George Perkins Marsh

1864: viene pubblicato il volume di George Perkins Marsh “Man and Nature”. Si tratta di un testo molto importante generalmente ritenuto il primo volume che, in maniera molto chiara, ha posto il problema del nostro deteriorato rapporto con il mondo naturale e quindi dell’urgente necessità di porvi rimedio. Marsh (1801-1882) nato a Woodstock nel Vermont, diplomatico, geografo, cultore di storia naturale, viaggiatore, uomo dalla vasta cultura, fu il primo ambasciatore degli Stati Uniti nel nuovo Regno d’Italia, dove visse per 21 anni; morì a Vallombrosa, in Toscana e la sua tomba si trova a Roma nel Cimitero acattolico, già Cimitero degli Inglesi. Voleva intitolare il suo libro “Man the Disturber”, ma l’editore americano glielo impedì, perché quel titolo gli sembrava troppo forte.

“L’uomo e la natura”: il libro che denunciava le devastazioni umane sull’ambiente

Il libro è stato pubblicato anche in italiano nel 1870 dall’editore fiorentino Barbera con il titolo “L’uomo e la natura, ossia la superficie terrestre modificata per opera dell’uomo”. Marsh scrive: “Le devastazioni commesse dall’uomo sovvertono le relazioni e distruggono l’equilibrio che la natura aveva posto fra le sue creazioni organiche e le distruggitrici tenute fino allora in freno dalle forze organiche destinate a essere le migliori alleate dell’uomo, ma che egli ha spensieratamente disperse e scacciate dal terreno di azione. Quando la foresta è scomparsa, il grande serbatoio di umidità accumulato nella sua terra vegetale si disperde in forma di vapor acqueo, e ritorna solo in forma di dirotta pioggia che spazza la polvere riarsa in cui si è convertita quella terra. (…) Sonovi delle regioni nell’Asia Minore, nell’Africa settentrionale e nella Grecia, e anche nell’Europa alpina, ove l’azione delle cause poste in atto dall’uomo ha ridotto la faccia della Terra a un grado di desolazione quasi tanto grande quanto quello della Luna; e sebbene durante il breve spazio di tempo che noi chiamiamo ‘periodo storico’ si sappia che erano coperte di boschi rigogliosi, di verdeggianti pascoli e di fertili campi, esse sono ora tanto deteriorate da non poter essere ristaurate coi processi oggi adoperati dall’uomo, né possono divenire nuovamente acconce per gli usi umani, tranne che per mezzo di grandi mutamenti geologici, o di altre misteriose forze od agenti di cui noi ora non abbiamo cognizione, e su cui non abbiamo nessuna probabile influenza. La Terra va rapidamente diventando una dimora disadatta per il suo più nobile abitante, e un’altra era di simili delitti umani e di simile umana imprevidenza, di durata uguale a quella in cui si estendono le tracce di questi misfatti e di questa imprevidenza, la ridurrà a uno stato tale di produttività impoverita, di superficie sconquassata, di eccessi di climi, da far temere la depravazione, la barbarie, e forse anche la distruzione della specie”.

La crisi ecologica secondo Marsh: la distruzione dei sistemi naturali minaccia la specie umana

Considerando i diversi libri del passato che ho avuto modo di leggere su questi argomenti, mi sembra proprio che Marsh sia il primo a indicare chiaramente che il proseguire dell’azione umana di modifica e distruzione dei sistemi naturali potrebbe condurre alla scomparsa stessa della nostra specie. La straordinaria conoscenza scientifica che, in particolare a partire dalla seconda metà del secolo scorso, si è sino ad oggi raggiunta sulla complessa e affascinante interazione e connessione presente nelle grandi sfere che costituiscono il nostro pianeta è ormai ingente e costituisce la base fondamentale per comprendere come la nostra specie debba comportarsi nei confronti del mondo della natura, da cui deriviamo e proveniamo e senza il quale non possiamo vivere. Infatti, il mondo della politica troppo spesso dimentica o non sa che senza una natura sana, vitale e resiliente non potremo respirare, bere e mangiare. Basterebbe solo questa ovvia considerazione a far cambiare urgentemente rotta alle politiche di crescita economica e materiale infinita, che non considera alcun limite naturale e che abbiamo intrapreso ormai in tutto il mondo, in particolare a partire dalla Rivoluzione Industriale ad oggi.

