Il 15 settembre, il Senato della Repubblica, ha approvato, con modificazioni, il disegno di legge relativo alle modifiche del sistema elettorale della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
In virtù delle modifiche apportate il testo tornerà alla Camera per la approvazione definitiva.
Il testo, voluto per garantire una maggiore stabilità alla coalizione di maggioranza (dato il record di durata del Governo Meloni è necessario chiedersi se ciò era indispensabile).
Sostanzialmente le modifiche apportate riguardano la introduzione di un premio alla coalizione che avrà la maggioranza e che avrà superato il 42%. A tale coalizione, per dare ad essa maggiore stabilità, la legge assegna il 55% dei seggi. Inoltre, sia pure con qualche alchimia, verranno reintrodotte le preferenze, che erano scomparse, nel sistema elettorale di Camera e Senato, nel 1993, mentre sono sempre state presenti per le elezioni amministrative e regionali.
Questa legge mirante ad accrescere la stabilità, chiamata , con il solito abuso del latino,”stabilicum”, potrebbe, alla luce dei sondaggi attuali, rappresentare una gigantesca autorete per i proponenti.
Invero, sé nessuna delle coalizioni( assai rabberciate di fronte a visioni incompatibili, soprattutto in politica estera) superasse la impegnativa asticella del 42%e se il premio di maggioranza non venisse assegnato, allora si avrebbero notevoli difficoltà nel formare il Governo.
Inoltre, ciò potrebbe richiamare in vita il centro non schierato ( come cespuglio) nelle coalizioni, centro assente dal panorama politico dal 1992.
Invero, i vari tentativi di colonizzare l’area di centro sono miseramente falliti sia nel 1994( accordo Segni/Martinazzoli), che nel 2001(D’Antoni).
I gruppi facenti capo a Renzi e Calenda sono interni, con vari distinguo, alla coalizione di sinistra.
Però se non si dovesse assegnare alcun premio di maggioranza il centro potrebbe tornare ad essere “l’ago della bilancia del sistema”.
Chi oggi abita, con il ruolo di non protagonista, la zona centrale del campo dovrebbe riprendere a considerare la importanza della mediazione e della moderazione, nell’interesse del bene comune. Questi valori oggi sono completamente disattesi nel mondo politico.
Per acquisire questa consapevolezza è necessario riaprire il cassetto dei diritti, del dialogo e della mediazione e rifuggire la politica del più forte e prepotente “quia nominor leo”, riscoprendo anche il valore della professionalità e del merito, oggi sbandierato, ma non rispettato!
I pochi moderati rimasti dopo l’avvento del tritacarne maggioritario dovrebbero farsi trovare pronti per questa evenienza ed inserire nei loro programmi i valori della accoglienza, della Europa, della professionalità e del dialogo e del rispetto reciproco, per una politica della correttezza in cui le cose vanno fatte e non solo annunciate e vanno fatte nell’interesse di tutti e non solo di alcuni.
Bisogna prepararsi a questa evenienza in quanto non è auspicabile per il Paese che la destra inglobi anche Vannacci( ne consiglio la lettura del programma) che la sinistra, otre agli AVS, voglia incarrozzare anche Rizzo.
Sulle preferenze non aggiungo molto perché la sensazione che si ha leggendo la normativa è che i partiti impongono gli eletti ed i cittadini possono scegliere i trombati!
Quanto alle firme da raccogliere per chi è fuori dal Parlamento viene da chiedersi se un ostacolo così alto sia in linea con la Carta costituzionale.
