Locandina evento La Sapienza
Locandina evento La Sapienza

Il 4 maggio 2023 e su iniziativa dei governi francese e tedesco si costituì un gruppo informale di nove ministri degli esteri – in un numero casualmente corrispondente al minimo di governi richiesto dai Trattati per avviare una cooperazione rafforzata – con l’obiettivo di facilitare decisioni a maggioranza (qualificata) nel Consiglio nei casi in cui i Trattati prevedono una decisione unanime.

A quel gruppo informale aderirono i ministri degli esteri del Belgio, della Finlandia, dell’Italia (rapidamente sconfessato da Giorgia Meloni), del Lussemburgo, dei Paesi Bassi, della Slovenia e della Spagna con l’obiettivo principale di rendere più efficace l’azione dell’Unione europea nella politica estera e della sicurezza a cui non si applica il metodo della cooperazione rafforzata con l’eccezione della difesa che prevede invece il metodo della cooperazione strutturata permanente.

Dal maggio del 2023 non sono stati fatti molti passi in avanti in materia di politica estera e di sicurezza affinché l’Unione europea potesse parlare con una sola voce nel mondo e ancor di più sulla difesa europea nonostante la solidarietà europea quasi unanime nei confronti dell’Ucraina e l’applicazione di ventuno pacchetti di sanzioni alla Russia – spesso aggirate – in cui ogni volta è stato evitato il veto dell’Ungheria all’epoca di Viktor Orbán alle quali si sono accompagnate le iniziative di paesi “volenterosi” di cui fanno parte fra gli altri anche il Regno Unito, la Confederazione elvetica, l’Islanda e il Canada laddove non era possibile usare le regole e gli strumenti dell’Unione europea.

Dopo più di tre anni di impasse, il cancelliere Merz ha proposto a dieci governi di rivolgersi all’Alto Rappresentante Kallas per chiedere di usare metodi pragmatici in politica estera e di sicurezza non già per votare a maggioranza (qualificata) nel Consiglio ma per superare l’eventuale ostacolo di singoli poteri di veto lasciando tuttavia inalterati i trattati ed evitando il metodo della passerella che prevede comunque una decisione unanime del Consiglio europeo per metterla in opera.

Dal 2023 sono cambiati  governi e ministri degli esteri e fra i dieci che hanno risposto all’appello al pragmatismo o al realismo istituzionale del cancelliere Merz non ci sono più l’Italia dove ha prevalso il sovranismo nazionalista e immobilista di Giorgia Meloni e la Slovenia ma si sono aggiunte l’Austria, la Danimarca, la Romania e la Svezia cosicché – con l’eccezione del nuovo presidente rumeno – non c’è fra gli undici nessun governo dell’Europa centrale essendo rimasti fuori non solo i Baltici ma tutto il vecchio gruppo di Visegrad, la Bulgaria e la Croazia ma anche Cipro, la Grecia, l’Irlanda, Malta e il Portogallo e cioè paesi piccoli e medio-piccoli su cui pesa il timore ancestrale di subire le decisioni dei grandi.

Considerata questa composizione politica e geografica non si vede come questa nuova iniziativa possa avere più successo di quella fallimentare del maggio 2023 e ad essa si potrebbe applicare il detto popolare secondo cui “non si può fare una frittata senza rompere le uova”.

Una vera politica estera e della sicurezza – di cui deve far parte la dimensione della difesa – ma anche le altre decisioni che esigono l’unanimità nei trattati come la politica fiscale, il quadro finanziario pluriennale e le risorse proprie per non parlare delle scelte di natura tipicamente “costituzionale” richiedono una radicale riforma dell’Unione europea prima di aprire le sue porte ai paesi candidati o candidati alla candidatura.

Sulla base di queste considerazioni di vero “federalismo pragmatico” sessanta organizzazioni della società civile si incontreranno mercoledì 9 settembre 2026 nell’Aula Calasso dell’Università La Sapienza per avviare un percorso di natura costituente che si sviluppi durante questa seconda metà della legislatura europea al fine di rendere sempre più evidenti le ragioni del passaggio dall’ermafrodito dormiente dell’Unione europea ad un modello democratico di sovranità condivisa.

Occorrerà sollecitare le forze politiche europee affinché iscrivano nei loro programmi per le elezioni europee del giugno 2029 la scelta di trasformare l’undicesimo Parlamento europeo in una Assemblea costituente permanente secondo il pensiero di Altiero Spinelli, come fu proposto da Willy Brandt alla vigilia delle prime elezioni europee nel 1979 e da François Mitterrand nel 1989 alla vigilia della caduta del Muro di Berlino.

 

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