Scienza del sistema Terra: perché conoscere il pianeta è essenziale per la sostenibilità

La conoscenza scientifica della situazione e delle complesse interrelazioni tra le grandi sfere che compongono il nostro pianeta (atmosfera, idrosfera, criosfera, geosfera, litosfera, pedo sfera, biosfera) è studiata in particolare dall’affascinante scienza del sistema Terra (Earth System Science) e costituisce la base ineludibile sulle quali costruire politiche concrete della sostenibilità dello stare al mondo per la nostra specie. Ed è bene ricordare che quando Marsh nasceva, la popolazione umana stava per raggiungere il suo primo miliardo di individui mentre oggi siamo oltre 8.2 miliardi con prospettive di incremento che potrebbero persino condurci, nei prossimi 50-60 anni, anche a raggiungere i 10 miliardi, come ricorda l’ultimo “World Population Prospect 2024” delle Nazioni Unite (vedi https://population.un.org/wpp/assets/Files/WPP2024_Summary-of-Results.pdf ).

Willy Steffen, cambiamenti globali e il pianeta sotto pressione

Nel 2004, 140 anni dopo l’uscita del volume di Marsh, il grande scienziato Willy Steffen (1947 – 2023) tra i precursori delle scienze del sistema Terra, insieme a diversi altri autorevoli scienziati ha pubblicato il volume “Global Change and the Earth System: A Planet Under Pressure” (edito da Springer) un importantissimo testo che ampliava quanto presentato e discusso nel 2001 nella grande Global Change Open Science Conference dal titolo “Challenges of a Changing Earth”, tenutasi ad Amsterdam. Il documento finale di questa conferenza indicava alcuni punti fondamentali sui quali la conoscenza scientifica sottolineava l’importanza di un’azione politica urgente e conseguente per affrontare problemi che suscitano una crescente preoccupazione da parte del mondo scientifico, come il pericolo di rilevanti cambiamenti climatici nonché i cambiamenti, sempre più evidenti, causati dalle attività umane in altre componenti dell’ambiente globale e le conseguenti implicazioni per lo stesso genere umano, evidenziando come beni primari essenziali per l’umanità come le risorse alimentari, l’acqua, l’aria, gli oceani e un ambiente non dannoso per la salute umana sono sempre più compromessi dai cambiamenti globali dovuti al nostro intervento.

Tipping points e sistema Terra: come le attività umane stanno cambiando il pianeta

La comprensione della dinamica del sistema Terra è molto avanzata negli ultimi tempi ed è ora in grado di fornire le basi grazie alle quali valutare gli effetti e le conseguenze dei cambiamenti indotti dalle attività umane che stanno influenzando l’ambiente planetario in molti modi, che vanno ben oltre l’immissione in atmosfera di gas a effetto serra e i conseguenti cambiamenti climatici. I cambiamenti indotti dalle attività antropiche nel suolo, negli oceani, nell’atmosfera, nel ciclo idrologico e nei cicli biogeochimici dei principali elementi, oltre ai cambiamenti nella dimensione e nella varietà della biodiversità, sono oggi chiaramente identificabili rispetto alla variabilità naturale. Le attività antropiche sono perciò a tutti gli effetti comparabili, per intensità e scala spaziale di azione, alle grandi forze della natura e hanno luogo in tempi molto più rapidi delle dinamiche globali naturali. Inoltre, i cambiamenti globali di origini antropica non possono essere compresi nei termini della semplice relazione causa-effetto. I cambiamenti indotti dalle attività antropiche sono infatti causa di molteplici effetti che si manifestano nel sistema Terra in modo molto complesso. Questi effetti interagiscono fra di loro e con altri cambiamenti a scala locale e regionale con andamenti multidimensionali difficili da interpretare e ancor più da predire. Per questo motivo gli eventi inattesi abbondano. Infatti, la dinamica del sistema Terra è caratterizzata da soglie critiche e cambiamenti inattesi e le attività antropiche possono attivare questi cambiamenti con conseguenze dannose per l’ambiente planetario e le specie viventi. Il sistema Terra ha operato in stati diversi nel corso dell’ultimo mezzo milione di anni, a volte con transizioni improvvise (con tempi nell’ordine di un decennio o anche meno) all’interno di uno stesso stato. Le attività antropiche hanno però la capacità potenziale di fare transitare il sistema Terra verso stati che possono dimostrarsi irreversibili e non adatti a supportare la vita umana e quella delle altre specie viventi. La probabilità di cambiamento inattesi nel funzionamento viene oggi monitorato da importantissime ricerche nel campo dei cosiddetti Tipping Points (punti critici).

