Euro elettronico: la chiave della sovranità monetaria europea

La BCE sta preparando l’euro elettronico per preservare nel mondo online la stessa libertà di pagamento garantita dal cash (European Central Bank). A differenza dei circuiti controllati dagli USA (una volta amici, oggi alleati), l’infrastruttura sarà gestita interamente dall’Eurosistema, mettendo al riparo da blocchi geopolitici e sanzioni extraterritoriali (European Central Bank) che potrebbero colpire i pagamenti in Euro (blocco totale o rallentamento).

Questo aspetto è strategico per il futuro dell’Europa. La sovranità, infatti, vale anche oltre i meri confini UE: il modello si presta a regolare il commercio internazionale in euro, replicando quanto la Cina sta già facendo con lo yuan digitale (ForbesReuters).

Per il mercato interno ed in particolare per i consumatori, pagare in negozio o online diventerà immediato: transazioni peer-to-peer in pochi secondi e costo zero per cittadini ed imprese, superando il sistema Bancomat (oggi già in fase di dismissione progressiva) ) e riducendo il ruolo delle carte di credito.

Secondo la BCE il sistema riutilizzerà l’infrastruttura esistente, limitando gli investimenti delle banche (European Central Bank). Eppure gli istituti temono la disintermediazione: i depositi potrebbero migrare verso i wallet pubblici. Studi recenti mostrano che il rischio è contenuto se i limiti di possesso di euro digitali restano moderati  ovvero intorno ai 3000 euro (Polytechnique Insights).

Per i contribuenti, i vantaggi sono concreti: tracciabilità nativa dei pagamenti, lotta al nero e al riciclaggio con privacy preservata tramite soglie offline anonime. Questo spiega le fredde posizioni sull’euro elettronico di alcuni politici sovranisti nostrani?

Guardando oltre, l’India sta testando una digital rupee per rendere i pagamenti istantanei e sicuri sotto la supervisione della Reserve Bank of India (Forbesfticonsulting.com).

Il nodo stablecoin USA

Negli Stati Uniti l’amministrazione Trump ha scelto la via delle stablecoin private, regolamentate dal GENIUS Act ma comunque emesse da operatori di mercato, non dalla FED (Latham & Watkins).

Questa scelta solleva timori di nuovi rischi sistemici: se i rendimenti dei Treasury salissero e il valore di mercato dei bond posti a garanzia scendesse, una corsa ai rimborsi potrebbe non essere coperta dalle riserve (MarketWatch).

Diversi analisti avvertono che, in assenza di un prestatore di ultima istanza (la FED), le stablecoin possono innescare corse al ritiro simili a quelle accadute, l’ultima volta, nel settembre 2008 (ABA Banking Journal).

L’euro elettronico – come lo yuan digitale – evita il problema perché è una passività diretta della banca centrale che dispone di liquidità illimitata.

Perché serve ora

Ridurre la dipendenza europea da circuiti come Visa-Mastercard e da stablecoin denominate in dollari è fondamentale per sostenere la competitività delle nostre imprese.

Con la guerra delle valute digitali già iniziata, rimandare significherebbe cedere spazio ai modelli autoritari (Cina) o ai colossi privati non europei.

L’euro elettronico è un investimento strategico che può unire efficienza, inclusione e sovranità: una delle basi fondamentali per gli Stati Uniti d’Europa di domani.

Accelerare il progetto dell’euro elettronico emesso dalla BCE è opportuno per rafforzare la sovranità economica dell’UE, tagliare costi di transazione e costruire un argine pubblico ai rischi sistemici delle stablecoin private: un passo essenziale verso gli Stati Uniti d’Europa o almeno verso ad una maggiore integrazione dei mercati monetari e finanziari dell’Unione.

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Sono l’amministratore e socio di due aziende agricole che producono energia elettrica fotovoltaica e nel settore agricolo gestiscono uno dei maggiori impianti italiani di acquaponica. Sono amministratore e socio di una società immobiliare che si occupa di turismo a breve a Milano.

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