
Una volta nella vita bisogna proprio farlo. Dormire in una YURTA in mezzo al deserto dell’Asia Centrale. Ma prima di raccontarvi questa storia è necessario contestualizzare. Dentro l’ Uzbekistan, nella parte settentrionale della piana di Corasmia (Khorezm) si trova una repubblica autonoma divisa in quattordici Distretti che si estende per circa 166.600 km². È la Repubblica autonoma del Karakalpakstan, regione che ha vissuto un periodo di prosperità negli anni sessanta e settanta grazie all’irrigazione estensiva che utilizzava le acque canalizzate di due fiumi, l’Amu Darya (l’antico Oxus attraversato da Alessandro Magno), il fiume più lungo dell’Asia centrale, e del Syr Darya, per la coltivazione intensiva del cotone e che il prosciugamento del Lago Aral ha reso ora una delle regioni più povere dell’Uzbekistan. L’esistenza del Khorezm era sconosciuta in Europa fino al XVI secolo, quando venne citato da alcuni coraggiosi viaggiatori, e della sua storia sappiamo che il Karakalpakstan fu ceduto all’Impero russo dal Khanato di Khiva nel 1873, divenne parte dell’Uzbekistan nel 1936 come Repubblica Socialista Sovietica Autonoma Karakalpaka, rimanendo inglobata nel territorio Uzbeko dopo il 1991. I karakalpakhi, “gli uomini dal cappello nero” sono sempre stati tradizionalmente pastori nomadi e pescatori, ma l’ attuale popolazione, che conta più di 1.500.000 anime, vive ora di un’economia legata prevalentemente alla coltivazione del cotone e del riso, anche se la regione dispone peraltro di discrete risorse naturali, in particolar modo di tipo minerario : rame, argento, ma soprattutto oro e uranio, localizzati prevalentemente nella zona desertica del Kyzylkum ”sabbia rossa”.

Negli anni Novanta sono stati inoltre scoperti giacimenti di gas che non sono ancora stati completamente esplorati. L’intera zona subisce i pesanti danni del cambiamento climatico in atto nella Regione dovuti al disastroso problema ecologico del prosciugamento del Lago Aral a seguito, come dicevo, dei giganteschi programmi di irrigazione iniziati negli anni ’50, che, deviando i due fiumi che lo alimentavano hanno causato la perita del 93 per cento del suo bacino idrico. Pochi sanno inoltre che nel lago Aral c’era un’isola: Vozrozhdenie (Resurrection Island) dove si trovava una struttura militare sovietica che è stata utilizzata come sito segreto per testare armi biologiche, chimiche e nucleari tra il 1948 e il 1992. A causa del ritiro del livello delle acque l’sola non esiste più, ed anche l’infrastruttura sovietica è stata smantellata. Ma Il vento salato trasporta continuamente materiali nocivi sollevati dal fondo prosciugato, che si è dimostrato estremamente resistente alla rivegetazione. Grandi tempeste di polvere e sabbia diffondono regolarmente i sali tossici e i pesticidi depositati sull’ex fondo del lago in tutta la regione, causando malattie respiratorie con gravi impatti negativi non solo sulla salute umana ma anche sull’agricoltura.

Per non parlare del conseguente cambiamento delle temperature medie stagionali che si sta rivelando pericolosamente patogeno per la popolazione. Appena dopo la sua elezione nel 2016 l’attuale Presidente Shavkat Mirziyoyev, dichiarando che il turismo sarebbe stata una delle sue priorità, ha dato un nuovo impulso alla promozione non solo delle note città ma anche delle altre zone del Paese, tra cui il Karakalpakstan. Dal 2023 si stanno promuovendo ulteriori sforzi di sviluppo e conservazione soprattutto nell’area del Lago Aral, cercando di recuperare gli ecosistemi degradati e di preservarne il patrimonio naturale, sostenendo gli investimenti nelle infrastrutture turistiche della regione (con la ricostruzione anche dell’eliporto) e nel 2024 si è tenuto un convegno informativo per tour operator e guide dell’Uzbekistan e del Karakalpakstan, organizzato dal Ministero dell’Ecologia e dal Comitato per il Turismo del Karakalpakstan, per presentare ai partecipanti le caratteristiche uniche del territorio al fine della promozione di nuovi itinerari turistici. Ma si trascura e si tace molto sul dover fare i conti col fatto che molte zone intorno al Lago Aral, oggi ridotto a non più che un laghetto, resteranno forse per sempre inabitabili a causa delle radioattività presente per gli esperimenti condotti durante la corsa alla bomba atomica negli anni della guerra fredda nel confinante Kazakistan dove furono eseguiti 456 test nucleari fino alla caduta dell’Unione Sovietica. (Anche se un rapporto del 2013 dichiara che USA, Russia e Kazakistan congiuntamente hanno provveduto ad eseguire una sofisticata bonifica durata 14 anni con un investimento di 150 milioni di dollari per seppellire con cementi speciali i tunnel contenenti le scorie radioattive di uranio e plutonio, e anche se ora a Kurchatov è stata eretta una stele con iscrizione in tre lingue che recita “ Il mondo ora è più sicuro”, mi pare che sia tra gli ultimi pensieri di quei governi minimizzare che il territorio resterà per secoli fortemente contaminato).

