Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    16 Aprile 2026 - giovedì
    Facebook Instagram YouTube
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • TUTTI al cinema (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Storia e controstoria»Due, tre, molti fronti?
    Storia e controstoria

    Due, tre, molti fronti?

    Guido BonarelliDi Guido BonarelliOttobre 20, 20230 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    La località di Sinjar in Iraq, luogo del genocidio yazida, immagine di Levi Meir Clancy, Unsplash
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    Il titolo di questo articolo è una variante della citazione di Ernesto «Che» Guevara «due, tre, molti Vietnam», usata da Guevara per esprimere l’idea che la lotta rivoluzionaria, violenta e implacabile, avrebbe dovuto diffondersi in molti Paesi e regioni, allo stesso modo di quanto stava accadendo in Vietnam.

    Ernesto Che Guevara con Kwame Nkrumah in Ghana nel gennaio 1965, Wikimedia Commons

    In altre parole, egli intendeva sottolineare che la rivoluzione non doveva essere limitata a un solo Paese, ma avrebbe dovuto estendersi a più luoghi in tutto il mondo. L’idea fondamentale era quella di creare numerosi focolai di lotta e resistenza contro l’oppressione e l’imperialismo, con l’obiettivo di fiaccarne la capacità di risposta e disarticolarne il sistema di potere. Sappiamo come finì la sua avventura.

    A distanza di molti anni, l’incandescente attacco di Hamas a Israele suona come un sinistro richiamo a quell’epopea rivoluzionaria. O meglio, apre a una considerazione strategica che, valutata per tempo in tutti i suoi fattori, avrebbe forse evitato di produrre quella lacerazione internazionale che oggi attraversiamo.

    Avevo già scritto nel mio precedente articolo Confronto globale: «… cosa potrebbe accadere se una guerra con un alto utilizzo di armamenti come avviene in Ucraina divampasse anche in un altro scenario geografico? L’Occidente potrebbe sostenere un simile scontro?». E oggi aggiungo: quanti potrebbero essere questi nuovi fronti?

    A oltre un anno dall’invasione dell’Ucraina, oggi il Medio Oriente è di nuovo un pericolosissimo fattore di destabilizzazione nella contrapposizione tra Israele e la Palestina, che potrebbe innescare una crisi ancora più ampia tra l’Occidente e i Paesi arabi.

    L’attacco è avvenuto nel momento in cui, nel processo di normalizzazione tra Israele e le nazioni arabe avviato con gli accordi di Abramo, si stava per inserire l’Arabia Saudita, il Paese guida dell’Islam sunnita, una scelta non condivisa dai movimenti musulmani più radicali e che vede nell’irrisolta questione palestinese la contraddizione più evidente.

    Ma è anche evidente il legame tra alleati di due mondi contrapposti: da una parte l’Occidente, in primo luogo gli Stati Uniti, con l’Unione Europea e Israele, dall’altra la Russia con l’Iran e buona parte del mondo arabo, che da tempo non vede più nell’Occidente un interlocutore privilegiato.

    Murale sulla barriera di separazione tra Israele e Cisgiordania, anche detta muro dell’apartheid, foto di Ziad El Shurafa, Wikimedia Commons

    Quale credibilità possono inoltre avere, nel gioco di potenze emergenti, accordi tra Israele e Paesi arabi, che a loro volta hanno iniziato una sorta di saldatura tra le componenti sunnita e sciita (quindi con l’Iran sciita, che a sua volta sostiene il sunnita Hamas) avviata sotto l’egida della Cina? La Via del Cotone, alternativa anglo-americana alla Via della Seta cinese, non dovrebbe forse passare da Israele?

    Ora dobbiamo augurarci che nell’Estremo Oriente (o, perché no, in America latina?) non si aprano altri teatri di guerra, ma allo stesso modo dobbiamo sperare che la reazione di Israele non sia quella della distruzione fisica di Gaza e che l’Occidente non veda nel nuovo conflitto il pretesto per saldare i conti con l’Iran, di fatto una trappola per Israele e per il mondo intero.

    La divisione della Palestina venne teorizzata fin dal 1937, durante la Grande Rivolta Araba (1936-1939) alla vigilia della seconda guerra mondiale, progetto che verrà poi riassunto nell’espressione «due popoli due Stati» e ha rappresentato da allora l’unica soluzione possibile della questione palestinese.

    Ma i successivi piani di spartizione, accordi e conferenze internazionali, complicati dalle quattro guerre arabo-israeliane, non sono approdati a nient’altro che alla provvisoria definizione della presenza palestinese nella striscia di Gaza e in Cisgiordania e al riconoscimento nel 2012, da parte di 138 Paesi, dell’Autorità Nazionale Palestinese come Stato osservatore non membro dell’ONU.

    L’attuale conflitto non sarebbe quindi solo la seconda crisi senza uno sbocco diplomatico dopo la guerra in Ucraina, ma anche una via senza ritorno sulla strada del processo per una pace stabile in Medio Oriente, che sia frutto non solo dell’iniziativa delle élite, spesso ambigua, ma dell’autentica condivisione di un’opinione pubblica ai margini delle decisioni dei governi.

    Immagine di apertura: La località di Sinjar in Iraq, luogo nel 2014 del genocidio yazida, immagine di Levi Meir Clancy, Unsplash

    Arabia Saudita Cina Ernesto «Che» Guevara Gaza Hamas Iran Israele Medio Oriente Palestina Russia stati uniti Ucraina Via del Cotone Via della Seta
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email
    Guido Bonarelli
    • Website

    Nato a Roma da famiglia di origine anconitana, si è laureato nel 1978 in Scienze Politiche e Sociali. Contemporaneamente agli studi universitari ha frequentato, nel 1975-77, un corso di giornalismo e un corso di diritto comunitario. In questi anni inizia la sua attività di volontariato con Associazione Italiana per la Gioventù Europea, Centro Giovanile per la Cooperazione Internazionale, Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale, Comitato Italiano Giovani per l’UNICEF. Autore di articoli di approfondimento su problemi riguardanti le relazioni internazionali e a tema economico, collabora negli stessi anni con diverse riviste (tra le quali Tutti, Lettera del MSOI, Studi Cattolici). Avvia quindi, nel 1978 una lunga esperienza professionale in materia editoriale. Nel 2006, intraprende l’attività di imprenditore agricolo in Umbria, dando vita ad un’azienda agricola multifunzionale, insieme azienda biologica condotta con pratiche colturali ecocompatibili e agriturismo. In parallelo ha da sempre rivolto il suo personale impegno alla ricerca storica.

    Articoli correlati

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026

    L’ONU agonizza a New York, risanarlo altrove, prima che sia troppo tardi

    Aprile 13, 2026

    I Commenti sono chiusi.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026148

    Ucraina, emerge lo scudo europeo contro il caro energia

    Marzo 20, 2022119

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 202650

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 202648
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Sviluppo sostenibile
    Tempo lettura 2 min.

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Di Nunzio IngiustoAprile 13, 202648

    La crisi energetica come effetto della guerra in Medio Oriente durerà ancora a lungo. E…

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026

    Giustizia minorile: punire invece di educare

    Aprile 13, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram YouTube
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • L’Associazione
    • I progetti della rete TUTTI
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • In Redazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?