Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    13 Aprile 2026 - lunedì
    Facebook Instagram YouTube
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
      • La voce di Bruges
      • Lettere da Strasburgo
      • Finestra sulla Francia
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione internazionale
      • Finestra sul Brasile
      • Storia e controstoria
      • Un mondo da raccontare
      • Una finestra sul mondo
    • Società
      • Categorie
        • Società
        • Attualità
        • Industria
        • Lavoro
      • Categorie
        • Ricerca e innovazione
        • Pubblica amministrazione
        • Sanità
        • Sport
      • Categorie
        • Terzo settore
        • Controvento
        • Dolenti note
        • Servant Leadership
      • Categorie
        • Stroncature
        • TUTTI per Roma
        • Uomini e capre
        • Racconti dalle strade del mondo
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • Eccellenze artigiane
      • Lanterne sulle città
      • Passione architettura
      • TUTTI a tavola
      • TUTTI al cinema
      • Endecasillabo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Speciale 7 marzo 2025»Il prezzo della sconfitta
    Speciale 7 marzo 2025

    Il prezzo della sconfitta

    Marina SorinaDi Marina SorinaMarzo 7, 20250 VisualizzazioniTempo lettura 9 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    C’è una strana locandina nel mio archivio, che risale alla primavera del 2022. Avevo attaccato questa immagine così semplice nella bacheca di un sindacato amico, a cui siamo grati per l’aiuto tempestivo. Lo scopo era semplice: raccogliere le offerte per l’associazione “Malve di Ucraina”. Il nostro slogan logico e lineare, che ci sembrava giusto e condivisibile era: “La guerra mette fine alla pace. La vittoria mette fine alla guerra. Siamo uniti per la nostra e vostra libertà”.

    La locandina per l'associazione Malve in Ucraina
    La locandina per l’associazione Malve in Ucraina

    Con grande sorpresa abbiamo scoperto qualche giorno dopo, che qualcuno ha voluto sostituire la parola “vittoria” con… “pace”. Come mai la nostra versione risultava urticante? Forse perché la vittoria traccia il distinguo fra l’aggredito e l’aggressore, richiede un giudizio morale, una netta presa di posizione e uno sforzo concreto e tangibile per raggiungerla.

    Ho dovuto ribadire, scrivendo sul malcapitato volantino ciò che è un assioma, non un’ipotesi: quando la pace è violata, la parte che ha infranto la stabilità aggredisce, la parte lesa si difende. La guerra è un processo dinamico che finisce con il prevalere di una delle parti. Se vince l’aggredito, si arriva alla pace giusta e duratura. Se vince l’aggressore, è solo una tregua temporanea prima del prossimo attacco. Sembra però, che nella mente degli occidentali la parola “vittoria” sia stata tabuizzata. Non si rendono conto che la “pace” è un concetto ambivalente che si cristallizza oltre il punto di biforcazione in cui una parte vince e l’altra perde.

    Non so se i miei commenti grafici siano stati sufficienti per chiarire le idee ai sindacalisti e lavoratori che passavano accanto a quella bacheca. Non so se siano stati sufficienti i tre anni successivi. Temo che ai più sfugga, che per l’Europa il prezzo della attuale guerra è molto più basso del prezzo della “pace” come la intendono attualmente nelle stanze che contano, Oltreoceano. Se si rendessero conto, cosa significa “il mondo russo”, capirebbero la meschinità e l’inconsistenza del loro desiderio di sacrificare l’Ucraina per risparmiare sulle bollette, argomentazione che ricorre spesso nei commenti delle persone comuni “stanche della guerra” che non hanno assaggiato nemmeno lontanamente. La “pace” in Ucraina, bramata dai pacifisti e dai preti, è concepita come un semplice ritorno al prima, un ripristino dello status quo precedente, al massimo macchiato di qualche lutto individuale.

    Invece non si tratterà di un ritorno alla bucolica stabilità del 2013. La resa farà tornare indietro nel tempo non di anni, ma di secoli, non solo l’Ucraina, ma anche i paesi limitrofi, con il tempo. Dalla società moderna alla quale si protende l’Ucraina, cercando di aggregarsi alla Comunità Europea, saremo trascinati dalla Russia in una antichità stantia. La Russia ci propone un modello di società in cui contano i privilegi e non le leggi; lo stato si regge sulle conquiste coloniali sempre più estese e sul culto della personalità di un solo leader eterno; la politica è gestita dai clan dei privilegiati, senza considerare il popolo; le tecnologie sono uno strumento di oppressione e non di progresso; la società è incentrata sui valori “tradizionali” paternalisti funzionali al controllo e all’assoggettamento dell’individuo e tali da escludere ascensori sociali.