Ma nell’antichità questo territorio era una fiorente e strategica area agricola e lo dimostrano le oltre 50 fortezze Khorezm che furono costruite in questa zona, molte delle quali risalenti al periodo dal 500 a.C. al 500 d.C. La concentrazione di siti archeologici in Karakalpakstan è probabilmente maggiore che in qualsiasi altro posto dell’Asia Centrale. Con ancora negli occhi le incredibili mura di Khiva, dopo aver percorso circa 100 km e attraversando deserto del Kyzylkum (il deserto “delle sabbie rosse”) si incontra la Fortezza di Toprak Kala (la Fortezza di sabbia) sito scoperto nel 1938 dall’eccezionale archeologo ed etnografo russo Sergei Pavlovich Tolstov. Passeggiando tra le sue rovine si può immaginare una grande città circondata da un imponente muro difensivo e torri quadrate con un magnifico castello, nucleo della città e residenza dei re Khorezmian del II-III secolo d.C. Il suo territorio comprendeva 10 quartieri con circa 200 edifici commerciali e residenziali. Gli scavi del castello di Toprak Kala, durati con varie interruzioni dal 1940 al 1994, fecero scalpore per la quantità dei materiali ritrovati, utensili vari, gioielli, sculture (una delle più famose è la Statua del Sacerdote), dipinti murali, monete e persino antichi testi Khorezmiani.
La sua storia copre un periodo dal I al V secolo d.C. e si può quasi sicuramente ipotizzare che Toprak Kala, con una progettazione così strutturata e per la quantità di preziosi manufatti, fosse nel III secolo la città capitale dell’antico Khorezm. Soltanto a 20 km di distanza sorge imponente su una collina circondata da dirupi la Fortezza di Ayaz Kala (la Fortezza del vento). E’ costituita da una cinta muraria di grandi dimensioni (182×152 m) costruita in mattoni di fango. La struttura presenta una forma quadrangolare con le mura orientate verso i punti cardinali e lungo tutto il suo perimetro corre un corridoio largo 2,5 m. senza aperture e feritoie. Nella sua parte interna non sono state trovate tracce né di costruzioni né di fondamenta di altri edifici. Gli insignificanti frammenti di ceramica hanno però permesso agli studiosi di datare Il periodo di costruzione definendone l’appartenenza al IV-III sec. а.C. La salita alla Fortezza del vento è ardua ma gratificante. Quando finalmente si raggiunge la posizione dominante ci si può rivolgere al deserto da una inusuale prospettiva e ci appare sconvolgente nella sua ripetitiva arida austerità e bellezza, e ci sente avvolti da uno strano senso di libertà.

Dopo la conquista mongola le Fortezze Khorezm sono state abbandonate e da allora i forti venti e il sole cocente del deserto del Kyzylkum hanno fatto il resto, ma finora hanno resistito fiere. Non hanno ceduto alle offese climatiche, ma non so quanto resisteranno al turismo… Visitare questi siti è comunque decisamente emozionante, e fantastica l’esperienza di passare una notte alla base della collina di Ayaz Kala dove sorge Ayaz-Qala Yurt Camp, gestito da una signora karakalpakhistana dal temperamento affabile ma molto deciso e dotata di una praticità ed efficienza incredibili.
La dura vita del deserto sicuramente non lascia molti margini alle smancerie e alle delicatezze. Ma l’ambiente è molto coinvolgente : la cena nella Yurta ristorante, seduti su caldi tappeti assaporando i piatti tipici della cucina tradizionale uzbeka, e i canti e balli tradizionali che seguono per passare la serata fissano ricordi indelebili. E la notte dormire in Yurta è emozionante : al suo interno ci si sente avvolti dalla protezione dei feltri di pura lana di pecora e dai tappeti che creano l’ isolamento termico necessario a riparare dal vento e dal rigido clima notturno. E dopo aver chiuso la pesante porta di legno rosso si ha la sensazione di percepire il silenzio del deserto come qualcosa che si può quasi toccare. E con nel cuore gli splendidi colori del tramonto che virano dall’ocra al viola non si può resistere ad una breve (fredda) passeggiata per cogliere appieno l’atmosfera ai margini delle tradizionali costruzioni dei nomadi, cercando le stelle nel cuore della notte… La magia del deserto è Impagabile.


