Roma, unica capitale europea non assegnataria di norme che ne riconoscano il ruolo di rappresentanza del Paese, ancora una volta è chiamata ad osservare, con preoccupazione, l’evolversi della legge costituzionale allo studio delle Camere.

Con la modifica del titolo quinto della Costituzione, avvenuta nel 2001 (ultimo intervento condiviso sulla Carta, poi solo modifiche assoggettate al referendum confermativo, con la sola esclusione di ambiente e sport) l’articolo 114 della Costituzione, con il suo ultimo comma ha previsto la necessità di regole speciali per Roma (non necessariamente integranti una modifica della Costituzione), dopo venticinque anni e vari tentativi falliti, ieri la Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura la legge costituzionale sullo status della Capitale.

Purtroppo, tale votazione non ha riportato la necessaria qualificata maggioranza, prevista dall’articolo 138 della Carta, con il rischio di assoggettare anche questa, essenziale, legge ad un referendum, che porterebbe l’Italia a spaccarsi sul ruolo della sua Capitale, dando vita ad un poco ragionevole: tutti contro Roma.
Alcuni partiti, per ragioni di bottega (invero poco comprensibili) hanno preferito astenersi, ponendo in essere un comportamento pilatesco che Roma non merita, cercando di giustificare il loro operato con contraddittorie motivazioni.

Almeno gli eletti nella Capitale avrebbero dovuto preferire il bene della città agli interessi di parte.
Delle due l’una: o la legge non funziona, dunque, voti decisamente contro o meglio non la porti neppure al voto cercando di perfezionarla in commissione, oppure, se la norma rispondesse alle esigenze prescritte, allora voti a favore e non ti astieni, che vuol dire non prendo posizione (ma chi è stato eletto dal Popolo è chiamato a scegliere, soprattutto su temi di rilevanza nazionale, non a nascondere la testa nella sabbia alla Ecce bombo: “mi si nota di più se vengo e mi metto in un angolo o se non vengo ?”.
Questo atteggiamento può portare ad un solo tragico risultato: assoggettare la legge costituzionale al referendum confermativo, facendo mettere Roma nel tritacarne di una becera campagna referendaria, come quella appena conclusa!
Allora sarebbe meglio non farne nulla!
Roma non merita questo!
Speriamo che Qualcuno li illumini!

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