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    Home»Società»La sinistra con gli occhi rivolti al passato
    Società

    La sinistra con gli occhi rivolti al passato

    Alessandro BattistiDi Alessandro BattistiGiugno 20, 20230 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    Se i dati sulla astensione al voto sono reali ci parlano di un distacco considerevole dei cittadini dalla politica e una parte di questi cittadini sono certamente progressisti e si sentono orfani di una politica che li rappresenti.

    Io voto e non lascio decidere ad altri per me ma in una certa misura anche io mi sento orfano e cercherò di spiegare il perché. Andare avanti e progredire è il pensiero da sempre dei progressisti legati a valori che da sempre sono legati alla sinistra occidentale ma oggi si fa fatica a individuare chi rappresenta quei valori e ho l’impressione, più di una impressione, che il nostro paese sia fermo tra rigurgiti destrorsi e incapacità della sinistra di proiettarsi nel futuro mentre altri paesi sono già nel futuro.

    Se si vuole guardare il futuro bisogna proiettarsi nel mondo che sarà e in parte nel mondo che già esiste ma noi preferiamo sempre guardare il dito e non la luna, siamo fermi al nostro passato, per quanto bello sia, e i nostri giovani non hanno gli strumenti per poter competere in un mondo sempre più interconnesso.

     

    Foto di Dorothe da Pixabay

    La scuola e l’università non preparano i ragazzi alla realtà. A me sembra impossibile che la maggior parte dei giovani non parlino correttamente l’inglese, divenuta la lingua del mondo; mi sembra fuori del tempo che non si studi seriamente l’uso di Internet nei suoi aspetti tecnologici e etici; mi sembra stupidamente presuntuoso che si studi letteratura antica senza parimenti studiare la grande letteratura contemporanea di tutti i paesi e non solo italiana; trovo anacronistico che si studi la storia non oltre la Seconda guerra mondiale comparando la storia occidentale con quella di altri continenti; trovo incompatibile la pretesa di creare cittadini del mondo senza studiare elementi di diritto proprio nel paese culla del diritto; non trova ragione lo studio della geografia, importantissima, se non la si allarga al pianeta ma la si tiene ristretta al particolare; non facciamo il bene dei nostri giovani se non promuoviamo lo sport in ambito scolastico. Il risultato della situazione attuale è la disaffezione dei nostri giovani al sapere e la loro impreparazione ad affrontare quello che li aspetta.

    Come creare lavoro se non siamo nemmeno capaci di mettere in connessione domanda ed offerta e, aggiungo, rimaniamo ancorati a schemi ormai desueti? Cosa fanno i sindacati oltre ad assistere pensionati e dipendenti pubblici? Come ci prepariamo alle nuove tecnologie che stanno per innervare la modernità? Siamo pronti per gestire la intelligenza artificiale? Il Costituente ha previsto una sanità pubblica e per tutti senza distinzioni, ma è ancora così? Se per fare un esame bisogna aspettare mesi mentre le malattie non aspettano? È ancora così se l’80% dei bilanci regionali sono occupati dai costi per la sanità e i cittadini pagano le tasse più alte d’Europa?

    Siamo in grado di pensare a un sistema diverso? Abbiamo la capacità di consumare a dismisura e produciamo una quantità enorme di rifiuti ma non siamo in grado di prevedere idonei impianti di smaltimento e di riciclo. Abbiamo una ricetta utile e concreta per far sì che i cittadini possano pagare meno tasse e non siano costantemente vessati dal socio di maggioranza che gli leva il sangue? Abbiamo un pensiero concreto e umano per poter affrontare il crescente fenomeno immigratorio che ci faccia uscire dal binomio aiutiamoli a casa loro e accogliamo tutti? Possiamo pensare a grandi opere senza aspettare 50 anni e, nel frattempo, realizzare opere utili?

    Foto di Mariann Szőke da Pixabay

    Possiamo riformare la nostra assurda e nemica burocrazia e trasformarla in qualcosa di utile per i cittadini? Possiamo realizzare un sistema di tecnologia informatica per i servizi essenziali che sia al passo con i tempi e funzioni? Insomma, ho fatto alcuni esempi per dimostrare che il nostro paese è fuori del tempo, in totale declino e i nostri giovani totalmente impreparati ad affrontare il domani. Cosa fa la politica dinanzi a tutto ciò? Non pensa! Si limita a discutere se la Meloni è fascista o no, a produrre tweet e fare una infinita campagna elettorale senza reali contenuti blaterando promesse che non manterrà o accostando Leonardo al ponte di Messina. I cittadini sono stanchi e non votano, è così ma è anche vero che in un paese che ha avuto mille padroni manca quella capacità di reagire, di scendere in piazza, di proporre e protestare e di chiedere a gran voce un reale cambio di passo con rigore, competenza e onestà, il minimo che si può chiedere a un politico! Quello che facciamo oggi avrà un effetto tra dieci o venti anni e abbiamo già ipotecato il prossimo ventennio, ma almeno gettiamo un seme per il dopo.

    Ora partiamo dalla ineludibile considerazione che siamo in serie B.

    Foto di apertura di Clker-Free-Vector-Images da Pixabay

    Autore

    • Alessandro Battisti
      Alessandro Battisti

      Ex Avvocato. Ex Senatore della Repubblica. Ex presidente di Cinecittà Holding. Attuale direttore di Italian Film Fest, festival del cinema Italiano in Brasile. Direttore di Polis, scuola di formazione politica con sede a Sao Paulo (Brasile).

    astensione al voto centrodestra centrosinistra costi per la sanità pubblica creare lavoro sindacati
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