“Samarcanda è la meraviglia della terra, ma Bukhara è la meraviglia dello spirito”. Questo antico proverbio uzbeko aleggia ovunque a Bukhara, si respira nelle sue vie e piazze, serpeggia in ogni anfratto della città soprannominata “la sacra e nobile”, si percepisce ovunque negli oltre 140 edifici architettonici di inestimabile valore artistico e culturale. Storicamente gli archeologi fanno risalire l’origine della città intorno alla metà del primo millennio a.C. , datando alcuni manufatti rinvenuti (ceramiche, gioielli) ma il nucleo che corrisponde all’ attuale insediamento risale al VIII secolo. Il suo nome lo troviamo menzionato per la prima volta tra il IV e il V secolo su alcune monete, e si ritiene derivi da un termine dell’antica lingua uigura che significa “casa di preghiera” o “tempio”. Anche in sanscrito “vihara” significa “monastero”. Durante il IX e X secolo Bukhara divenne la capitale dell’Impero Samanide, e in seguito fu terra di conquista dei Karakhanidi, dinastia di origine turca (dal 999 d.C.). Il loro insediamento comportò un arricchimento nell’ architettura, con la ripresa della strabiliante tecnica costruttiva ornamentale del mattone cotto. Fu cinta da alte fortificazioni dotate di ben 11 porte che presero ognuna il nome della città verso cui conducevano. Ma nel 1220 le armate di Gengis Khan si presentarono sotto le sue mura, i soldati dello scarso esercito di guardia fuggirono impauriti e la popolazione si arrese spontaneamente, ottenendo con questo gesto che la città fosse solo saccheggiata ma non distrutta. Ma un violento incendio rase comunque al suolo gran parte degli edifici e poco rimase dell’epoca. La Bukhara attuale risale al periodo del nuovo splendore ritrovato con Tamerlano. Il ruolo della città come nodo cruciale sulla Via della Seta, famoso anche per ospitare uno dei più importanti mercati degli schiavi di tutta l’Asia Centrale, è ancora tangibile nei numerosi bazar, testimoni continui della sua importanza commerciale ed economica, ma la sua nobiltà è esaltata anche dal fatto che vi si stabilirono nel tempo importanti medici e scienziati, filosofi e letterati, come Abu Ali Ibn Sina, Omar Khayyam, e uno per tutti Avicenna, e questo le fece rivestire un ruolo molto rilevante in tutta l’ Asia centrale. Visitare Bukhara e perdersi nelle strade strette, nei parchi verdi e nei giardini, tra i monumenti storici e architettonici appartenenti a epoche diverse ma molto vicini l’uno all’altro, è sentirsi testimoni di grandi presenze culturali.

Il cuore di Bukhara è sicuramente la Piazza Lyabi-Hauz, con la sua fontana ideata con funzione artistica ma che un tempo rappresentava l’unica vasca per l’approvvigionamento idrico della città. Lyabi-Hauz significa appunto “attorno alla vasca”. Su un lato della piazza si affaccia la Madrasa Nadir Divan-Begi, costruita nel 1622. Nata da un iniziale progetto di caravanserraglio ma identificata dall’emiro dell’epoca come madrasa cambiò immediatamente destinazione. Una curiosità riguarda la decorazione del timpano: due uccelli (simurg), che rappresentano l’accesso alla conoscenza, volano verso un sole dal volto umano portando tra gli artigli due maiali, impuri nella tradizione islamica, allontanandoli dalla terra. Sul lato opposto sorge la Khanaka Nadir Divan-Begi, (1619 – 1620) progettata per accogliere i dervisci girovaghi e i sufi durante i loro momenti di meditazione. Questi edifici portano il nome del visir Nadir, che regnò a Bukhara dal 1611 al 1642, e il suo regno fu uno dei più stabili e relativamente pacifici per Bukhara, un periodo particolarmente felice anche per l’architettura e l’urbanistica. La piazza è costellata da alberi di gelso secolari, poco a nord si sono sviluppati i quartieri residenziali con le case dei ricchi commercianti bukharioti, costruite tra il diciassettesimo e il ventesimo secolo, e la zona, particolarmente affascinante per la sua maestosità e tranquillità, è considerata il luogo di svago preferito sia per i residenti che per i turisti.

