est. La soluzione militare adottata non ha però prodotto i risultati sperati: dopo l’aggressione, la Finlandia ha deciso di unirsi all’alleanza, ampliando il confine della Russia con la NATO da 1074 a 2414 chilometri. Anche la Svezia ha aderito, stanziando 10,8 miliardi di dollari per la difesa nel 2024.
Tra le teorie del complotto frequentemente discusse dai politici e dai media ci sono anche quelle sui presunti laboratori biologici statunitensi in Ucraina, che svilupperebbero armi biologiche contro i russi. Questa notizia è stata ripetutamente smentita da organizzazioni internazionali, ONU, Stati Uniti e Ucraina stessa.
La mentalità russa viene indotta a credere che tutte le proteste e le rivoluzioni nei paesi limitrofi siano organizzate dai servizi segreti occidentali per avvicinarsi alla Russia, un tema spesso ripetuto da Putin e dagli alti funzionari statali. Nell’autoritarismo, qualsiasi espressione della volontà popolare appare estranea e innaturale. Questi miti servono al governo per consolidare il potere attraverso la paura, giustificare repressioni e sostituire la realtà con una visione utile al regime.
«L’obiettivo dell’Occidente è indebolire, dividere e infine distruggere il nostro paese», ha affermato Putin in uno dei suoi video-messaggi.
Alla popolazione viene inculcata una doppia visione: da un lato la paura di una minaccia imminente, dall’altro la certezza della vittoria. In questo dualismo appare un altro punto di Eco: «Il nemico è contemporaneamente troppo forte e troppo debole».
La motivazione alla coesione sociale viene alimentata accusando l’Ucraina di preparare un attacco alla Russia. Chi vuole difendere la patria viene rassicurato dalla presunta autosufficienza della produzione militare e dalla prontezza a neutralizzare ogni minaccia occidentale. Gli appelli emotivi sostituiscono l’analisi con la drammatizzazione e talvolta con la religione:
«L’aggressore deve sapere: la vendetta è inevitabile, egli verrà distrutto. Noi, vittime dell’aggressione, come martiri andremo in paradiso, mentre loro moriranno semplicemente senza nemmeno riuscire a pentirsi», ha dichiarato Putin.
Il culto della morte è un altro elemento fascista secondo Eco. In Russia è iniziato con le parate dei «reggimenti immortali», in cui migliaia di persone sfilano con le fotografie dei parenti morti nella Seconda guerra mondiale. La situazione continua con la celebrazione eroica dei partecipanti alla guerra in Ucraina. Le città sono piene di banner pubblicitari pomposi con foto dei caduti, e nelle scuole vengono affisse targhe commemorative. I sopravvissuti visitano le classi per raccontare le loro «imprese». I canali statali trasmettono quotidianamente una rubrica «eroe del giorno» dedicata ai soldati morti. La morte non è più percepita come spaventosa. Chi rischia viene incoraggiato anche dal presidente, che ha definito i reduci dall’Ucraina come «nuova élite» del paese. Sempre più spesso, assassini e veterani acquisiscono posizioni di potere nelle regioni, e il nuovo Parlamento prevede di assegnare loro circa un quarto dei seggi.
Nella nuova élite non c’è posto per i deboli, mostrando chiaramente un altro principio fascista secondo Eco: «elitismo e disprezzo per i deboli». La maggior parte dell’élite russa attuale è composta da membri dei servizi di sicurezza e delle forze armate, tutti consolidati attorno all’idea di guerra, spesso impossibilitati a lasciare la Russia a causa di sanzioni o contratti lavorativi. I ruoli si tramandano spesso per eredità e la mobilità sociale è estremamente limitata, possibile solo attraverso il sostegno assoluto alle linee del presidente.
Chi non può combattere è economicamente disprezzato dallo stato: i pensionati ricevono in media tra i 120 e i 250 euro al mese, mentre le persone disabili ricevono tra gli 80 e i 200 euro.
L’Ucraina stessa è disprezzata dal presidente con frasi umilianti: «Che ti piaccia o meno, sopporta, mia bella», ha detto Putin due settimane prima della guerra, rispondendo al presidente Zelensky, che contestava uno dei punti degli accordi di Minsk.
Questa frase rimanda a una canzone popolare che descrive un rapporto sessuale con una donna non consenziente, cosa che può apparire assurda in Occidente, ma la Russia è un paese estremamente sessista e il presidente si costruisce attivamente un’immagine di “macho invincibile”. Qui emerge un altro elemento fascista descritto da Eco: «machismo e sessismo, con una mascolinità ipertrofica».
La Russia si trova all’81° posto nel Global Gender Gap Index e agli ultimi posti mondiali per accettazione LGBT. Nel 2023, la comunità LGBT è stata dichiarata organizzazione estremista e la bandiera arcobaleno vietata. Spesso si arriva al ridicolo: in un’occasione, durante un incontro con Putin, l’Unione delle donne russe si è lamentata della pubblicità di un gelato che mostrava un arcobaleno.
La depenalizzazione della violenza domestica nel 2017 riflette le norme culturali russe. L’85% delle vittime sono donne, e oggi questi atti non comportano responsabilità penali se non ci sono gravi lesioni fisiche.