    La dimensione esistenziale della guerra russo-ucraina è l’espressione di un movimento anticoloniale nazionale. A partire dal 1991, l’Ucraina ha cercato di allontanarsi dall’Impero a passi felpati e in modo indolore, memore degli eventi sanguinari che hanno accompagnato il distacco di altri territori dal corpo marcescente dell’Urss. Ma gli imperi sono gabbie a senso unico: non lasciano andare via nessuno, tanto meno un pezzo così ghiotto come l’Ucraina.

    La sconfitta in questa guerra non è solo una questione del prezzo in vite umane, distruzioni e furti, danni ecologici e demografici, già pagato dal popolo ucraino. La resa ci sprofonda nell’abisso della dittatura che farà pagare cara agli ucraini la loro ribellione e agli europei il loro (mai abbastanza sollecito) aiuto.

    Anche se è emotivamente difficile mettere nero su bianco questa prospettiva, vi accenno a ciò che faranno i nemici dell’umanità nel caso la vittoria fosse loro. Troppo a lungo ci siamo girati dall’altra parte di fronte ai fatti spiacevoli. Credo sia giunto il momento di mettere da parte gli eufemismi e le reticenze e di affrontare il “worst-case scenario” che si prospetta.

    Le affermazioni successive si basano su ciò che fanno di solito i russi a casa loro e/o nei territori occupati, sia nel passato storico che negli anni recenti.

    1. Eliminazione fisica extra-giudiziaria delle persone anche minimamente coinvolte con il governo precedente, e non solo a livelli alti: insegnanti, preti, giornalisti, sindaci, deputati regionali e municipali, ovviamente i militari, i poliziotti, i veterani, per non parlare di intellettuali (scrittori, poeti, attori, cantanti), e le loro famiglie.
    2. Eliminazione o arresto degli uomini d’affari più in vista, a prescindere dalle loro simpatie politiche, allo scopo di espropriare i loro patrimoni (terre, fabbriche, immobili, banche, capitali ecc.) e dei piccoli imprenditori allo scopo di ritorsione e furto.
    3. Sostituzione della popolazione locale (ucraini e minoranze etniche attuali) con gli abitanti delle province russe interne e/o dei paesi dell’Asia centrale, i primi da premiare per la lealtà al regime, i secondi come manovalanza a basso costo.
    4. Cancellazione della lingua e cultura ucraina e sua sostituzione con la lingua e cultura russa nell’ambito di amministrazione, istruzione primaria, secondaria e superiore; allo scopo di omologazione e migliore assoggettamento della popolazione restante. Repressioni per l’uso dell’ucraino in privato.
    5. Come corollario del punto precedente, la chiusura dei musei di storia e d’arte; l’abbattimento dei monumenti nazionali; il cambio dei nomi di villaggi, strade e di altri toponimi; la distruzione delle biblioteche, case editrici e librerie ucraine, con l’eliminazione fisica dei libri da loro stampati e/o custoditi.
    6. Sfruttamento delle materie prime e delle risorse naturali a beneficio del paese dominante e a scapito del paese occupato, anche con l’aiuto di altri paesi dell’asse del male.
    7. Imposizione delle leggi del paese occupante, basate sui principi dittatoriali, intrisi di misoginia, omofobia, xenofobia, indifferenza verso l’ecologia ecc. Quindi applicazione arbitraria di queste leggi che sono state imposte e non votate dal popolo soggiogato.
    8. Fine di democrazia locale con la riduzione alla farsa delle elezioni pilotate, rinuncia a qualsiasi prospettiva di integrazione europea, atlantica o di altro genere, se non quella imposta dal governo occupante.
    9. Limitazione di tutte le libertà civiche, inclusa libertà di parola, di culto e di spostamento, cancellazione della parità dei diritti per le donne; permissivismo verso la violenza domestica e l’alcolismo, diffusione della delazione come strumento di controllo.
    10. Come conseguenza del punto 9, limitazione della libertà d’impresa, impoverimento delle imprese private e rafforzamento del settore statale con la relativa pauperizzazione della popolazione e arricchimento degli oligarchi, sempre a rischio di espropriazione e pertanto ligi finanziatori del regime.
    11. Militarizzazione dell’economia, con enormi spese militari e il minimo per l’educazione, le infrastrutture e la sanità pubblica, intese solo come attività supplementari allo sforzo bellico, con il conseguente degrado della società.
    12. “Dulcis in fundo”, coscrizione obbligatoria dei giovani ucraini e l’obbligo di servire nello stesso esercito che poco prima ha devastato la loro patria e ha ucciso i loro amici e familiari.

