Nella settimana passata ci sono state delle notizie allarmanti su alcune situazioni critiche in alcuni Istituti di pena, che i nostri telegiornali hanno fatto enorme fatica a darne notizia, e tutto sembra rimanere nelle stanze buie del DAP. Vorrei partire dal crollo della Rotonda di Regina Coeli, chi non conosce il carcere di Roma, è situato nel centro città, la famosa via della Lungara, una parte di volta è crollata dal punto più alto di una cupola frantumandosi a terra in mille pezzi. Tragedia sfiorata nel carcere romano di Regina Coeli. Una porzione di soffitto ampia circa un metro quadrato si è staccata nella zona della seconda rotonda ed è finita a terra dopo un volo di venti metri, fortunatamente senza provocare feriti. È accaduto nella tarda mattina di giovedì 9 ottobre, in un’ala dell’istituto di pena accessibile ai detenuti. A via della Lungara sono subito scattate le procedure d’emergenza con le verifiche da parte dei vigili del fuoco: l’area è stata delimitata e resa momentaneamente inagibile. Circa 300 reclusi, verranno trasferiti nelle carceri della Sardegna. A recarsi in carcere il capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Stefano Carmine De Michele, per valutare «necessari e urgenti provvedimenti da adottare per fronteggiare l’improvvisa situazione d’emergenza».
«È crollata improvvisamente – e in termini non prevedibili – la cupola della seconda rotonda a causa di una tarmatura delle travi interne, già indebolite dall’umidità, non rilevabile» ha detto Delmastro assicurando: «Il carcere è in sicurezza sotto tutti i profili». Poi il sottosegretario ha spiegato che «la ditta a cui verranno affidati i lavori in somma urgenza, sta già facendo i primi rilievi tecnici» e che i detenuti delle sezioni interessate saranno sfollati, la realtà è che le carceri quelle esistenti versano in condizioni inaccettabili, tra degrado, mancanza di manutenzione e sovraffollamento.
Da tempo le condizioni del carcere al centro della Capitale e il suo “futuro” sono state tema di discussione.
Gli ex sindaci Francesco Rutelli e Gianni Alemanno avevano anche lanciato l’idea di trasformarlo in museo. La struttura di via della Lungara, dislocata in un complesso edilizio che risale al 1654, è stata sede di un convento e poi convertita all’uso attuale a fine ‘800. Purtroppo aggiungo, negli anni nelle varie visite ispettive avevano spinto a denunciare lo stato di degrado in cui versa l’istituto, nel mese di agosto scorso è stata fatta una denuncia al Dap e ASL di competenza perché non è in regola con le norme igieniche e sanitarie, ma tutto questo è rimasto nel vuoto istituzionale. Certo oggi è facile prendersi una prima pagina di un giornale o di una trasmissione televisiva, ma nessuno si è posto il problema dei circa 300 detenuti che con ciabatte e pochi indumenti sono stati trasferiti di notte o di mattina presto nelle carceri della Sardegna, e nessuno si è posto il problema come faranno i loro famigliari a seguirli ogni settimana con i colloqui visivi, unico strumento che hanno per mantenere un rapporto con loro. Questo è sancito dall’ordinamento penitenziario Art.18 l’ammissione ai colloqui con i familiari è un diritto fondamentale del detenuto, per favorire il mantenimento dei legami familiari.
Chi dirà al figlio minore di Claudio (nome di fantasia), che non potrà vedere il papà anche se solo per un’ora in una sala degradata di Regina Coeli, perché non si hanno i soldi per affrontare un viaggio fino in Sardegna, una delle tante pene aggiuntive non data da un Giudice di un Tribunale Italiano.
Dimenticavo, dite ad Alemanno che quando era Sindaco poteva fare molto di più per i detenuti, non solo un diario di una agenda che una volta fuori sarà buttata nel primo cassonetto che incontrerà.