La non violenza, i diritti umani e la libertà di parola sono valori estranei alla Russia contemporanea, e ogni tentativo di imporli genera un’aggressiva ostilità. La paura della diversità è un altro chiaro segno di fascismo secondo Eco.
La preservazione dei valori tradizionali o “fondanti” è ciò per cui la Russia afferma di battersi contro l’Occidente, rappresentato dalla propaganda come la fonte della decadenza e della degenerazione morale. Gli ideologi del Cremlino costruiscono la concezione del “Mondo Russo” (Russkij Mir) sull’idea di una “civiltà unica” che esclude gli “altri” (ad esempio, l’Ucraina definita “uno Stato artificiale”).
“I confini della Russia non finiscono da nessuna parte” – ha scherzosamente affermato Putin durante un intervento nel 2016, quando un bambino gli mostrò i confini russi su un mappamondo nel corso di una riunione della Società geografica russa. Sebbene questa affermazione non corrisponda ancora alla realtà, per quanto lo si desideri al Cremlino, gli eventi globali incidono significativamente sulla situazione del paese.
Il drastico calo del prezzo del petrolio tra il 2014 e il 2015 (da 110 a 50 dollari al barile) e le sanzioni imposte dopo l’annessione della Crimea hanno causato un’impennata dell’inflazione, seguita da una lenta ripresa e da una nuova crisi dovuta alla pandemia da Covid-19. L’indice di gradimento del presidente Putin è crollato dall’85% del periodo successivo all’annessione della Crimea nel 2014 al 66% nel 2021. Questi dati hanno spinto il regime a intraprendere la guerra, e l’invasione dell’Ucraina è diventata il risultato principale della frustrazione sociale che caratterizzava la classe media del periodo prebellico. Nei primi vent’anni al potere, Putin non aveva mai chiaramente definito né l’obiettivo né la direzione del paese, ma dopo l’aggressione all’Ucraina tutto è diventato improvvisamente evidente.
“L’appello alla frustrazione sociale della classe media. La paura delle classi inferiori”: è un altro punto descritto da Umberto Eco nel suo saggio sul fascismo eterno. Il potere russo insiste molto sul concetto che, dopo il crollo dell’URSS, il mondo abbia perso il rispetto per la grande potenza. Tutti i problemi e i complessi nazionali sono stati così affrontati in un solo colpo: iniziando una guerra e addossando ogni colpa all’Occidente, all’Ucraina, ai liberali, alla comunità LGBT e a chiunque altro, eccetto che al Cremlino stesso.
Gli slogan chiave della propaganda russa, concepita secondo i dettami del Cremlino, sono molto indicativi: “Ci odiano perché siamo russi” e “Non ci permettono di svilupparci”. Da un lato, il potere promette alla classe media un mitico “risorgimento” e la “rinascita” della nazione. Dall’altro, alimenta costantemente la paura verso le masse marginalizzate e “imprevedibili”, giustificando così l’aumento del controllo e la riduzione delle libertà.
La frustrazione sociale in Russia è diventata uno strumento di governo: le persone sono indotte a credere di trovarsi “alla soglia della rinascita di una grande potenza”, e che la guerra sia necessaria per “cambiare l’ordine mondiale”, deteriorato negli anni ’90 dal cosiddetto Occidente collettivo, che avrebbe relegato la Russia ai margini della storia.
L’intera retorica è costruita su decine di nuovi termini e espressioni che ricordano inquietantemente il “newspeak” di Orwell in “1984”. Questo fenomeno rimanda all’ultimo punto del saggio di Eco: “Il newspeak – una lingua semplificata e carica di emotività, che sopprime il pensiero critico”. Così, la guerra diventa “operazione militare speciale”, il governo ucraino “giunta di Kiev”, l’occupazione delle città ucraine “liberazione”, la sconfita militare una “riorganizzazione”, i soldati ucraini “neonazisti”, gli omicidi “neutralizzazioni”, le esplosioni sul territorio russo “schiocchi” e così via. Viene così impedito alle persone di comprendere chiaramente la realtà, ostacolando la possibilità di uno scambio razionale di argomenti.
Tutti e 14 i tratti distintivi del fascismo possono essere chiaramente riconosciuti nell’attuale Russia, nonostante questa si definisca una nazione in lotta contro il fascismo stesso. In psicologia questo meccanismo è definito “proiezione”, ovvero l’attribuzione ad altri delle proprie caratteristiche o desideri inaccettabili. Assieme a ciò, si notano spesso sospettosità, diffidenza, isolamento sociale, vendetta, inflessibilità, negazione, pensiero dicotomico (visione in bianco e nero) e l’interpretazione di eventi neutrali come ostili, tutti elementi che costituiscono un disturbo paranoide della personalità. Questo porta l’individuo a tentare di “liberarsi” delle spiacevoli sensazioni interiori, aggravando spesso le relazioni interpersonali e la stabilità emotiva.
Per comprendere dove porterà la guerra russa, è sufficiente analizzare ciò che accade nella mente di chi prende le decisioni. Non è mai troppo tardi per iniziare a prepararsi ai tempi difficili che attendono, poiché sperare in una guarigione senza affrontarne le cause e le cure è un’imprudenza ingenua che raramente porta a un finale positivo.
