Più di tre anni fa mi capitò di leggere un mantra buddhista di grande effetto: “Morire è inevitabile. Forse morirò oggi, è possibile”. Ne fui colpito e feci un sondaggio fra amici, parenti e colleghi per captarne le diverse reazioni; nacque un articolo che fu pubblicato da Tutti Ventitrenta nel novembre 2021. Vi furono anche varie reazioni di cui demmo conto nel numero successivo.     

Negli ultimi tempi un nuovo evento mi ha indotto a pensare sul prossimo futuro. Fra pochi mesi andrò in pensione, so che non sarà il termine della mia vita lavorativa, poiché ho tanti impegni già presi per i prossimi anni e poi ho la lettura e qualche hobby che, salute permettendo, vorrei coltivare, infine ho anche un forte impegno che mi appassiona con questo nostro giornale.

Risolvere l’incertezza

La pensione sarà comunque un passaggio fondamentale della vita; tanti prima di me hanno reagito male, con intristimenti, se non depressioni. Inoltre l’incertezza porta ad essere disorientati, ricordo il monito di Seneca: “Ignoranti quem portum petat nullus suus ventus est (non vi è alcun vento per chi non sa a quale porto dirigersi)”. Bisogna chiarirsi le idee per tempo!


“Busto di Seneca” del XVII secolo; Museo del Prado, Madrid.
(tratta da https://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Anneo_Seneca)

Ecco uno spunto su cui ragionare: come conciliare l’invecchiamento con l’essenza della vita? Tutti siamo consapevoli del fatto che, aumentando gli anni, crescono malanni e impedimenti; il nostro corpo, via via, deperisce. Con cibi sani, ore giuste di sonno, movimento, impegni non routinari, possiamo ritardare il processo o mitigarne gli effetti. Ma la sfida vera è far sì che il nostro spirito non deperisca velocemente e tristemente. Qual è la strada migliore per convivere con sé stessi e con i propri cari in modo opportuno e soddisfacente?


Cercare il proprio ikigai


“È possibile apprendere da altri quale sia la verità o scoprirla da sé medesimi, oppure, se ciò è impossibile, accettare, fra i ragionamenti umani, quello migliore e meno facile da confutare”. Questa era la massima di vita indicata da Platone. La ritengo condivisibile e ad essa mi ispiro per le mie decisioni importanti. Se si è indecisi, se non si sa, bisogna avere l’umiltà e l’intelligenza di chiedere ad altri e di studiare, per trovare risposte utili e convincenti.
Negli ultimi mesi ho ascoltato quattro “amiche e amici”, ciascuna/o con diversa formazione culturale e diversa esperienza esistenziale. Da ciascuna/o ho appreso ed è stato molto gratificante.
Ritengo che ognuno di noi cerchi in sé stesso e al di fuori di sé le ragioni che rendano preziosa la vita o, più semplicemente, che cosa lo rende felice di alzarsi la mattina. I giapponesi hanno una parola suggestiva per questo concetto: “ikigai”. Ai miei interlocutori ho chiesto di spiegarmi o raccontarmi il loro ikigai.

Invecchiare imparando

Il primo amico, chiamiamolo Omega, è greco, ha un aspetto da antico filosofo, è molto misurato nel parlare, direi quasi riservato. Lui ritiene che la cosa più preziosa che abbiamo è la curiosità verso il sapere. Non importa l’età, non importano le condizioni economiche, ma “è bello e degno di lode ricercare la causa del principio delle cause” (Aristotele). Pertanto il suo modo di agire è ispirato a quello dei filosofi greci dell’età d’oro che disprezzavano il corpo, Socrate diceva ai suoi amici poco prima di morire: “Infiniti sono gli ostacoli che il corpo ci crea per il necessario sostentamento”.



Platone e Aristotele. Particolare della “Scuola di Atene” di Raffaello
(tratta da: https://it.wikipedia.org/wiki/Socrate)

Lo studio e la conoscenza dunque dovrebbero essere le occupazioni centrali della vita; Solone era convinto: “Invecchio imparando sempre nuove cose” e Petrarca conferma: “Altro diletto che ‘mparar non provo”. Un’ipotesi avversa la troviamo nell’Ecclesiaste: “Dov’è molta saggezza c’è molto affanno, e chi accresce la sua scienza accresce il suo dolore”. Penso quel passo si riferisca al fatto che le persone più semplici hanno minori complicazioni dai loro ragionamenti e sono più istintive e naturali. È vero, ma ritenere l’ignoranza un valore mi sembra una sciocchezza, anche visti gli effetti da essa provocati sulla nostra società di oggi, ma bisogna mettere tutto in conto.

La calma nel cuore e nella mente

La seconda amica, chiamiamola Ananda, ha gli occhi a mandorla e un dolce sorriso. Lei è molto presa dalle religioni orientali, pur non professandone una in particolare, preferisce agire secondo le indicazioni che le sembrano più soddisfacenti. La frase che mi ha sussurrato è tratta dalla Bhagavad Gita: “Colui che è calmo ed equilibrato, mai turbato durante il dolore e il piacere, egli soltanto conquista la consapevolezza della sua esistenza eterna”.



