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    Home»Pane al pane, vino al vino!»Come passare dalla ragione al torto. Marcio!
    Pane al pane, vino al vino!

    Come passare dalla ragione al torto. Marcio!

    Carlo PantanellaDi Carlo PantanellaOttobre 20, 20230 VisualizzazioniTempo lettura 7 min.
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    Francamente ho sempre ritenuto che presentarsi a casa di qualcuno e dire “Sentite! Duemila anni fa noi vivevamo qui, ultimamente siamo stati sottoposti ad indicibili ingiustizie, quindi abbiamo deciso di ritornarci: aria! Sciò! Sciò!” non mi pare che sia un discorso ammissibile.

    Probabilmente Israele avrebbe fatto bene a tenere maggiormente conto di questo peccato originale su cui è nata.

    Indubbiamente sarebbe stato più opportuno che lo stato di Israele fosse nato, come inizialmente da taluni fu proposto, attraverso la concessione di una parte del territorio della Germania, che sicuramente aveva un enorme debito nei confronti del Popolo Ebraico.

    Foto di MaKrieger da Pixabay

    Gli ebrei però insistettero: rivolevano assolutamente quella che loro per duemila anni hanno sempre considerato la loro terra: teniamo conto che in una festività tutti gli ebrei si scambiano l’augurio “L’anno prossimo a Gerusalemme, l’anno prossimo a Gerusalemme” e su questa base religiosa è nato e ha preso forza a partire dalla fine del XIX Secolo il movimento Sionista. La diaspora ebraica è stata l’esempio sicuramente più forte della capacità di un popolo, di una cultura, di una religione di mantenere nel tempo e nello spazio, la propria identità e le proprie tradizioni; l’unico altro caso è quello dei Rom, che però ha proporzioni e termini del tutto diversi.

    Quando l’Onu, dopo il lavaggio delle mani degli Inglesi (e Francesi) con la famosa e famigerata Risoluzione 181, decise di assegnare un territorio agli Ebrei, in realtà prese la Palestina e la divise in due: una agli ebrei e l’altra al popolo palestinese; peraltro, agli ebrei fu assegnato sostanzialmente in gran parte un territorio desertico.

    Gli arabi decisero di ritirarsi dal territorio a sé assegnato e di dichiarare guerra ad Israele per quella che era al momento una ben comprensibile guerra di liberazione.

    Il mondo arabo ha combattuto, come purtroppo sappiamo, diverse guerre perdendole regolarmente anche a causa della propria divisione: nonostante fossero decine di milioni di arabi con stati organizzati, con eserciti consolidati, non sono mai riusciti a sconfiggere un piccolo staterello che stava nascendo in quel momento con un esercito raffazzonato. Vuoi non vuoi, le guerre sono storicamente nel diritto internazionale uno degli strumenti della definizione dei confini (Alto Adige docet) e anche della costituzione degli Stati.

    Di fatto Israele esiste da quasi ottant’anni, diverse generazioni sono nate in Israele ed è stata creata una vera e propria nazione, intesa come popolo, organizzazione statuale, assetto sociologico; di questo non possiamo non tenere conto. Insomma, Israele esiste, anche se è nato da un “peccato originale”, Israele esiste: le situazioni De Facto sono alla base del diritto internazionale. Beninteso, gli ebrei hanno i loro difetti e hanno commesso anche loro i propri errori.

    Anche i nazisti (ovviamente faccio riferimento non alla soldataglia delle SS, ma a quella che, pur con una certa fatica, posso definire l’intellighenzia nazista) non consideravano gli ebrei un popolo inferiore, anzi! Semmai, pur delirando, lo consideravano un popolo malefico. I nazisti erano pienamente consapevoli che gli ebrei sono un popolo con delle capacità straordinarie: in qualsiasi posto in cui siano arrivati gli Ebrei, nel giro di poco, pur mantenendo una certa distanza dalla società locale, sono riusciti sempre a crescere, a insediarsi e a prosperare, molto più di quanto non fossero in grado gli stessi padroni di casa.

    Anche In Israele è successa la medesima cosa: nel giro di qualche decennio hanno creato un paese industrializzato ed evoluto, hanno dissodato il deserto, hanno creato un giardino laddove gli Arabi in 2000 anni non erano riusciti a cavare nulla. Il problema degli Ebrei, se vogliamo parlare pane al pane e vino al vino, è che essi si ritengono l’unico popolo dell’unico vero Dio: questo è un piccolo particolare di cui noi non ci rendiamo conto, perché noi Cristiani diamo per scontata e assodata quella che in realtà è la cosiddetta Teologia della Sostituzione.

