Un’asimmetria evidente ispira il diverso stigma internazionale che reitera la messa al bando di alcuni dei Paesi che contribuiscono alle 59 guerre attuali del mondo globalizzato. Il politicamente corretto asseconda questa schizofrenia ma anche una spiccata ipocrisia filoatlantica. Due pesi e tre o quattro misure. Come è possibile confrontare l’intangibile partecipazione degli sportivi israeliani a tutte le maggiori manifestazioni/evento dello sport mondiale se paragonata alla severa messa al bando del movimento russo? Nel basket si è permesso alle squadre di Tel Aviv (Maccabi e Hapoel) di andare a giocare nell’Europa dell’Est pur di garantirle la partecipazione al principale evento di club. Una sensibilità che valuta inclusione/esclusione con il metro della Nato, di Trump e del Cio in un asse occidentale che spinge la Russia verso l’Asia più che verso l’Europa.
Ci si immaginava che la recrudescenza della censura a priori fosse stata superata dopo il primo scandalo della cancellazione delle conferenze di Paolo Nori su Dostoevskij alla Bicocca di Milano e l’esibizione della cantante Netrebko alla Scala di Milano. Ma poi l’esulcerante spirito abrogazionista si è di nuovo manifestato verso l’eccellente direttore d’orchestra Gergiev e, più recentemente verso l’étoile Zakharova. Una ballerina agit prop di un’ideologia? Follia senza rimedio. Ma davvero si può pensare che l’arte russa sia totalmente allineata a Putin e, più in generale, che 144 milioni di suoi connazionali possano essere giudicati colpevoli di un conflitto piovuto loro tra capo e collo?
Con un salto quantico nella storia allora avremo dovuto immaginare che l’Italia di Mussolini, quella del velleitario imperialismo coloniale, prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, avrebbe dovuto scontare quel “peccato mortale” con la censura verso chi poi ha riscosso il Premio Nobel. Pirandello e Fermi, tanto per fare due nomi avrebbero dovuto essere neutralizzati ed esclusi dai riconoscimenti internazionali ricevuti? Ma il caso maggiore è quello della Biennale di Venezia con un contrasto tutto interno alla cosiddetta intellighenzia di destra. Ennesima fonte di scandalo l’attribuzione di un padiglione ufficiale per l’evento alla Russia. Fatto scontato per Buttafuoco, contrastato dal Ministro della cultura Giuli. Senza considerare che il Padiglione è di proprietà della Russia e che la partecipazione sembrava degna di un’ordinaria amministrazione. Si è opinato che sarebbe stata più degna inclusione la rappresentanza dell’arte dissidente russa come se l’istituzione italiana potesse avere il potere ma soprattutto la capacità di attribuire valore all’inconosciuto. Con quale capacità e quale valutazione di merito? Nello sport la Russia è assente da tempo da tutto. Ma non dalle Paralimpiadi. Le prime medaglie conquistate da atleti russi nei Giochi invernali di Milano Cortina 2026 sono state peraltro accolte dagli applausi del pubblico presente e non da contestazioni se non dal soluto dissonante grillo eternamente parlante, l’Onorevole Picierno del Partito Democratico, una per cui l’etichetta di sinistra suona come uno stridente ossimoro.
Le contraddizioni sono comunque all’ordine del giorno. Il tennista professionista Medveded ha continuato in questi anni onorare il circuito internazionale come se nulla fosse. Dunque, quale la ratio delle messe al bando. Nel mondo dei dottor Stranamore può capitare che Trump bombardi l’Iran e poi rachidea l’intatta partecipazione della sua nazionale di calcio ai mondiali di calcio.
