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    Home»Sviluppo sostenibile»La sostenibilità necessaria
    Sviluppo sostenibile

    La sostenibilità necessaria

    Guido BonarelliDi Guido BonarelliLuglio 20, 20210 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
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    Albero mappa del mondo, Pixabay
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    La sostenibilità ambientale si fonda su un processo di sfruttamento delle risorse e di emissione di sostanze inquinanti tale da poter essere esser mantenuto a un certo livello a tempo indeterminato, un’interazione responsabile con l’ambiente, che assicuri un’alta qualità ambientale a lungo termine. Per sviluppo sostenibile – termine introdotto per la prima volta nel 1987 dal Rapporto Brundtland della Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo – si intende quindi lo sviluppo volto a soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di far fronte alle proprie necessità. Un processo che coinvolge quindi, oltre alle risorse naturali, l’intera economia e, quindi, le complesse relazioni tra ambiente, condizioni climatiche, capacità e modalità produttive in un mondo globalizzato. Esistono infatti visioni diverse sul come tale sviluppo debba essere attuato.

    L’ideologia ambientalista ha elevato a dogmi alcuni concetti come agricoltura biologica, economia circolare, biodinamica, muovendo una guerra senza quartiere a certe fonti di energia o alla ricerca volta a nuove forme di coltivazione potenzialmente capaci di rispondere alle necessità alimentari di una popolazione mondiale in rapida crescita (9,5 miliardi di individui previsti nel 2050).

    Immagine di Gerd Altmann, Pixabay

    Un impianto teorico che ha evidenti limiti. L’agricoltura biologica ad esempio non offrirà mai le rese dell’agricoltura convenzionale, fermandosi su circa 1/3 della capacità produttiva di quest’ultima. L’introduzione dell’agricoltura biodinamica nell’ultimo ddl 988 sul biologico di fatto costituisce un inutile sostegno a una pratica agricola del tutto antiscientifica e inincidente sul piano produttivo. Per quanto riguarda l’economia circolare (produzione > utilizzo > recupero), se i vantaggi prodotti da un sistema economico “in grado di rigenerarsi da solo” sembrano innumerevoli, i limiti sono altrettanto evidenti: il riciclo non può riguardare tutti i materiali (mercurio ed amianto ad esempio non sono recuperabili) e non tutti i materiali riciclabili (ad esempio la carta) possono esserlo all’infinito o possono esserlo in maniera totale; il processo di riciclo è più lungo e costoso rispetto alla sostituzione di un prodotto con uno nuovo, dal momento che nella situazione attuale il costo del recupero è superiore al valore dei materiali recuperati, anche se questo svantaggio è dovuto principalmente alla mancanza di una struttura produttiva adeguata e ancora poco incentivata.

    Un altro cavallo di battaglia della transizione ecologica è rappresentato dall’elettrico, ad esempio nella mobilità stradale, ma non sappiamo quanta dell’energia necessaria verrà prodotta da fonti rinnovabili (eolico, solare – termico e fotovoltaico – energia idraulica, geotermica e da biomasse) e quanta energia dovrà essere recuperata dai tradizionali combustibili fossili, essenzialmente petrolio, gas e carbone. Questo dato per i consumatori è un requisito, per i produttori un elemento secondario.

    E ancora, a proposito della “filiera corta” e del “km 0” in agricoltura: siamo tutti affascinati dal prodotto che dall’agricoltore arriva direttamente sulla nostra tavola. Ma siamo certi che gli amanti del prodotto alimentare italiano nel mondo – che costituisce un’importante voce della nostra esportazione – non faranno lo stesso nei loro Paesi, sottraendo all’Italia quote di mercato?

    Immagine di Akitada31, Pixabay

    In una lettura più equilibrata di sostenibilità sono quindi centrali, solo per fare alcuni esempi, anche espressioni come sviluppo rurale – che ha come obiettivo il mantenimento della popolazione nelle aree agricole in vista della gestione del territorio -, agricoltura integrata – sistema di coltivazione tra l’agricoltura convenzionale e quella biologica nel quale i fattori produttivi vengono utilizzati per ridurre al minimo il ricorso a mezzi tecnici che impattino sull’ambiente o sulla salute dei consumatori -, reshoring o ritorno della produzione nei Paesi d’origine – con intuibili positive ricadute sull’occupazione e il know-how industriale -, transizione energetica che allarghi lo spettro delle fonti rinnovabili, prima fra tutte l’idrogeno. Altrettanti si per contrastare il no a tutto della visione più estrema dell’ecologismo.

    Immagine di apertura: Albero mappa del mondo, Pixabay

    ambiente politiche agricole sostenibilità
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    Guido Bonarelli
    • Website

    Nato a Roma da famiglia di origine anconitana, si è laureato nel 1978 in Scienze Politiche e Sociali. Contemporaneamente agli studi universitari ha frequentato, nel 1975-77, un corso di giornalismo e un corso di diritto comunitario. In questi anni inizia la sua attività di volontariato con Associazione Italiana per la Gioventù Europea, Centro Giovanile per la Cooperazione Internazionale, Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale, Comitato Italiano Giovani per l’UNICEF. Autore di articoli di approfondimento su problemi riguardanti le relazioni internazionali e a tema economico, collabora negli stessi anni con diverse riviste (tra le quali Tutti, Lettera del MSOI, Studi Cattolici). Avvia quindi, nel 1978 una lunga esperienza professionale in materia editoriale. Nel 2006, intraprende l’attività di imprenditore agricolo in Umbria, dando vita ad un’azienda agricola multifunzionale, insieme azienda biologica condotta con pratiche colturali ecocompatibili e agriturismo. In parallelo ha da sempre rivolto il suo personale impegno alla ricerca storica.

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