
Sviluppo senza deforestazione. La proposta che verrà presentata dall’Associazione Museo Verde, in linea con le indicazioni di sostenibilità del trattato U.E. Mercosur, con il supporto dell’Istituto Italo Latino-americano e con il coordinamento scientifico dell’Accademia dei Lincei alla prossima Conferenza internazionale sulle mutazioni climatiche che si terrà a Belen, Amazzonia, il prossimo novembre, non nasce da un seminario per economisti e ambientalisti.
Tutto cominciò una decina di anni fa da una chiacchierata con Bruno Quirique Barras, cachique di una comunità dell’etnia Ishir, in una località chiamata Karcha Bahlut, nell’ estremo nord del Paraguay. Bruno raccontava che il luogo ove si conservavano gli oggetti della memoria era stato distrutto dal fuoco e chiedeva aiuto per ricostruirlo. Un museo nella selva: un’impresa impossibile, una sfida che non si poteva non accettare.
Oggi i musei sono 12 perché dopo gli Ishir si sono fatte vive altre 11 etnie ed hanno formato una rete che coltiva solidarietà e interazione all’insegna di un obiettivo comune: conservare e valorizzare cultura e ambiente. Mentre la rete si sviluppava si mettevano a fuoco due concetti: punto primo, un approccio assistenziale avrebbe prodotto risultati effimeri; punto secondo, esistevano risorse economiche capaci di mettere in moto dinamiche virtuose.
Nel 2021 la tesi fu enunciata alla Cop 21. Un corretto e intelligente utilizzo di almeno 4 risorse: legni tropicali, erbe mediche, artigianato indigeno ed ecoturismo, può produrre risultati economici non inferiori a quelli che derivano da attività distruttive dell’ambiente e delle culture indigene. Gli ultimi 3 anni sono stati impiegati per realizzare progetti pilota che dimostrano questa tesi.
- La sedia Gran Chaco, creata da un designer vincitore del compasso d’oro, propone di impiegare legni tropicali per prodotti di alta gamma anziché per carbone o traversine ferroviarie. Tagliare meno e vendere a prezzi più alti.
- Moda Gran Chaco, lanciata con sfilate a Roma, Milano, Buenos Aires ed Asunción, dimostra che i tessuti di fibre naturali delle donne indigene sono una valda componente di creazioni di lusso di Alta Moda.
- Erbe del Chaco indica come usufruire di 115 essenze curative e 107 con proprietà nutritive individuate da uno studio promosso dall’ U. E.
- Ecoturismo sulle orme di esploratori dell’800 conduce il viaggiatore in una delle regioni meno popolate del pianeta, e lo mette a contatto con antiche culture.
Ma cosa è il Gran Chaco? È una pianura estesa 4 volte l’Italia tra Argentina, Bolivia Brasile e Paraguay, delimitata a ovest dalle Ande, a sud dalla Pampa e a nord dal cerrado brasiliano. È un serbatoio di biodiversità paragonabile all’Amazzonia (3400 specie botaniche, almeno 17 legni pregiati, una farmacia naturale a cielo aperto, 500 specie di uccelli, 120 di rettili, 100 di anfibi e 150 di mammiferi) ed un mosaico di culture (23 Etnie, 10 gruppi linguistici). Un immenso giacimento di ricchezze da mettere giudiziosamente a frutto.
A Belen saranno esposti ed illustrati i risultati ottenuti con i progetti pilota nei 4 settori individuati in occasione della COP 26 e sarà organizzata una tavola rotonda per imprenditori del legno, mobile, abbigliamento e accessori moda, farmaceutica, nutraceutica e cosmeceutica e Tour operator specializzati in viaggi di avventura. Obiettivo: definire business opportunities sostenibili da un punto di vista sia economico che ambientale.
Non è vero che ambiente e cultura siano l’agnello da sacrificare sull’ altare dello sviluppo. Sono la pecora dal vello d’oro che è conveniente tosare piuttosto che mandare al macello.
Questa tesi, originata da una conversazione con un cachique indigeno, si è via via sviluppata con contributi di economisti, agronomi, architetti, ingegneri, designer e grafici, imprenditori del mobile e della Moda, giornalisti e persino diplomatici, ed é applicabile, mutatis mutandis, non solo al Gran Chaco.
Come dicono gli inglesi, “You can have your cake and eat it too”.