    L’unica conseguenza positiva di questo assetto è che i milioni di profughi ucraini che si trovano già in Europa e altri milioni che cercheranno di scappare se il loro paese dovese soccombere, resteranno nei paesi che li hanno ospitati per sempre; regalando la loro energia, intelligenza, bellezza e tenacia ad una società in via di invecchiamento. Sarò l’ultimo dono che l’Ucraina fara all’Europa.

    Le conseguenze negative, invece, non saranno episodiche e limitate nel tempo, bensì permanenti e irreversibili. Per spiegare meglio: dopo la prima purga, ce ne saranno altre, da rifare ogniqualvolta che i governanti avranno il sospetto che ci sia un dissenso, vero o immaginario e col passare del tempo di passionari ce ne saranno sempre di meno, in forza della selezione negativa. A quella società serviranno solo i combattenti ubbidienti. Lo sapete, a quale guerra si staranno preparando, dopo aver inghiottito terre e anime ucraine?

    Quella contro di voi, cari europei. Contro quei figli della democrazia, pacifici ed imbelli, amanti di soluzioni facili e veloci sulla pelle degli altri, compassionevoli quanto basta per sentirsi a posto con la coscienza. Mentre alcuni di voi si rifiutano di pagare i conti invece di abbassare i consumi, loro pensano come farvi pagare il conto molto più salato: un conto di sangue.

    In molti pensano ancora “non ci toccheranno perché non gli abbiamo fatto alcun torto”? Lo pensavano anche i moldavi, i ceceni, i georgiani e anche gli ucraini – sempre che il desiderio di gestirsi da soli non sia giudicato un “torto”. Perché ai russi non importa se li apprezzate o meno, se considerate grande o mediocre la loro cultura, se pregate o bestemmiate, se votate a destra o a sinistra o preferite andare sul lago invece di votare. In Ucraina hanno bombardato i civili nei palazzi di Mariupol, nelle ville di Bucha o nelle case contadine di Izium senza badare alla loro lingua, religione o orientamento politico.

    Loro vi odiano a prescindere. Perché siete ciò che siete: cittadini liberi, gentili, consapevoli, sensibili, pacifici, benestanti e sicuri di sé. Siete tutto ciò che loro non sono. Non vedono alcun nesso fra le virtù degli europei e il benessere da loro raggiunto, considerandolo un privilegio casuale ingiusto. Non avete fatto nulla di sbagliato, non li avete “provocati”, né “ammansiti”. Loro vi fraintendono, invidiano e disprezzano; in forza di questo risentimento vi vogliono morti o schiavi.

    Vi piace la scelta? È l’unica che vi lasciano. Gli ucraini hanno scelto di “sacrificare l’anima e corpo per la nostra libertà”, e lo ripetono ogni volta che cantano l’inno nazionale. Gli italiani, cosa sceglieranno? Combattere o arrendersi? Difendere o svendere? Intervenire o attendere? Svegliarsi o continuare a ignorare? …onore o ignominia? … libertà o ignavia? Attendo una vostra gentile risposta.

    guerra in Ucraina Italia pace Ucraina
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email
    Marina Sorina

    Nata a Kharkiv, in Ucraina, in Italia dal 1995, laureata e addottorata in letterature comparate presso l’Università di Verona. Dal 2012 lavora come guida turistica, traduttrice ed interprete. Dal 2014 fa parte di “Malve di Ucraina” aps, l’associazione che riunisce la comunità ucraina veronese. Autrice di due libri di narrativa e traduttrice della letteratura ucraina contemporanea.  Iscritta al partito Più Europa dal 2022, membro del direttivo Veronese. Iscritta alla Comunità Ebraica di Verona e al MFE di Valpolicella.

    Articoli correlati

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Lascia un commento Cancella risposta

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Ucraina, emerge lo scudo europeo contro il caro energia

    Marzo 20, 2022119

    Le armi spuntate dell’Europa per la pace a Gaza e in Ucraina

    Settembre 20, 202530

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 202624

    La guerra e la transizione verde: perchè l’Italia paga il conto di Trump

    Aprile 2, 202622
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Sviluppo sostenibile
    Tempo lettura 2 min.

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Di Nunzio IngiustoAprile 13, 202613

    La crisi energetica come effetto della guerra in Medio Oriente durerà ancora a lungo. E…

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026

    Giustizia minorile: punire invece di educare

    Aprile 13, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram YouTube
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • L’Associazione
    • I progetti della rete TUTTI
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • In Redazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?