La guerra di Donald Trump in Iran è arrivata in Italia. Non c’è bisogno di bombe o droni per avvertirla, basta andare alla pompa di benzina o vedere i prezzi aumentati di alcuni prodotti. Il conflitto ha messo a nudo la struttura energetica del Paese. Il costo dell’energia è fuori controllo e secondo le ultime stime, colpirà in particolare le Regioni del Nord. In Lombardia l’aumento complessivo per famiglie e imprese sarà di 3,4 miliardi di euro. In Italia petrolio e gas reggono il 70% dell’economia e ogni turbolenza nelle aree dove si producono ha conseguenze sui Paesi dipendenti. Donald Trump non ha calcolato queste conseguenze ? Il Presidente era convinto che l’aggressione all’Iran e la più che prevedibile estensione del conflitto in  Medio Oriente, non avrebbe avuto effetti sull’economia degli Usa. La sua certezza si chiama GNL.

IL GNL e i clienti del Presidente

Il gas liquefatto in America viene prodotto in grande quantità. Soddisfa la domanda interna e viene esportato. Il mercato americano, però, è influenzato dai prezzi di quello globale che salgono e penalizzano l’industria. In vari Stati ci sono proteste che il Presidente finge di ignorare, mentre l’inflazione sale. Il GNL viene venduto anche all’Europa che non ne non puo’ fare a meno, dopo l’interruzione delle forniture di gas dalla Russia. Tutta l’Ue è diventata ottima cliente del Presidente. Dentro questo scenario c’è l’Italia con le sue debolezze strutturali e politiche. Senza combustibili fossili non ci sarebbe l’energia elettrica necessaria per mantenere il Paese. La struttura  produttiva e distributiva è poco resiliente ai cambiamenti improvvisi. Si ricorre agli accumuli per non restare al buio. Eni ha dato garanzie sulle scorte di gas, ma il punto è politico. Gli obiettivi della transizione verde si sono indeboliti. È vero che nel 2025 le fonti rinnovabili sono cresciute, ma non come si pensava e per ragioni più volte esposte. Il governo sta adottando misure di emergenza che segnano, purtroppo, un capovolgimento di prospettiva. Si faccia avanti presto chi ha piani concreti oltre le emergenze.

 Fare i conti con la realtà

Il prolungamento dell’attività delle centrali a carbone fino al 2038, per esempio, offusca l’orizzonte di un economia meno dipendente dalle importazioni. Le centrali a carbone inquinano e vanno chiuse. Ora le teniamo aperte per altri 12 anni.  Ci sono scelte più coraggiose da fare per eolico, fotovoltaico, idrogeno, nucleare, geotermia. Rinviarle significa ipotecare lo sviluppo verso l’unica direzione realmente praticabile. A conti fatti, i risvolti energetici delle guerre sono il migliore alleato di chi ostacola il cammino verso un mondo più soistenibile.  Da questo punto di vista Donald Trump è un campione assoluto. Ma è l’Italia- per restare in casa nostra- a non fare i conti con la realtà. Senza prendere parte direttamente alle guerre, paga il prezzo salato di bollette, carburanti e beni rincarati. Se innesta la marcia giusta- politica, s’intende- il prezzo sarà  scenderà.

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Nato a Pomigliano d’Arco (Na) giornalista, laureato in Scienze Politiche Ha iniziato negli anni ’80 ed ha scritto per l’Unità, Paese Sera, Il Mattino, Il Denaro, Specchio Economico, il Riformista, www.startmag.it. Nella lunga carriera si è occupato di Mezzogiorno, economia, energia, green economy, ambiente. É stato Direttore di periodici locali ed account manager in Eni e Italgas. Ha fatto parte di Comitati, Commissioni speciali su ambiente ed energia. Già consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione Relazioni Pubbliche (Ferpi) è membro della Federazione Italiana Media Ambientali ( FIMA) e della Free Lance International Press (Flip). E' autore del libro “Mezzogiorno in bianco e nero“ (Ed. Orizzonti Meridionali). Ha vinto il Premio giornalistico “Calabria ‘79” e il "Premio Nadia Toffa 2022 ».Scrive per FIRSTonline collabora con Italia Notizie24, EspressoSud;

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