Nel giardino della piazza si trova la statua di Nasreddin Khodjache cavalca un asino, dedicata al leggendario personaggio popolare protagonista di innumerevoli storielle ironiche con l’immancabile morale finale. Un edificio di particolare interesse è il Mausoleo dei Samanidi, un vero gioiello, costruito alla fine del IX secolo dall’emiro Samanide che rinunciò allo zoroastrismo e abbracciò l’ Islam. Il mausoleo fu eretto come cripta di famiglia e vi furono sepolti il padre di Ismail Samani, lo stesso Ismail e suo nipote Hasr. La struttura riprende la tipica forma quadrata dei templi del fuoco zoroastriani, e il caratteristico impiego dei mattoni cotti, incastrati con logiche e tecniche speciali, recuperate da tradizioni antiche, crea sulle pareti dell’edificio motivi orizzontali e verticali ed effetti di luce particolari realizzando un edificio unico. Deve la sua eccezionale perfetta conservazione al fatto che durante l’ invasione dei turchi fu ricoperto interamente di terra per proteggerlo (come era accaduto per la moschea Maghoki-Attar) e, scomparso nel nulla per molti secoli, fu riportato alla luce dall’ archeologo russo Sciscin solo nel 1930. Nel 1993 il mausoleo è stato aggiunto alla Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Bolo Hauz, detta “la Moschea sopra l’ acqua” conosciuta anche come “la Moschea delle 40 colonne” (perché le sue 20 colonne si riflettono nell’acqua antistante raddoppiandosi)è considerata una delle moschee più belle di Bukhara, nonostante sia stata costruita nel 1712, in un periodo considerato di declino nei campi della cultura e dell’economia. Eretta, si dice, per ordine della moglie del sovrano di Bukhara si offre con un memorabile e lussuoso aivan dipinto a più colonne che si riflette insieme al minareto nelle acque del Khauz. Il soffitto in legno poggia su graziose colonne ed è riccamente decorato con intagli a motivi floreali e geometrici. Da più di vent’anni è stata riassegnata al culto.

Uno dei monumenti più insoliti di Bukhara è la Madrasa Tchor-Minor, fatta costruire, a proprie spese, da Khalif Niazkul, un ricco mercante turkmeno, nei primi anni dell ‘800 su ispirazione indiana, che presenta un’architettura singolare. Il nome ” Tchor -Minor” significa “quattro minareti”, che in realtà sono solo torri poste ai quattro angoli della madrasa, e rappresentano i quattro angoli del mondo. Sono tutte di forma diversa, coronate da cupole blu e diversamente decorate l’una dall’altra. Alcuni elementi decorativi delle torri riflettono la concezione filosofico-religiosa delle quattro religioni del mondo : vi compaiono croci, un pesce cristiano, una ruota di preghiera buddista.

Il complesso architettonico principale nel centro di Bukhara è Po-i-Kalyon. “Kalyon” significa “il piedistallo del Grande”, e si riferisce al minareto, costruito interamente con mattoni senza piastrelle colorate, la cui storia è curiosa : Arslan-khan, all’inizio del XII secolo ordinò di ricostruire il minareto della vecchia moschea ma quando i lavori di costruzione furono terminati, il minareto crollò rovinando quasi completamente. Immediatamente fu dato ordine di ricostruirlo. L’ architetto Bako pose le fondazioni e sparì. Si racconta che tornò solo quando fu sicuro della buona tenuta delle fondazioni stesse, profonde ben tredici metri e per le quali secondo la leggenda utilizzò una speciale malta mescolata con sangue di toro, uova e latte di cammella. Con i suoi 45,6 metri di altezza e una base con un diametro di 9 metri, sormontato da 16 finestre ad arco, era allora l’edificio più alto del mondo e per secoli, potendo essere avvistato da lontano, è stato il punto di riferimento per viaggiatori e carovanieri. Un’ iscrizione in maiolica turchese recita che fu terminato nel 1127. Grazie alla sua bellezza, scampò persino alle distruzioni di Gengis Khan, colpito dalla sua bellezza e dal suo aspetto maestoso. Come altri minareti è stato tristemente famoso per l’esecuzione di molti ladri e criminali gettati dall’ alto chiusi in un sacco, preferibilmente nei giorni di mercato perché più persone potessero assistere alle terribili esecuzioni.