Arjuna sul cocchio condotto dal dio Krishna. Pittura del XVIII secolo
(tratta da https://it.wikipedia.org/wiki/Bhagavadg)


Lei crede pertanto che i due obiettivi che abbiamo su questa Terra siano quello di riuscire ad avere una calma consapevole nella mente e nel cuore e quello di ricercare Dio, poiché “il summum bonum della vita”, come diceva il grande guru Paramhana Yogananda, “è specialmente per chi lo ha trovato”.
Allora bisogna agire consapevolmente, rispettare gli altri e meditare con pieno coinvolgimento. “Nessuno sforzo sul sentiero che porta a Dio è mai perduto” dice il dio Krishna a Arjuna, l’eroe della Gita, un poema che racconta una battaglia di eserciti contrapposti come metafora del combattimento interiore che avviene in ciascuno di noi. Se riesce a raggiungere l’obiettivo, l’uomo potrà poi agire, come recita una nota poesia Zen “Sedendo quietamente, senza far nulla, /viene la primavera e l’erba cresce da sé”.

La fede e la vita eterna

La terza amica si potrebbe chiamare Chris ed è una donna matura, formata fin dall’infanzia in una famiglia convintamente religiosa. Da ragazza ha fatto parte dell’Azione Cattolica e poi ha avuto una bella esperienza di solidarietà e di impegno sociale con un Gruppo di Volontariato Vincenziano. Nella sua vita ha avuto dei momenti di dubbio, ma ricorda l’illuminazione, circa la risurrezione di Cristo, che ebbe leggendo le parole di Tertulliano “Certum est, quia impossibile est” (è certo ciò che è impossibile). Da allora la sua fede non ha più vacillato; con Sant’Agostino crede che “il mondo con la sua ordinatissima varietà e mutabilità e con la bellezza di tutti gli oggetti visibili proclama tacitamente di essere stato fatto da un Dio ineffabilmente grande”.
Lei mi dice con semplicità: se dobbiamo ringraziare Dio per la sua bontà gratuita di averci regalato la vita e Gesù Cristo per averci indicato la via dell’amore da seguire nel nostro tempo terreno, non dobbiamo far altro che comportarci degnamente in questo mondo, per guadagnare la vita eterna dopo il trapasso, quello è il grande obiettivo cui tendere.



Michelangelo Buonarroti: crocifisso della Basilica di Santo Spirito, Firenze
(tratta da: https://it.wikipedia.org/wiki/Crocifisso_di_Santo_Spirito)

Negli insegnamenti cristiani vi sono tanti aspetti positivi su cui è facile acconsentire. L’obiettivo finale di vivere nel mondo in funzione della vita eterna è sconcertante per chi si approccia al quotidiano in modo razionale. Bisogna credere in qualcosa che non si può sperimentare. Ma ricordiamo la scommessa di Pascal, lui non esitava a puntare su Dio e sulla prospettiva di “un’eternità di vita e di beatitudine”, anche perché la “ragione non patisce maggior offesa da una scelta piuttosto che dall’altra”.


Ragione, pessimismo e vita nel presente

Ronin ha vissuto appieno la sua vita, da quando era adolescente aveva scoperto gli illuministi e concordava sulla frase di Diderot “ogni deduzione che parta dai fatti o verità ben note è preferibile a un discorso che si fondi su mere ipotesi, anche se geniali”. Per cui mise da parte la fede, pur continuando a rispettare chi crede in maniera sincera e guardò con poco interesse a comportamenti che non fossero valutabili e funzionali a scelte razionali.
Poi l’incontro con Leopardi, con la sua Natura matrigna: “Quest’universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione” e con l’islandese: “A chi piace o a chi giova codesta infelicissima vita dell’universo?”. Un pessimismo lucido e sconsolato dettato dell’interpretazione disincantata della vita mondana, ma poco aiuta ad andare avanti.



Domenico Morelli: Ritratto di Giacomo Leopardi, 1842
https://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Leopardi


Allora ecco un programma razionale, ma fattibile; proviamo, mi dice, a seguire il consiglio di Rousseau: “La promessa di burrasche future, ci impedisce forse di godere dello splendido sole di oggi?”. Comunque sia il tempo e il morale, abbiamo una sola cosa ben chiara e ce la spiega l’Hagakure (il libro del Bushido scritto da un Samurai): “Esiste solo lo scopo del momento presente. (…) La vita dura solo un istante, occorre andare avanti facendo ciò che più ci piace.”
Il comportamento giusto, mi dice Ronin, è quello di concentrarsi sul presente, essere coscienti dei probabili periodi di infelicità, ma occorre lasciare da parte sia i pensieri tetri, sia le ambizioni metafisiche e “ridurre il più possibile le proprie pretese in rapporto ai propri mezzi”, secondo il suggerimento di Schopenhauer.

Conclusioni ?

Trovo del buono in ognuno dei ragionamenti, nessuno mi conquista del tutto. Penso che il mio slancio vitale (l’èlan vital di Bergson), l’energia interna per gli anni delle maturità, li troverò giorno dopo giorno. Dunque conclusioni non ce ne sono…



Autunno a Dublino (Foto Pietro Ragni)

 

La parola a chi ha letto

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Qual è il tuo ikigai?


Attendiamo il tuo contributo e lo riporteremo in modo anonimo (solo le iniziali e, se riportati, il genere e/o l’età) nel prossimo numero. Puoi scrivere una mail direttamente a Tutti Ventitrenta: redazione@tuttieuropaventitrenta.eu

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Primo tecnologo dell’ISB-CNR, responsabile brevetti per il Dip. Agro-alimentare CNR e del monitoraggio radon presso la Camera dei deputati. Presidente di Erfap Lazio. Direttore del Consorzio universitario INBB; autore di numerosi articoli e libri scientifici, articoli di divulgazione e un brevetto. Cofondatore di dieci spin off in Bio-scienze. Esperto di valutazione e gestione progetti europei.

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