Crisi ambientale nel 2026: cosa dice oggi la conoscenza scientifica

Oggi, 2026, la situazione della conoscenza scientifica del rapporto specie umana – natura, pur nella ricerca continua che non si ferma mai, ha raggiunto quindi conclusioni molto significative che non possono essere ignorate dal mondo politico ed economico ed è bene sapere che per quanto riguarda alcuni importanti parametri ambientali, il sistema Terra si trova oggi ben al di là delle soglie prevedibili di variabilità naturale e questo ha luogo a causa dell’intervento umano. Si ritiene che la natura di questi cambiamenti che hanno luogo simultaneamente nel sistema Terra, la loro intensità e la velocità con cui si manifestano non hanno precedenti nella storia della Terra e quindi il pianeta sembra stia in questo momento operando in uno stato senza precedenti confrontabili.

Future Earth, Earth Commission e i siti da seguire per capire i cambiamenti globali

Suggerisco a tutte e tutti di seguire con grande attenzione i siti più autorevoli che forniscono le adeguate documentazioni su questi argomenti, come quelli di Future Earth, il grande programma di ricerca internazionale sui cambiamenti globali e il sistema Terra e la sostenibilità, patrocinato dall’International Science Council (vedi https://futureearth.org/ ) e quello della Earth Commission, la Commissione della Terra che coinvolge alcuni tra i maggiori scienziati delle scienze del sistema Terra anche dal punto di vista socio-economico (vedi https://futureearth.org/ ). I prodotti scientifici di queste strutture, oltre agli specifici lavori scientifici pubblicati sulle apposite riviste scientifiche, sono resi noti a livello riassuntivo, anche attraverso importanti rapporti con cadenza annuale o biennale che fanno il punto su temi fondamentali come i superamenti dei cosiddetti confini planetari (Planetary Boundaries, vedi i rapporti Planetary Health Check al sito https://www.planetaryhealthcheck.org/ ) e dei Tipping Points (i punti critici, al sito https://global-tipping-points.org/ ).

Perché servono regole globali per proteggere il sistema Terra

Su queste basi i programmi internazionali sui cambiamenti globali, consapevoli che il ritmo sempre più accelerato dei cambiamenti imposti dalle attività antropiche all’ambiente planetario non è più sostenibile, intendono sensibilizzare con urgenza i governi, le istituzioni pubbliche e private e tutti gli abitanti del pianeta, sulla necessità di avere un sistema condiviso di regole per la protezione e salvaguardia del sistema Terra. L’attuale modalità di gestione del sistema Terra non è più un’opzione percorribile nel futuro e deve essere al più presto sostituita con strategie di sviluppo sostenibile che possono preservare l’ambiente e, allo stesso tempo, perseguire obiettivi di sviluppo sociale ed economico più eque e giuste.

Accordo di Parigi, biodiversità e Agenda 2030: le iniziative internazionali oggi a rischio

Oggi purtroppo sono drammaticamente a rischio tutte le iniziative che sono state avviate da tempo, in particolare in ambito Nazioni Unite, per cercare di fornire risposte concrete a questa fondamentale sfida per l’immediato futuro dell’umanità, a iniziare dalle mancate attuazioni dei piani previsti dalle grandi convenzioni internazionali, come quella sul cambiamento climatico con il ben noto Accordo di Parigi del 2015 e quella sulla tutela della biodiversità con il “Global Biodiversity Framework” (vedi i siti per il clima https://unfccc.int/ e per la biodiversità https://www.cbd.int/), dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile con i suoi 17 Obiettivi (vedi il sito https://sdgs.un.org/2030agenda), nonché le speranze riposte nell’approvazione nel 2024 all’Assemblea generale ONU, in occasione del Summit sul Futuro, del Patto sul futuro collegato al “Global Digital Compact” e alla “Declarations on Future Generations” (vedi sito https://www.un.org/pact-for-the-future/en ).

