
Il 9 e il 10 marzo sono tradizionalmente noti in Ucraina come Giorni shevchenkiani, in quanto segnano i rispettivi anniversari della nascita e della morte del poeta. Taras Shevchenko è una figura chiave della letteratura ucraina. Nato in una famiglia di servi della gleba, aveva una grande sete di conoscenza e lo spirito creativo. Grazie alla sua tenacia, riuscì a dimostrare di meritare una vita migliore, diventando un uomo libero, un artista eccezionale e un poeta di spicco della letteratura ucraina. In questa selezione, vorrei proporvi alcune poesie che appartengono ai periodi diversi dell’operato del poeta, ma che sono sorprendentemente in sintonia con il presente ucraino e con i sentimenti degli ucraini di oggi. Tuttavia, la poesia di Shevchenko rimarrà sempre un punto di riferimento per il popolo ucraino.
PASSANO I GIORNI… di Taras Shevchenko
Passano i giorni e le notti,
L’estate è pronta per andar
Le foglie gialle, gli occhi spenti,
Dormono i sogni, dorme il cuor.
E tutto dorme, non capisco,
Se sono vivo o morente,
Perché non piango, non gioisco,
Passo i miei giorni inutilmente…
Dio, qual è la mia sorte?
Tu sai sempre tutto,
Non vuoi darmi quella buona,
Dammi quella brutta!
Non dormire, camminando,
Col cuor tramortito
E non tribolare al mondo
Da tronco marcito.
Dai la vita, vita piena
Per amar la gente,
E sennò… bruciare il mondo,
Maledir il presente.
È terribile morire
Chiuso, incatenato
Ma il peggio – è dormire,
Non sprecare il fiato.
Per sempre addormentarsi,
Non lasciar le orme
Niente, nulla è lo stesso
Vivo sei o morto!
Dio, qual è la mia sorte?
Tu sai sempre tutto,
Non vuoi darmi quella buona
Dammi quella brutta!
La poesia «Passano i giorni e le notti…» fu scritta da Shevchenko quando lui tornò in Ucraina dopo una lunga assenza e vide lo stato deplorevole del suo popolo. Forse è proprio a causa delle nuove sofferenze che il popolo ucraino sta vivendo ora che questa poesia trova una risposta vivace nel cuore della gente.
AL OSNOVIANENKO… di Taras Shevchenko
Il nemico sta ridendo …
Ridi, gran rivale!
Ma non troppo, tutto muore –
La gloria non scompare;
Non decade, ma racconta
Il Mondo, come vedi
La verità dov’è, dov’è il torto,
Di chi siamo gli eredi…
Il nostro credo, il nostro canto
Non va in rovina…
Qui, la gente, c’è la gloria
Gloria d’Ucraina!
Senza l’oro o le gemme,
I giri di parole
Ma pulita, come il vero
Verbo del Signore.
La poesia «Al Osnovianenko» appartiene al periodo delle prime opere del poeta. È una poesia di appello al suo amico di penna più anziano, che lo esorta a continuare descrivere le gloriose tradizioni del popolo ucraino. Anche se il contenuto della poesia si riferisce al passato cosacco, l’autore sembra parlare a noi attraverso i secoli. Avverte il nemico di non gioire troppo presto e rassicura il suo popolo che alla fine la verità prevarrà e la gloriosa nazione sopravviverà.
IL TESTAMENTO di Taras Shevchenko
Quando morirò, datemi
L’ultima dimora
Nell’amata Ucraina
Che porto nel cuore.
Resterò accanto ai campi,
Alle vecchie colline,
Lì Dnipro ruggisce forte,
Le steppe senza fine.
Quando i fiumi d’Ucraina
Porteranno nel mare
Sangue del nemico… allora
Quei campi e i monti –
Abbandono, mi unisco
Al nostro Signore
A pregare. Ma finora
Respingo il Signore.
Datemi la sepoltura,
Spezzate le catene
Per la libertà sognata
Rizzate le schiene.
E nella famiglia nuova
Unita, liberata
Con parole semplici
Mi commemorerete.
«Il testamento» è una delle poesie più riconoscibili ed iconiche di Shevchenko. Scritta in un momento di debolezza (il poeta era malato di polmonite, una malattia molto grave all’epoca), la poesia si è rivelata un messaggio estremamente forte per i discendenti, una sorta di programma d’azione per le generazioni future. «Il Testamento» è stato tradotto in più di 150 lingue.
