Recentemente i media internazionali hanno dato ampio risalto alle ultime grandi ondate di attacchi contro la capitale ucraina. È piuttosto sorprendente osservare come, al quinto anno di guerra, Mosca riesca ancora a imporre la narrativa secondo cui tali attacchi sarebbero una «risposta» o una «rappresaglia» per presunti attacchi delle Forze Armate ucraine contro obiettivi civili in Russia. In realtà, da tempo è evidente che la Russia ci bombarda indipendentemente da ciò che fa l’Ucraina. Semplicemente perché può farlo e perché le viene consentito farlo. Non si tratta di una «risposta» né di una «vendetta», ma di una politica sistematica e di una linea strategica ben definita; il Cremlino cerca soltanto, di tanto in tanto, un pretesto per giustificarla.

Un missile russo ha colpito un edificio residenziale.
Kyiv, 14 maggio 2026. Foto: Servizio Statale d’Emergenza dell’Ucraina (DSNS), Wikipedia.

L’intensificazione del terrore aereo è legata al fatto che, sul campo di battaglia reale, le cose non stanno andando particolarmente bene per la Federazione Russa. «Open data on Russia’s battlefield performance indicates that the character of the war is shifting in favor of Ukrainian forces, at least for now», scrive l’ISW.

Pur continuando a minacciare attacchi contro i cosiddetti «centri decisionali» e contro le strutture di comando militare, la Russia prosegue con successo la sua guerra soltanto contro le infrastrutture civili e la popolazione civile dell’Ucraina. Tra gli «obiettivi colpiti con successo» durante uno degli ultimi attacchi contro la capitale figurano, per esempio:

– il Museo Nazionale «Čornobyl’»;

– il Museo Nazionale d’Arte dell’Ucraina;

– il centro commerciale «Kvadrat» e il mercato alimentare di Luk’janivka;

– edifici scolastici;

– un dormitorio di due piani con 74 appartamenti (nessuno degli appartamenti è rimasto intatto);

– il Teatro dell’Opera e la Filarmonica.

Hanno inoltre subito danni, seppur più limitati, la facciata del Ministero degli Affari Esteri, l’edificio del Servizio Fiscale Statale, la sede regionale dei servizi di soccorso e alcuni uffici di Ukrposhta.

Il Museo di Čornobyl’ distrutto.
Kyiv, 24.05.2026.
Foto: Iryna Medved.

Il temibile «Orešnik» [missile balistico russo a medio raggio] ha colpito un complesso di garage nella piccola città di Bila Cerkva ed è inoltre precipitato nei pressi di Donec’k, in un territorio già occupato dalla Russia.

Nel tentativo di giustificare la scelta piuttosto singolare degli obiettivi colpiti con quella che viene presentata come la sua arma più potente, Vladimir Putin ha definito l’episodio un «test». Ha infatti ammesso pubblicamente che i militari russi hanno lanciato un missile Orešnik contro il territorio della cosiddetta «DNR», che ufficialmente considerano parte della Federazione Russa, semplicemente per «vedere come funziona» (!).

Nel corso della riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, convocata per discutere le conseguenze del massiccio attacco aereo russo contro Kyiv e altre città ucraine nella notte del 24 maggio , il Rappresentante Permanente dell’Ucraina Andrii Melnyk ha richiamato l’attenzione sull’assurdo prezzo che Putin ha pagato anche per una sola operazione di questo tipo.

Nel suo intervento ha sottolineato che il solo costo delle armi impiegate durante l’attacco durato sette ore nella notte del 24 maggio 2026 (secondo stime basate su fonti aperte) ammonta a circa 360 milioni di dollari (!). Una somma del genere avrebbe potuto finanziare la costruzione di 35 scuole moderne in Russia oppure di 12 ospedali completamente attrezzati, ha dichiarato Melnyk.

Nei giorni scorsi il Presidente dell’Ucraina ha pubblicato una lettera aperta indirizzata al Presidente della Federazione Russa.

La lettera, resa pubblica il 4 giugno 2026, contiene la proposta di un incontro personale tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin in un Paese neutrale (Svizzera, Turchia o uno degli Stati arabi), nonché la proposta di un cessate il fuoco totale per la durata dei negoziati.

«Non vedo alcun senso in un nostro incontro. L’obiettivo della parte ucraina è fermare la nostra offensiva, mentre a noi servono accordi», ha risposto Putin a Zelensky.

A Putin non servono accordi.

A Putin non serve la pace.

Non gli interessano le scuole e gli ospedali in Russia.

Non gli importa dei russi uccisi.

Continua a scegliere la guerra.

Vista dalla finestra del proprio appartamento.
Kyiv, 24.05.2026.
Foto: Iryna Žabčenko.

Questo significa che continueranno a fare ciò che riesce loro meglio: bombardare senza pietà le città ucraine e la popolazione civile.

Bombardare, sperando inutilmente che gli ucraini si arrendano.

Perché inutilmente? Traete voi stessi le conclusioni.

Di seguito riporto un estratto dalle ultime note di una ginecologa di turno in uno degli ospedali maternità di Kyiv.

«Ieri ero di turno.

Ero completamente priva di entusiasmo.

Perché si avvicinava la sera e, sullo sfondo delle minacce moscovite di colpire Kyiv e degli avvertimenti rivolti alle ambasciate, mi aspettavo che avrei dovuto lavorare non soltanto come medico ostetrico-ginecologo, ma contemporaneamente anche come psicologa e psichiatra.

Invece, durante la serata e la notte, mi sono ritrovata a partecipare a conversazioni straordinarie.

Una giovane coppia, all’inizio della gravidanza, mi chiedeva consiglio su quali vestitini fosse meglio acquistare per il bambino, visto che la nascita è prevista per ottobre.

La ginecologa-ostetrica Natalia Yaremchuk

Una donna che aveva appena subito un parto cesareo mi domandava quando sarebbe stato possibile programmare una seconda gravidanza, perché desidera che tra i suoi figli ci sia una piccola differenza d’età.

Le nostre infermiere discutevano animatamente su quale colore di carta da parati fosse più adatto a una piccola cucina.

E la nostra ausiliaria mi raccontava con entusiasmo che nel suo orto erano già comparsi i primi cetriolini e che, aspettando ancora un po’, me ne avrebbe portati in regalo.

Così adesso aspetto dei cetrioli freschi con il profumo della rugiada, ringrazio profondamente le Forze Armate dell’Ucraina per questa giornata e mi sento felice di essere ucraina.

Natalia Yaremchuk

Kyiv, 26 maggio 2026».

Autore

  • Università Economica Nazionale di Kyiv, Istituto Giuridico – 20 anni di esperienza nell’insegnamento, Vice Capo della Cattedra di Regolamentazione Giuridica dell’Economia (2004-2007)

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