    La Teologia della Sostituzione è l’operazione, molto discutibile, basata sul sillogismo “Gli ebrei hanno rigettato Cristo; quindi, Dio ha rigettato gli ebrei e la Chiesa di Cristo è ora il Nuovo Israele” ha di fatto permesso al Cristianesimo di appropriarsi di una Tradizione che, in realtà era, ed è, Ebraica. Nonostante la Teologia della Sostituzione si basi su un “ragionamento” sostanzialmente razzista, tutt’oggi è alla base del fatto che le Chiese Cristiane si basano su libro che, storicamente, non le appartiene.

    Ma questa sostituzione per gli Ebrei ovviamente non c’è mai stata: l’unico Popolo dell’unico vero Dio sono solo e solo loro. E questo è un problema: quello che c’è scritto sulla Bibbia lo ha scritto il “loro” Dio, l’unico Dio e lo ha scritto per loro, solo per loro. In effetti il Popolo Ebraico è, sotto molti aspetti, superiore: il 30% dei premi Nobel è di religione ebraica, delle capacità di creare, evolvere e prosperare abbiamo già detto; aggiungiamo che gran parte del mondo della cultura e del cinema devono molto al Mondo Ebraico.

    C’è chi sostiene che la litigiosità, tipica della Cultura Ebraica, sia un elemento che fa grande un popolo.

    Divagazione: la litigiosità di noi italiani, diversa, ma non meno intensa degli Ebrei potrebbe spiegare perché siamo quel grandissimo popolo che siamo, con quella grandissima storia, quella grandissima cultura. Questo spiegherebbe come siamo riusciti a produrre grandi opere artistiche ed invenzioni importantissime per l’umanità: la amatriciana piuttosto che il risotto alla milanese o la parmigiana di melanzane!!

    Foto di WikimediaImages da Pixabay

    Comunque, tornando a noi, gli Ebrei, vuoi non vuoi, hanno creato un grande stato europeo, piantato in mezzo al deserto del Neghev. È un dato di fatto che gran parte degli Arabi Palestinesi in realtà lavorano per le imprese e anche per i privati ebrei e, senza questo lavoro, non hanno mezzi di sostentamento. Questo spirito di Popolo prediletto dell’unico vero Dio ha permesso all’anima più conservatrice del Mondo Ebraico di far commettere ad Israele numerosi errori. Potrei parlare del massacro di Sabra e Shatila, in cui l’esercito israeliano ha avuto un ruolo molto importante nelle vere e proprie atrocità che sono state operate lì. I Rabbini Cappellani dell’Esercito Israeliano, tutti rigidamente conservatori, hanno un effetto intuibile sul comportamento dei soldati Israeliani. Più in generale si può parlare del modo in cui la destra ha indotto Israele a trattare i Palestinesi con superiorità e senza tenere conto che, tutto sommato, erano a casa loro. Questi sicuramente sono stati errori molto gravi, ma nulla può giustificare quello che sta succedendo oggi.

    Qualcuno la chiama guerra. Ma no! Non è una guerra: in una guerra si affrontano degli eserciti in modo organizzato. Massacrare dei ragazzi che stanno facendo della musica non può essere considerata una guerra, così come prendersela con la popolazione civile inerme o di bullizzare bambini non è una guerra. È molto peggio! E fare qualcosa di peggio della guerra non è facile. Ovviamente dovremmo fare una distinzione tra Hamas e il Popolo Palestinese, ma fare questa distinzione ad oggi è molto difficile.

    Vista cinicamente l’azione dissennata di Hamas avrebbe avuto un senso solo, e solamente, se avesse avuto anche solo una pallida speranza di sconfiggere Israele: questo era assurdo e, infatti, l’unica cosa che sono riusciti ad ottenere è stato di attirare l’odio e il disprezzo dell’intera comunità internazionale nei confronti dell’intero Popolo Palestinese e di consegnare alla destra israeliana tutti, ma proprio tutti gli strumenti politici dei quali non aveva neanche un gran bisogno.

    E dire che, all’inizio, i Palestinesi avevano ragione da vendere.

     

    Foto di apertura: Tumisu da Pixabay

    Gaza Hamas Israele Medio Oriente palestinesi
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    Carlo Pantanella

    Laureato in Economia e Commercio « cum laude » all’Università La Sapienza nel 1982. Già membro del Consiglio Regionale Confindustria Lazio. Già Vicepresidente AISCRIS, “Associazione Nazionale Consulenti per l’Innovazione e lo Sviluppo” aderente a FITA CONFINDUSTRIA. Capitano in Congedo dell’Arma dei Carabinieri, doppiatore e Speaker TV.

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