Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    Il mondiale NAFTA sacrificato sull’altare del Dio denaro

    Giugno 13, 2026

    Dal G7 alla Nato via l’Ue, una stagione di Vertici senza aspettative

    Giugno 12, 2026

    Il Professor Irti ha salvato anche la Lazio

    Giugno 12, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    14 Giugno 2026 - domenica
    Facebook Instagram LinkedIn
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • Il cinema raccontato (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
      • Racconti dalle strade del mondo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Europa»All’Europa serve una sola voce per la difesa
    Europa

    All’Europa serve una sola voce per la difesa

    Antonio ArmelliniDi Antonio ArmelliniMaggio 13, 20223 VisualizzazioniLettura 4 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    Si temeva che avrebbe dichiarato la guerra totale, e non lo ha fatto. Che avrebbe disposto una mobilitazione generale, e non lo ha fatto. Putin ha ripetuto la litania nota della denazificazione, negando qualsiasi apertura negoziale all’Ucraina (non le ha neanche riconosciuto il carattere di Stato) e usando toni più aggressivi nei confronti degli USA, accusati di aver messo in cantiere con gli alleati della NATO una fantasiosa aggressione che la Russia è riuscita a prevenire, difendendosi.

    Foto libera da Pixabay

    Retorica a parte, è sembrato un discorso di attesa, anche se non è chiaro di cosa. Sul piano militare l’esercito russo si muove lentamente e non ha neanche utilizzato appieno la sua aviazione; Putin potrebbe stare prendendo atto che l’ipotesi del blitz vittorioso è tramontata e stare studiando come e quando passare a una trattativa. Come invece potrebbe stare aspettando di dispiegare meglio le forze per sferrare l’attacco decisivo. Nel frattempo, fa dire a qualcuno dei suoi generali che l’obiettivo è quello di arrivare, per ora, sino alla Transnistria e domani, chissà, agli altri territori da “liberare”.

    Il vero dilemma è di capire cosa ci sia nella testa di un leader che non è né matto né invasato, ma persegue un programma cinicamente definito ed ha usato un pretesto che non c’era – quello dell’adesione dell’Ucraina alla NATO – non per riaprire da posizioni di maggior forza il dossier del Donbass, su cui nessuno era innocente, ma per scatenare un’invasione che è un understatement definire un errore marchiano, e che gli è comunque costato caro. Capirlo resta tuttavia la condizione fondamentale per immaginare i termini di un negoziato per una intesa che ciascuno possa presentare alla propria opinione pubblica come win-win.

    Uno dei risultati più inattesi dell’aggressione di Putin – per la delusione degli euroscettici e l’entusiasmo degli euroentusiasti – è stato il rilancio dell’integrazione europea e di una sua vera dimensione politica e di sicurezza. Draghi ha fatto un discorso coraggiosamente europeista e ha parlato di revisione dei trattati, superando finalmente un tabù caro a molta dell’ortodossia comunitaria brussellese (e romana).

    Alexander Schallenberg – CC BY 2.0.

    Letta, Schallenberg, Macron, von den Leyen, hanno ripreso il tema da diversi angoli visuali e tutti ora dicono di volere una difesa europea, una politica estera comune ecc. per chi è sufficientemente vecchio per ricordare, vale l’adagio dell’araba fenice della storica trasmissione di Morbelli: «dove sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa»… Sono nato e resterò federalista e spinelliano, ma forse è giunto il momento di dirsi che l’Europa del Manifesto non si è realizzata e – invece di continuare nelle liturgie salvifiche e un po’ ipocrite di Ventotene – chiedersi come e con chi avviare un processo che, da un lato, consenta di sviluppare una dimensione economica, monetaria, di sicurezza, di politica estera e di difesa sostanzialmente federale, in cui non valga l’unanimità, e, dall’altro, assicurare una adesione quanto più ampia possibile ai principi fondanti dell’idea di Europa: stato di diritto, libertà fondamentali e diritti della persona, mercato aperto e così via.

    Emmanuel Macron

    Due percorsi autonomi e reciprocamente permeabili. Letta e Macron ne hanno entrambi parlato, con accenti diversi: è evidente che è necessario poter richiamare gli Orban al rispetto dei nostri principi fondanti, così come è illusorio pensare che un paese dalle condizioni economiche e strutturali (pre-guerra, si intende) dell’Ucraina possa pensare a un ingresso in tempi brevi nell’UE. Così come è evidente che se l’Europa non saprà darsi una prospettiva integrata e una voce sola in materia di politica estera e di difesa, l’aspettativa di svolgere un ruolo di peso nel contesto internazionale che si va delineando sarà destinata a restare nel limbo delle illusioni. Ci sono modi diversi per arrivarci e c’è ancora chi esita davanti al tabù dell’inamovibilità dei trattati: non ci sono ricette magiche e quel che conta è cominciare a parlarne seriamente.

    Perché solo in questo modo l’Europa potrà dire la sua quando il negoziato sull’Ucraina entrerà nel vivo, facendo valere i propri diritti e moderando – questo sì – le pulsioni di chi vede nello scontro l’occasione per ridurre all’impotenza un paese, la Russia, con il quale dovremo continuare e convivere e collaborare. Per evidenti ragioni geopolitiche e altrettanto evidenti considerazioni economiche.

    Foto di apertura libera da Pixabay

    Autore

    • Antonio Armellini
      Antonio Armellini
    difesa europea integrazione europea Putin Ucraina
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email

    Articoli correlati

    Dal G7 alla Nato via l’Ue, una stagione di Vertici senza aspettative

    Giugno 12, 2026

    Le grandi svolte europee parlano italiano

    Giugno 10, 2026

    L’Euro digitale, dai pagamenti alla sovranità europea

    Giugno 10, 2026

    I Commenti sono chiusi.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Il voto cattolico americano, il delirio di Trump e i viaggi di Leone

    Aprile 20, 2026275

    In carcere trovo la purezza che negli anni ho perso

    Aprile 20, 2026184

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026183

    Esame di Maturità e non più Esame di Stato: cosa cambia

    Settembre 20, 2025142
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Società
    Lettura 1 min.

    Il mondiale NAFTA sacrificato sull’altare del Dio denaro

    Di Piero SandulliGiugno 13, 20269

    Sono iniziati i campionati Mondiali FIFA 2026 in un clima, certamente, opposto a quello che…

    Dal G7 alla Nato via l’Ue, una stagione di Vertici senza aspettative

    Giugno 12, 2026

    Il Professor Irti ha salvato anche la Lazio

    Giugno 12, 2026

    CAMBIAMO PASSO!

    Giugno 10, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram LinkedIn
    ULTIMI ARTICOLI

    Il mondiale NAFTA sacrificato sull’altare del Dio denaro

    Giugno 13, 2026

    Dal G7 alla Nato via l’Ue, una stagione di Vertici senza aspettative

    Giugno 12, 2026

    Il Professor Irti ha salvato anche la Lazio

    Giugno 12, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • La Governance
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • L’Associazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?