Dubbi sulla tenuta e interrogativi sull’efficacia del ‘cordone sanitario’ anti–estrema destra, innalzato in Germania e in Europa, attraversano la stampa europea e internazionale, dopo la vittoria di Alternative fur Deutchland nelle elezioni regionali di domenica 6 settembre nel Land della Sassonia – Anhalt.

Il ‘cordone sanitario’ è stato steso in Germania, dove lo chiamano Brandmauer, letteralmente ‘muro tagliafuoco’, e nell’Unione per escludere le estreme destre neo-naziste da qualsiasi alleanza politica o di governo.

Ora, la volontà d’esclusione è messa alla prova “come mai in passato”, scrive il New York Times: il voto di domenica “rivela che gli elettori sono divisi sulla validità della strategia di escludere gli estremisti dal governo”. Concetti analoghi sono su molti altri media. L’AP nota che l’AfD è una forza politica significativa in Germania e in Europa da ormai 13 anni e non è mai entrata in nessun governo federale o regionale: la sua avanzata sarebbe effetto anche del rifiuto di dialogo con un partito anti–immigrati, filo-russo e neo-nazista.

La strategia dell’esclusione diventa un boomerang in particolare quando l’estrema destra trova un candidato come Ulrich Siegmund, giovane – 35 anni -, carismatico ed empatico, che abbina promesse di un futuro migliore e un tocco di nostalgia per quando la Germania era grande – ricetta analoga a quella di Donald Trump negli Stati Uniti -.

Su Politico.eu e altrove, emerge la tendenza a scaricare le colpe sul cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ne ha certo molte, ma non può averle tutte. Sui media, Merz diventa “il malato di Germania”, se non la malattia della Germania: “Non ha buone risposte, ma solo risposte vaghe, mentre l’AfD ne chiede la caduta”. Euronews presenta la vittoria dell’AfD come “un incubo per Merz”.

In realtà, l’incubo di Berlino è lo stesso di Bruxelles: molte figure guida europee vengono dalla Cdu, il partito di Merz, e ne hanno finora seguito la linea, ad esempio la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il capogruppo del Partito popolare al Parlamento europeo Manfred Weber. UvdL e Weber hanno già mostrato un’inclinazione a dialogare con la destra, ma non ancora con la estrema destra.

Le preoccupazioni tedesche ed europee sono tutte in prospettiva: il 20 settembre, si voterà a Berlino e nel Meclemburgo – Pomerania anteriore; e i risultati della Sassonia–Anhalt danno una forte spinta ad analoghi partiti di estrema destra che puntano a vincere elezioni nell’Ue l’anno prossimo, in particolare le presidenziali in Francia e le politiche in Italia. Senza contare che la Russia, galvanizzata dal successo dei suoi sodali tedeschi, cercherà d’influenzare l’esito del voto anche altrove – in Svezia, ne vengono già denunciate ingerenze -.

I tedeschi di Magdeburgo non sono, purtroppo, gli unici ‘cattivi europei’ di questi giorni: le migliaia di nazionalisti serbi che hanno seguito le esequie di Ratko Mladic, il generale serbo-bosniaco boia di Srebrenica, non sono un buon viatico per l’ingresso della Serbia nell’Ue.

Per Mladic, non ci sono stati funerali di Stato. Ma migliaia di fan gli hanno reso omaggio come a un eroe, formando un corteo lungo un chilometro fino al cimitero alla periferia di Belgrado, dove il generale – condannato all’ergastolo per i suoi crimini – è stato sepolto accanto alla figlia Ana, morta suicida a 23 anni con la pistola da lui regalatale per la vergogna d’un tale padre.

Germania: i risultati del voto in Sassonia – Anhalt

Analizziamo i risultati nel più piccolo land tedesco, situato in quella che fino al 1991 era la Germania orientale

Con un’affluenza alle urne record, superiore all’80%, l’estrema destra sfiora il 44% e ora sogna di governare un land per la prima volta dal dopoguerra, anche se i numeri lasciano margini di dubbio. La Cdu di Merz, che governava il land da 24 anni, esce dalle urne più che dimezzata. dal 37 a poco più del 17%; Verdi, in crescita, e Spd, in calo, sono entrambi intorno al 9%, la Linke poco sotto, mentre i rosso-bruni Bsw, i soli ad aprire a un’alleanza con AfD, superano d’un soffio la soglia del 5%, sotto la quale sono i liberali.

Chi è andato alle urne e prima non lo faceva l’ha fatto per votare AfD. In termini di seggi, AfD ne ha 39, quindi meno della maggioranza assoluta degli 83 del parlamento regionale. Per governare, dovrà formare una coalizione con i 5 del Bsw. Insieme, Cdu (15), Spd, verdi e Linke (8 ciascuno) arrivano a 39.

I risultati fanno scoccare l’ora Siegmund: sognava di governare con un monocolor e d’attuare il suo programma di estrema destra che attira i giovani e che prevede stop all’obbligo scolastico, classi separate per bambini con disabilità e migranti, un taglio dei fondi al servizio pubblico radio-televisivo e alle chiese; e, ovviamente, ‘remigrazione’.

Germania: le incognite del dopo voto e le reazioni

L’astro nascente di AfD, modi gentili e sorriso accattivante, fa promesse populiste: “Non so ancora se sarò ministro presidente, ma abbiamo già scritto la storia”, ha detto. Perché possa o meno formare un esecutivo, qualcuno gli dovrà dare una mano.

Sahra Wagenknecht, leader del Bsw, è pronta a farlo, ma porrà condizioni e potrebbe fare pesare volta a volta il suo consenso. Sull’Ucraina, AfD e Bsw hanno entrambi posizione filo-russe.

Nella Cdu di Mez, c’è sconforto e subbuglio. Il cancelliere che voleva dimezzare AfD ha invece dimezzato il suo partito, almeno in questo land, ed è adesso a rischio. Se nella Cdu vacilla il principio in base al quale “nessuna collaborazione con un partito di estrema destra”, socialdemocratici e Linke hanno invece subito confermato la linea d’intransigenza all’AfD.

Alice Weidel, co-presidente federale dell’estrema destra, afferma di potere immaginare “una collaborazione con la Cdu o con parti della Cdu”. In fondo, con c’è bisogno di convincere il partito; basta convincerne alcuni esponenti: un approccio ‘all’italiana’, che magari funziona pure in Germania.

Autore

  • Giornalista dal 1972, professionista dal ’75, impara il mestiere alla Provincia Pavese e alla Gazzetta del Popolo di Torino, dove copre fra l’altro gli Anni di Piombo del terrorismo brigatista. Nel 1979, apre l’ufficio di corrispondenza della Gazzetta a Bruxelles.
    Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue Cee e Nato per dieci anni. Nel 1989 è a Roma come caporedattore Esteri; dal ‘90, è caporedattore centrale e dal ‘97 è vicedirettore.
    Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile del Nord America, con sede a Washington. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 è direttore dell’Ansa.
    Lasciata l’Ansa, dirige fra l’altro l’Agence Europe a Bruxelles, collabora con il Fatto Quotidiano, è direttore dei corsi e delle testate dell’Ifg, la scuola di giornalismo di Urbino. Attualmente, è docente presso l’Ifg e tiene corsi di giornalismo alla Sapienza; gestisce un suo sito e collabora con regolarità
    a media tradizionali e online; è sovente ospite di programmi radiofonici e televisivi e co-gestisce la rassegna stampa internazionale di Radio Radicale; è senior advisor per l’Italia di NewsGuard; ed è attivo in diverse Associazioni e Fondazioni.

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