Accanto sorge la Moschea Kalyon , “la grande moschea”, la seconda più grande dell’Asia centrale, terminata nel 1514, come si può leggere in una iscrizione presente sulla facciata. Può ospitare 12.000 credenti. La decorazione della facciata a fasce orizzontali con i mattoni disposti in rilievo si definisce “Hazar-baf (mille tessiture)”, un temine persiano che indica questa tecnica di disporre i mattoni ispirandosi ai tessuti pregiati. Utilizzata come deposito durante il periodo sovietico fu riaperta al culto solo nel 1991. Di fronte alla maestosa Moschea sorge la Madrasa Mir-i-Arab, con le due bellissime cupole blu, costruita nel 1535 da un santo sufi yemenita e finanziata con la vendita di tremila schiavi persiani. Fino al 1920 era considerata una delle migliori in Asia Centrale, con molte personalità importanti che vi insegnarono e studiarono. Dopo la rivoluzione del 1917 la madrasa fu chiusa e il suo clero represso, ma riprese le attività educative dopo la Seconda Guerra Mondiale. Restaurata nel 1997 ospita tuttora 180 studenti che sono impegnati in diverse discipline islamiche per cinque anni. Altra parte del complesso è la Madrasa di Amir Alim-khan, fondata nel 1915 e costruita con fondi forniti da Seyid Alim-khan, l’ultimo Emiro di Bukhara, che ora ospita una biblioteca.
Il sito sacro Mausoleo di Chashma-Ayub racchiude al suo interno la mitica sorgente fatta sgorgare dalla figura biblica di Giobbe che in questo luogo, secondo la leggenda, colpì il suolo con il suo bastone salvando il suo popolo dalla sete.La cupola conica dell’edificio è costruita nello stile della Corasmia, la regione di Khiva, ed è un elemento assolutamente raro nell’architettura di Bukhara. L’acqua santa continua a scorrere dalla fonte, il sito è meta di pellegrinaggi sia cristiani che musulmani ed è stato visitato anche da Sua Santità il Patriarca Kirill di Mosca nel 2017.

L’antica fortezza dell’Ark è il più antico cuore della città, uno dei simboli architettonici di Bukhara. Documenti datano questa struttura difensiva al V° sec. Secondo la leggenda il costruttore dell’Ark sarebbe stato il mitico eroe Siyavusha, innamorato della figlia del governatore locale di Afrosiab, che avrebbe acconsentito alle nozze solo a condizione che Siyavusha portasse prima a compimento un’impresa considerata impossibile : costruire un palazzo delimitato solo dalla pelle di un toro. L’eroe, avvezzo a simili stratagemmi (lo avevamo già incontrato a Khiva, eretto patrono della città) riuscì a tagliare la pelle del toro in strisce così sottili da ottenne una cintura che potesse contenere un palazzo. Nel 1920, durante la guerra civile russa, l’armata rossa bombardò pesantemente l’ArK con un attacco terra-aria e l’ultimo khan di Bukhara fuggì in Afghanistan subito dopo aver dato l’ordine di far saltare gran parte della fortezza, soprattutto i luoghi segreti e l’harem (e senza dimenticare di portare con sé il tesoro reale). Oggi è una struttura museo dove semplicemente immaginare come vivevano i governanti del Medioevo.

Poco distante si nota una curiosa insolita costruzione, La Shukhov Tower una torre in metallo costruita dall’ingegnere-inventore russo Vladimir Shukov, nata in epoca sovietica per l’approvvigionamento idrico della città e per porre fine alle continue epidemie dovute all’uso di acqua inquinata dell’epoca (1927-1929). Perse la sua funzione di torre idrica nel 1968 a causa di un incendio. Nel 1990 fu aggiunto un ascensore e fu trasformata in ristorante, rapidamente chiuso dopo la rottura dell’ascensore. Oggi ospita un bar e un piccolo museo alla base e nonostante molti ne volessero la demolizione è considerata un cimelio dell’architettura costruttivista dell’epoca sovietica ed è stata inclusa nella “Lista degli oggetti immobiliari patrimonio cultuale materiale dell’Uzbekistan”.

A Bukhara ci si sente continuamente immersi nell’ atmosfera del ricco patrimonio storico ma anche nell’antico spirito carovaniero e commerciale, e girare per le labirintiche strade del centro storico è molto stimolante. Di fatto ci si trova in un bazaar diffuso dove cogliere le storie delle famiglie che si tramandano un mestiere da generazioni, in una città dove la vocazione mercantile continua da millenni e convive con le moschee e le madrase tempestate di mosaici azzurri e citazioni secolari. Con più di 2000 anni di storia, questo gioiello medievale è stata inserita nel Patrimonio UNESCO nel 1993.
La chiamano anche “la signora senza trucco” e la sua fama è pienamente meritata.