La sostenibilità è stata rallentata, ritardata e in molti casi bloccata

Tutto quello che si doveva fare per avviare il tragitto dell’umanità verso la sostenibilità è stato drammaticamente allentato, ritardato, e in molti gravissimi casi addirittura bloccato e negato, perché attribuito a visioni “ideologiche”, come se non fossero supportate dalle migliori conoscenze scientifiche in merito. I peggiori nemici delle attuali giovani generazioni e di quelle che verranno domani sono proprio i negazionisti della profondissima crisi ambientale e sociale nella quale si trova oggi l’umanità, quelli che continuano a negare che la strada politica più importante e significativa per cercare di costruire un futuro concreto e vivibile per la nostra specie, sia la strada della sostenibilità del nostro stare al mondo. Inoltre, costoro, in particolare il presidente USA Donald Trump, stanno attaccando tutti i principi di base che hanno cercato sino ad ora di costituire gli elementi fondamentali mirati a gestire in pace e armonia, le relazioni tra i popoli. Sono loro i responsabili del disastro attuale e futuro dell’avventura umana sulla Terra. Autocrati, sovranisti, nazionalisti, anti-scienza, stanno di fatto rubando il nostro futuro e soprattutto quello delle giovani generazioni attuali e future. Tutti i principi fondamentali per una possibile e faticosa convivenza civile tra i popoli di tutto il mondo (con un’umanità che come ricordavo precedentemente ha raggiunto il primo miliardo di individui agli inizi del 1800 giungendo oggi a oltre 8.2 miliardi) come il rispetto del diritto internazionale, il rispetto dei confini delle nazioni, il mantenimento di pace e sana convivenza tra i popoli e molti altri, sono stati alla base della costituzione delle Nazioni Unite, dopo gli orrori della seconda guerra mondiale.

Trump, Netanyahu e la crisi dei principi fondativi dell’ordine internazionale

Oggi tutto questo sembra ormai essere messo da parte e questi principi sono letteralmente saltati (al di là dell’invasione russa in Ucraina del 2022 voluta dal presidente Vladimir Putin, un paese che è governato dalla sua dittatura da 27 anni) soprattutto per l’azione di due leader sovranisti, nazionalisti e autocrati come il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e il presidente di Israele, Benjamin Netanyahu. La guerra voluta da Israele e Stati Uniti contro l’Iran dal 28 febbraio 2026 e il successivo inevitabile coinvolgimento di diversi Paesi dell’area medio-orientale (Libano, Bahrain, Iraq, Giordania, Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati arabi uniti) sembra essere al momento come il maggiore conflitto tra tutti quelli che vi sono stati dal 1945 a oggi.

Il Patto sul Futuro dell’ONU e i rischi globali per l’umanità

Il “Patto sul futuro”, come abbiamo visto l’ultimo accordo globale raggiunto per affrontare le sfide dell’umanità riconfermando i principi costitutivi dell’ONU, approvato poco prima delle elezioni americane che hanno determinato la Presidenza Trump, affronta diverse tematiche necessarie ad affrontare i rischi globali sin qui citati e dichiara con chiarezza che “se non cambiamo rotta, rischiamo di precipitare in un futuro di crisi e crolli continui”. Non a caso il Patto rilancia l’impegno ad accelerare il perseguimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030, a realizzare riforme profonde per un più equa architettura finanziaria globale, per una maggiore rappresentatività democratica nelle istituzioni internazionali e per migliorare l’efficacia decisionale del Consiglio di sicurezza dell’ONU e il funzionamento del sistema delle Nazioni Unite, guardando anche oltre al 2030. Non può esistere un futuro per le attuali generazioni di giovani e per quelle future se non vi è uno stato di sostenibilità ambientale e sociale del nostro modo di stare al mondo.

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È Presidente Onorario della Comunità Scientifica del WWF Italia, Full member del Club of Rome, Segretario generale della Fondazione Aurelio Peccei, e tra i coordinatori nazionali dell’ASviS. Da oltre 45 anni opera nel campo culturale, divulgativo, didattico, formativo, progettuale della sostenibilità e della conservazione della natura, in particolare nel WWF Italia, dove ha svolto anche il ruolo di Segretario generale e di Direttore Scientifico. Ha svolto e svolge attività didattiche in numerose Università. È membro del Comitato sul capitale naturale presso il Ministero dell’Ambiente (legge 221/2015) dove coordina anche il Gruppo Pianeta del Forum nazionale sullo Sviluppo Sostenibile. Ha scritto diversi volumi (tra cui “Manuale della sostenibilità” e “Sostenibilità in pillole” e “Natura Spa”), ha curato l’edizione italiana di oltre 150 volumi di alcuni dei più prestigiosi esperti di sostenibilità a livello internazionale. È stato membro delle delegazioni governative nell’Earth Summit delle Nazioni Unite a Rio de Janeiro del 1992 e nel World Summit on Sustainable Development ONU di Johannesburg del 2002.

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