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    Home»Pubblica amministrazione»Il buco nero della formazione
    Pubblica amministrazione

    Il buco nero della formazione

    Giuseppe PappalardoDi Giuseppe PappalardoOttobre 20, 20211 VisualizzazioniLettura 3 min.
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    In un precedente articolo avevo introdotto questo argomento che ritengo fondamentale per una ripresa vera e duratura del nostro Paese. Del resto il programma di aiuti elargiti dalla Commissione Europea in risposta alla pandemia da Covid si intitola “Next Generation” e quale argomento riguarda di più la prossima generazione della FORMAZIONE?

    Foto di 14995841 da Pixabay

    Ero partito dal progressivo degrado della Scuola e dell’Università italiane a partire dalla fine degli anni sessanta, certificato dai test Invalsi utilizzati a livello europeo per misurare la qualità degli studi nei vari Paesi e che ci colloca agli ultimi posti. Avevo sottolineato il paradosso di un alto tasso di disoccupazione e la difficoltà di molte imprese a reperire sul mercato del lavoro personale qualificato tecnico e non. Se indubbiamente abbiamo l’urgenza di varare riforme (giustizia, fisco, pubblica amministrazione, etc.) non affrontate da troppi anni, certamente nel medio e lungo termine per gestire una ripresa duratura abbiamo la necessità di formare competenze adeguate a tutti livelli. Se vogliamo disporre di tali competenze in quantità sufficienti fra 15-20 anni dobbiamo cominciare a riformare la scuola prima possibile.

    Dice un vecchio proverbio cinese: se vuoi raccogliere in un anno coltiva il grano, se vuoi raccogliere in 5-10 anni coltiva gli alberi, se vuoi raccogliere per sempre coltiva l’uomo.

    Nel frattempo che questa riforma possa dare i suoi frutti, è necessario partire con i programmi di reskilling, come già stanno programmando alcune grandi industrie private o partecipate.

    Tornando alla scuola bisogna creare prima di tutto un clima favorevole all’apprendimento. Per questo bisogna valutare le reali capacità professionali dei docenti. Esistono metodi adeguati ed internazionalmente riconosciuti per questo scopo. Ma qui casca l’asino. Come far accettare ai docenti, spesso messi in ruolo senza una vera selezione ma solo con concorsi idoneativi, una tale rivoluzione? Bisogna innanzitutto promuovere il ruolo sociale dei docenti a cominciare dai maestri. È necessario battere su tutti i mezzi di comunicazione, aprire dibattiti coinvolgendo le associazioni delle categorie interessate, sensibilizzare la politica, etc.

    Photo by Sam Balye onUnsplash

    Bisogna far capire l’importanza per la collettività di avere docenti adeguati, che garantiscano il loro impegno per un orario prolungato (7-8 ore al giorno x 5 giorni la settimana). A fronte di questo maggior impegno bisogna garantire un adeguamento salariale, di cui una parte significativa premiale, in base ai risultati ottenuti valutati con criteri oggettivi. È necessario che ai docenti così selezionati sia attribuito un vero ruolo ed una responsabilità nei processi di valutazione degli allievi, avviandoli a differenti percorsi formativi sulla base delle loro capacità. Bisogna riformare profondamente i programmi e l’ordine degli studi a partire dalla scuola primaria (questo può essere argomento di un successivo articolo se interessa).

    Mi direte che questo che ho solo accennato è un libro dei sogni, inattuabile nel nostro Paese. Peccato che quanto ho scritto sia già realtà in altri paesi europei ad esempio la Germania. Gli altri vanno avanti e non ci aspettano. Così è destinato ad accrescersi il gap formativo per il nostro Paese da cui siamo partiti.

    Dobbiamo provarci. Se non ora quando?

    Autore

    • Giuseppe Pappalardo
      Giuseppe Pappalardo
    formazione Next Generation Pubblica Amministrazione Scuola
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